L’India continua a puntare alla Luna. Partita la missione Chandrayaan-3
di Matteo MariniL’India riprende la sua corsa verso la Luna per ricavarsi un posto tra le grandi potenze spaziali. Chandrayaan-3, nuovo tentativo (il secondo) per posarsi senza danni sulla superficie, è la missione decollata dal centro spaziale Satish Dhawan alle 11.05 ora italiana e ha iniziato la sua crociera che la porterà a scendere il 23 agosto sul nostro satellite naturale.
Se riuscisse, sarebbe il quarto Paese a effettuare un allunaggio “morbido”, dopo Usa, Russia e Cina. E soprattutto dopo i disastri israeliano e giapponese, e l’insuccesso di Chandrayaan-2, condannata nel 2019, a schiantarsi a causa di un errore nel software di discesa.
A riprova che se “to go to the Moon is hard”, quando Kennedy pronunciò il suo celebre discorso del 1961, lo è ancora, soprattutto per chi non ha esperienza di sbarchi interplanetari e ne vuole acquisire, in fretta.
Come per Chandrayaan-2, anche questa volta ci saranno un lander, una piattaforma pesante oltre 1.700 chili che entrerà in orbita lunare assiem…
L’India riprende la sua corsa verso la Luna per ricavarsi un posto tra le grandi potenze spaziali. Chandrayaan-3, nuovo tentativo (il secondo) per posarsi senza danni sulla superficie, è la missione decollata dal centro spaziale Satish Dhawan alle 11.05 ora italiana e ha iniziato la sua crociera che la porterà a scendere il 23 agosto sul nostro satellite naturale.
Se riuscisse, sarebbe il quarto Paese a effettuare un allunaggio “morbido”, dopo Usa, Russia e Cina. E soprattutto dopo i disastri israeliano e giapponese, e l’insuccesso di Chandrayaan-2, condannata nel 2019, a schiantarsi a causa di un errore nel software di discesa.
A riprova che se “to go to the Moon is hard”, quando Kennedy pronunciò il suo celebre discorso del 1961, lo è ancora, soprattutto per chi non ha esperienza di sbarchi interplanetari e ne vuole acquisire, in fretta.
Come per Chandrayaan-2, anche questa volta ci saranno un lander, una piattaforma pesante oltre 1.700 chili che entrerà in orbita lunare assieme al modulo propulsore, per staccarsi al momento giusto e iniziare la sua discesa verso la superficie. Il 23 agosto si poserà con le sue sottili zampe sulla polvere del sito scelto, un’area nell’emisfero meridionale costellata di grandi crateri e segni di impatti minori.
Una volta arrivato, farà “scendere” un piccolo rover, da 25 chili, per esplorare il suolo circostante. Per due settimane con i loro strumenti prenderanno misure scientifiche su radiazioni, raggi cosmici e movimenti sismici, ci sarà anche un prisma per riflettere i raggi laser inviati dalla Terra. Al modulo di propulsione, che resterà in orbita lunare come satellite i un’orbita ellittica molto allungata, il compito di guardare verso il nostro Pianeta come se fosse un alieno, in cerca di forme di vita.
Gli Artemis accords, con gli americani
Giusto il 22 giugno, il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha incontrato il presidente Joe Biden a Washington, per stringere accordi “dal mare alle stelle”, come si legge nel comunicato congiunto. Si tratta di intese principalmente tecnologiche, tra i primi capitoli c’è proprio la cooperazione spaziale, con la promessa di andare a braccetto per l’addestramento degli astronauti indiani da inviare sulla Stazione spaziale internazionale e per la space economy.
Si parla di cybersicurezza e quantum technology, Difesa e approvvigionamento di materie prime rare. Modi, durante la visita, ha anche firmato gli Artemis accords, il patto informale proposto dalla Nasa e firmato da 27 Paesi (inclusa l’Italia) per condurre un’esplorazione pacifica della Luna, senza conflitti, soprattutto nell’accaparrarsi le risorse da sfruttare (ghiaccio, terre rare ed elio-3, per la fusione nucleare). Tra le firme, ovviamente, quelle di Xi e Putin non compaiono.
Al di là della ricerca scientifica sulla Luna, posizionarsi in scia ad americani, russi e cinesi, è dunque l’obiettivo principale dell’India, la cui statura spaziale è cresciuta e sta crescendo con grande rapidità (nel 2013 ha lanciato con un proprio razzo un satellite che ora orbita attorno a Marte, il razzo che oggi ha spinto Chandrayaan-3 presto sarà usato per il trasporto astronauti).
Da un punto di vista strategico e di prestigio, perché l’esercizio muscolare, anche (e per fortuna) solo diretta all’esplorazione, dagli anni ‘60 è una prova di forza geopolitica. È per questo motivo che New Delhi, nel 2019, ha disintegrato con un missile uno dei propri satelliti, ormai non più operativo, in orbita terrestre. Per dimostrare di poterlo fare, in un’esibizione di potenza mostrata a India e Pakistan, due vicini con cui i rapporti non sono proprio cordiali, soprattutto con i secondi. E tutte e tre possono armare i propri razzi con testate nucleari.
E se le tensioni si sono allentate dopo la fine della Guerra fredda, con l’ascesa della Cina nello spazio che conta e poi con la guerra in Ucraina, i blocchi occidentale e orientale sono tornati a spaccare il mondo. Ora è Pechino che guida la nuova corsa alla Luna, con la Russia al traino. Gli Artemis accords non sono una legge vincolante, ma l’India potrebbe aver deciso da che parte stare.