Russia, epurazioni ai vertici della difesa: spariti dai radar Surovikin e Mizintsev
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA — Prima c’erano i “musicanti” di Wagner. Adesso ci sono i “gladiatori” di Spartacus. I nomi cambiano, la sostanza no: nell’esercito russo continuano i malumori. Ma dopo che la faida tra Evgenij Prigozhin e la Difesa è degenerata in un ammutinamento, le critiche non sono più tollerate. Il destino degli “inaffidabili”, per riesumare il gergo di zarista memoria, è segnato.
Come ha scoperto a sue spese il maggiore generale Ivan “Spartacus” Popov, comandante della 58a armata nella regione di Zaporizhzhia. Aveva osato lamentarsi della mancanza di controbatteria: è stato sospeso dalle sue funzioni da Valerij Gerasimov, capo di stato maggiore e comandante delle operazioni in Ucraina. Ma stando al Wall Street Journal, sarebbero almeno 15 gli alti ufficiali sospesi o licenziati, mentre altri 13 sarebbero stati fermati e interrogati per poi essere, in alcuni casi, rilasciati.
Non ci sono conferme ufficiali. A Mosca non piace vedere i suoi panni sporchi lavati in pubblico. Popov, ad e…
MOSCA — Prima c’erano i “musicanti” di Wagner. Adesso ci sono i “gladiatori” di Spartacus. I nomi cambiano, la sostanza no: nell’esercito russo continuano i malumori. Ma dopo che la faida tra Evgenij Prigozhin e la Difesa è degenerata in un ammutinamento, le critiche non sono più tollerate. Il destino degli “inaffidabili”, per riesumare il gergo di zarista memoria, è segnato.
Come ha scoperto a sue spese il maggiore generale Ivan “Spartacus” Popov, comandante della 58a armata nella regione di Zaporizhzhia. Aveva osato lamentarsi della mancanza di controbatteria: è stato sospeso dalle sue funzioni da Valerij Gerasimov, capo di stato maggiore e comandante delle operazioni in Ucraina. Ma stando al Wall Street Journal, sarebbero almeno 15 gli alti ufficiali sospesi o licenziati, mentre altri 13 sarebbero stati fermati e interrogati per poi essere, in alcuni casi, rilasciati.
Non ci sono conferme ufficiali. A Mosca non piace vedere i suoi panni sporchi lavati in pubblico. Popov, ad esempio, aveva rivelato la sua rimozione in un messaggio audio destinato ai suoi “gladiatori” in una chat privata. A diffonderlo è stato il deputato Andrej Guruliov. Non uno a caso, ma un generale in pensione che ha guidato la 58a armata prima di Popov. Andrej Turchak, primo vicepresidente del Senato e capo del partito del Cremlino Russia Unita, non l’ha presa bene e lo ha accusato di aver trasformato un episodio minore in uno «show politico».
Non c’è da stupirsi perciò se su Sergej Surovikin continuino a rincorrersi voci. «Sta riposando. È in vacanza. Non è disponibile in questo momento», aveva risposto mercoledì un imbarazzato Andrej Kartapolov, generale in pensione a capo della Commissione Difesa della Camera bassa. Ieri il Wall Street Journal ha scritto che il “Generale Armageddon” a capo delle forze aerospaziali sarebbe trattenuto a Mosca perché «sapeva dei piani per l’insurrezione», benché non sia stato «coinvolto nell’ammutinamento».
Surovikin non sarebbe stato accusato di alcun crimine, né si troverebbe in un centro di detenzione. Sarebbe però sottoposto a ripetuti interrogatori, come scritto da Repubblica due settimane fa. E, come l’esperto di forze di sicurezza russe Andrej Soldatov intervistato dal nostro giornale, anche le fonti del Wsj non escludono che venga rilasciato.
Con lui sarebbe stato detenuto anche Mikhail Mizintsev, l’ex viceministro della Difesa soprannominato “macellaio di Mariupol” che a fine aprile era diventato vicecomandante di Wagner. Sarebbero invece stati fermati e successivamente rilasciati il vice di Surovikin, il colonnello generale Andrej Judin che la scorsa settimana è apparso a un vertice della Difesa, e il vice di Gerasimov, il tenente generale Vladimir Alekseev. La notte tra il 23 e 24 giugno, Alekseev, come Surovikin, aveva lanciato un appello a Wagner a fermarsi.
Peccato che la mattina dopo, quando Prigozhin aveva occupato il quartier generale del Distretto meridionale militare di Rostov-sul-Don, era stato ripreso con lui. «Vogliamo Valerij Gerasimov e il ministro della Difesa Sergej Shojgu», aveva detto Prigozhin. E Alekseev aveva risposto ridendo: «Prendeteli!». Adesso i suoi movimenti, scrive il Wsj, sarebbero limitati. La Difesa non commenta. Ma i blogger militari protestano. Temono che le voci di epurazioni, vere o presunte, possano intaccare il morale delle truppe proprio in un momento delicato come la controffensiva ucraina.