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Dove vanno in vacanza i cinesi: le nuove mete dei turisti dipendono dalle relazioni di Pechino

(afp)
A tre anni dalla pandemia le destinazioni dei viaggiatori asiatici cambiano, anche per ragioni geopolitiche. Diminuiscono i voli verso gli Stati Uniti, aumentano quelli per Africa e Medio Oriente
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PECHINO - Dopo i tre anni di restrizioni e chiusure per il Covid, dove vogliono andare in vacanza i cinesi?

L'interesse per i viaggi di piacere è cresciuto, ma sono cambiate le destinazioni: sempre più persone sono interessate a visitare il Medio Oriente e il Nord Africa, mentre un numero molto minore vuole fare un viaggio in Nord America. Complici anche il mutato contesto geopolitico e le nuove relazioni economiche e politiche di Pechino.

Secondo un sondaggio di Morning Consult, quest’anno il 52% dei cinesi dichiara di essere interessato a fare un viaggio all'estero, un aumento di 24 punti percentuali rispetto all'anno scorso. Prima della pandemia, le destinazioni più gettonate erano quelle asiatiche, tra cui Thailandia, Gia…

PECHINO - Dopo i tre anni di restrizioni e chiusure per il Covid, dove vogliono andare in vacanza i cinesi?

L'interesse per i viaggi di piacere è cresciuto, ma sono cambiate le destinazioni: sempre più persone sono interessate a visitare il Medio Oriente e il Nord Africa, mentre un numero molto minore vuole fare un viaggio in Nord America. Complici anche il mutato contesto geopolitico e le nuove relazioni economiche e politiche di Pechino.

Secondo un sondaggio di Morning Consult, quest’anno il 52% dei cinesi dichiara di essere interessato a fare un viaggio all'estero, un aumento di 24 punti percentuali rispetto all'anno scorso. Prima della pandemia, le destinazioni più gettonate erano quelle asiatiche, tra cui Thailandia, Giappone e Vietnam, mentre gli Stati Uniti erano l'unica destinazione non asiatica tra le prime 10, notano i ricercatori.

“Il Medio Oriente e il Nord Africa stanno emergendo come mete privilegiate per i viaggiatori cinesi, aumentate rispettivamente di 8 e 11 punti percentuali”. Mentre il Nord America registra un calo di ben 18 punti rispetto all'anno scorso. Una delle spiegazioni, ricorda lo studio, è certamente logistica. "Mentre le rotte aeree da e verso la Cina sono generalmente in calo, i collegamenti con gli Stati Uniti sono stati ancora più lenti a riprendere.

Meno del 6% dei voli che operavano tra la Cina e gli Stati Uniti prima della pandemia sono ripresi, e hanno costi proibitivi per molti. Inoltre, le tempistiche per ottenere un visto per visitare sono lunghe, il che significa che molti turisti cinesi potrebbero dover aspettare mesi”. I voli tra la Cina e l’Egitto, al contrario, hanno superato i livelli pre-pandemia, mentre quelli tra la Cina e gli Emirati Arabi Uniti sono risaliti al 73%.

C’è un secondo fattore importante, però. Che è legato inestricabilmente al primo. Ed è quello geopolitico. "Quasi due cinesi su cinque hanno dichiarato che le cattive relazioni tra la Cina e un Paese straniero sono un motivo sempre più determinante per evitare di visitarlo”, continua lo studio. I rapporti turbolenti tra Washington e Pechino degli ultimi tempi non aiutano.

L’offensiva del presidente Xi Jinping verso il Sud globale alla ricerca di nuovi alleati - accentuata in questi mesi di guerra in Ucraina - abbinata ad una copertura martellante dei media statali, e ai programmi legati alla Via della Seta ha contribuito a far emergere nuove destinazioni per i turisti cinesi.

E una diversa attitudine in quei Paesi che i turisti cinesi li accolgono. “La Cina ha una presenza crescente nei cuori e nelle menti degli arabi”, era il titolo di un report di qualche settimana fa pubblicato dal Wilson Centre.

“Sia le generazioni più giovani che quelle più anziane della regione sono molto più esposte alla Cina, alla sua potenza economica e mediatica”. Negli ultimi dieci anni la cooperazione economica e commerciale Cina-Paesi arabi ha raggiunto i 330 miliardi di dollari. L'Arabia Saudita è al primo posto: il regno è il principale fornitore di petrolio greggio della Cina. A marzo la Cina ha mediato il ripristino dei legami diplomatici tra Arabia Saudita e Iran e sta incrementando i legami economici e gli investimenti nella regione.

Secondo un altro studio condotto da TrendLens, oltre il 20% dei milionari cinesi prevede di visitare il Golfo Persico nei prossimi 12 mesi, il che indica che l'Europa potrebbe perdere la sua corona di prima destinazione.

Frutto di campagne governative e pubblicitarie mirate. Ad esempio, a marzo di quest'anno Dubai ha esteso la politica di esenzione dal visto ai visitatori cinesi. Il Gruppo Trip.com, la più grande agenzia di viaggi online in Cina, ha inoltre recentemente siglato un accordo con Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi per promuovere queste destinazioni.

A gennaio, quando l’allora ministro degli Esteri cinese Qin Gang andò in visita al Cairo, in cima all'ordine del giorno c'era la questione di come attirare i turisti cinesi nella nazione nordafricana. Qin ne discusse direttamente con il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi. Egitto, Kenya e Sudafrica sono stati scelti per essere i primi paesi del continente a riaprire ai turisti cinesi dopo i tre anni di Covid.

L'influenza della Cina in Africa è cresciuta rapidamente negli ultimi due decenni. Con molte nazioni, proprio come il Kenya, che ora vedono le loro finanze messe a dura prova dal crescente del debito estero, in gran parte dovuto alla Cina. Tra il 2000 e il 2020, la Cina ha impegnato quasi 160 miliardi di dollari in prestiti ai Paesi africani, gran parte dei quali per progetti infrastrutturali.

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