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Usa contro la Svizzera: “Aiuta gli oligarchi russi ad aggirare le sanzioni”

Il presidente svizzero, Ignazio Cassis, durante la Conferenza per la ricostruzione dell'Ucraina a Lugano

 
Il Governo di Berna respinge le accuse: “Applichiamo con rigore le norme internazionali sul riciclaggio”
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La posizione ambigua, condizionata dal suo statuto di Paese neutrale, assunta dalla Svizzera, all’indomani dell’aggressione russa all’Ucraina, continua a mantenerla in una posizione scomoda, di fronte all’alleanza anti-Putin.

In particolare di fronte agli Stati Uniti, i quali subodorano una sorta di doppio gioco, da parte di Berna. Che ha sì aderito alle sanzioni internazionali contro la Russia ma che, contemporaneamente, viene accusata di continuare ad avere un occhio di riguardo, nei confronti degli oligarchi, vicini al regime putiniano.

Fatto sta che, a fine marzo, il Dipartimento della Giustizia di Washington aveva aperto un’inchiesta, contro alcune banche elvetiche, accusate di aver “aiutato alcuni oligarchi russi ad aggirare le sanzioni finanziarie”. Inoltre, stando a Bloomberg, alcuni collaboratori di Ubs e di Credit Suisse, si troverebbero sotto la sorveglianza dei servizi di sicurezza statunitensi.

Quello che non convince l’amministrazione Biden è il fatto che, immedi…

La posizione ambigua, condizionata dal suo statuto di Paese neutrale, assunta dalla Svizzera, all’indomani dell’aggressione russa all’Ucraina, continua a mantenerla in una posizione scomoda, di fronte all’alleanza anti-Putin.

In particolare di fronte agli Stati Uniti, i quali subodorano una sorta di doppio gioco, da parte di Berna. Che ha sì aderito alle sanzioni internazionali contro la Russia ma che, contemporaneamente, viene accusata di continuare ad avere un occhio di riguardo, nei confronti degli oligarchi, vicini al regime putiniano.

Fatto sta che, a fine marzo, il Dipartimento della Giustizia di Washington aveva aperto un’inchiesta, contro alcune banche elvetiche, accusate di aver “aiutato alcuni oligarchi russi ad aggirare le sanzioni finanziarie”. Inoltre, stando a Bloomberg, alcuni collaboratori di Ubs e di Credit Suisse, si troverebbero sotto la sorveglianza dei servizi di sicurezza statunitensi.

Quello che non convince l’amministrazione Biden è il fatto che, immediatamente dopo l’attacco russo del 24 febbraio 2022 all’Ucraina, la Svizzera abbia bloccato solo 7,5 miliardi di franchi di capitali riconducibili a personalità vicine a Putin, mentre i patrimoni di uomini d’affari appartenenti alla nomenklatura dello “Zar”, depositati negli istituti bancari elvetici, ammonterebbero a 200 miliardi di franchi.

In aprile fu il G7 a mettere pressione a Berna, sullo stesso tema. In una lettera al Governo svizzero gli venne rimproverato di “non dare seguito in modo sufficiente alle sanzioni contro gli oligarchi”. Adesso, a muoversi, è la Commissione per la cooperazione e la sicurezza in Europa del Congresso USA, detta anche Commissione Helsinki, chiamata ad indagare sul ruolo della piazza finanziaria elvetica “nel riciclaggio del denaro degli oligarchi”.

Pure nel mirino della commissione, che si richiama agli accordi di Helsinki del 1975, che fu il primo tentativo di distensione tra Est ed Ovest durante la Guerra Fredda, la presenza in Svizzera “di capitali russi che consentirebbero a Mosca di proseguire la guerra e di mettere in pericolo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

Alla riunione della Commissione Helsinki, indetta per martedì 19 luglio a Washington, è stato invitato anche Mark Pieth, professore di Diritto penale all’Università di Basilea, per il quale, come scrive il quotidiano Blick di Zurigo “la Svizzera non coopera a livello internazionale”.

Il Governo di Berna, tuttavia, non ci sta a sedere sul banco degli accusati. “La Svizzera – ha replicato il portavoce del Dipartimento federale dell’economia, Markus Spörndli – applica con rigore le norme internazionali sul riciclaggio, come pure le sanzioni”. Ma è già certo che questa presa di posizioni non basti come rassicurazione e che, di conseguenza, la pressione internazionale sulla Confederazione aumenti. Considerata, anche, la sua indisponibilità, sempre nel nome della neutralità, a rifornire di materiale bellico l’Ucraina.

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