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Intervista esclusiva ai sabotatori russi: “La nostra lotta armata per rovesciare Putin”

Parlano i componenti di una cellula che in Russia compie attacchi contro le strutture militari. Perlopiù di estrema destra, dicono: “La protesta pacifica non è servita a nulla”
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KIEV –  Da almeno un anno sappiamo che in Russia ci sono cellule di dissidenti che hanno scelto la strada della lotta armata contro il governo del presidente Putin e sono sparpagliate in tutte le regioni. Di loro non si sa quasi nulla perché non fanno rivendicazioni e non concedono interviste, ma la loro esistenza è provata dalle notizie degli attacchi – molto artigianali e limitati – che continuano ad arrivare. È una lista di operazioni che si allunga ogni mese ed è possibile che sia soltanto una parte, perché i media di Stato tendono a non dare importanza a questi segni di dissenso interno.

Nell’ultimo anno almeno un centinaio di commissariati e centri di reclutamento è stato colpito con bottiglie incendiarie, ci sono stati roghi dolosi sospetti e anche bombe contro le linee ferroviarie che movimentano mezzi militari e soldati verso il fronte.

I dissidenti russi dietro a queste operazioni sanno di essere in assoluto svantaggio, perché le forze di sicurezza sono troppo…

KIEV –  Da almeno un anno sappiamo che in Russia ci sono cellule di dissidenti che hanno scelto la strada della lotta armata contro il governo del presidente Putin e sono sparpagliate in tutte le regioni. Di loro non si sa quasi nulla perché non fanno rivendicazioni e non concedono interviste, ma la loro esistenza è provata dalle notizie degli attacchi – molto artigianali e limitati – che continuano ad arrivare. È una lista di operazioni che si allunga ogni mese ed è possibile che sia soltanto una parte, perché i media di Stato tendono a non dare importanza a questi segni di dissenso interno.

Nell’ultimo anno almeno un centinaio di commissariati e centri di reclutamento è stato colpito con bottiglie incendiarie, ci sono stati roghi dolosi sospetti e anche bombe contro le linee ferroviarie che movimentano mezzi militari e soldati verso il fronte.

I dissidenti russi dietro a queste operazioni sanno di essere in assoluto svantaggio, perché le forze di sicurezza sono troppo efficienti e numerose e i controlli sono stretti. Eppure pensano di essere l’avanguardia di un cambiamento che prima o poi arriverà e ci sono segnali dentro e fuori alla Russia che danno loro qualche flebile ragione – come il quasi golpe di Prigozhin e il livello di malcontento nell’esercito.

I dissidenti che hanno risposto a Repubblica – e hanno mandato video inediti di sabotaggi in Russia – sono ossessionati dalle misure di sicurezza, rispondono soltanto a intervalli di settimane, quando lo fanno modificano il timbro della voce e se mandano un video coprono anche gli occhi per evitare qualsiasi possibilità di essere riconosciuti.

Una delle azioni della cellula dei dissidenti

 

Perché avete deciso di combattere contro il regime di Putin?

“Molti di noi erano già politicamente attivi prima della guerra, quasi tutti sapevamo che il regime era criminale e andava combattuto. Semplicemente non si era ancora al punto di prendere le armi. Quando è iniziata la guerra molti di noi sono andati a protestare pacificamente, ma è finita con procedimenti amministrativi e procedimenti penali contro molti di noi, sotto le nuove leggi inasprite. Le proteste hanno portato soltanto a una stretta delle leggi e non c’è stato altro risultato. Così abbiamo deciso che l'unico modo possibile per cambiare qualcosa in Russia è con la lotta armata. Quindi facciamo quello che facciamo”.

Qual è il vostro obiettivo finale? Volete continuare a compiere operazioni di sabotaggio fino a quando non farete cadere il regime di Putin? È questa la vostra speranza?

“Il nostro obiettivo finale è rovesciare il regime e porre fine alla guerra, ma non possiamo essere più precisi, siamo persone con punti di vista diversi, posizioni diverse, preferenze politiche diverse. Siamo consapevoli che in un modo o nell'altro questo regime è un pericolo mortale per tutti noi, per la destra, per la sinistra e per tutte le persone che hanno una posizione diversa da questo governo. Quindi capiamo che il nostro obiettivo finale è molto chiaro e cerchiamo di avvicinarci il più possibile”.

Quando avete iniziato? Potete dire di più sulle vostre operazioni?

“Abbiamo iniziato le nostre attività nell'agosto 2022 quando è diventato chiaro che le proteste pacifiche non avrebbero risolto nulla. Le nostre operazioni sono, ovviamente, per lo più contro i treni militari e contro i centri di reclutamento. Stiamo colpendo strutture logistiche militari e questo ci permette di rallentare o forse addirittura di interrompere in alcuni settori i rifornimenti al fronte, e diamo fuoco agli uffici di registrazione e arruolamento militare, perché lì sono custoditi tutti gli archivi e molte cose non sono digitalizzate nel nostro paese. Questa è la nostra attività”.

Avete il sostegno della gente?

“Per quanto riguarda il sostegno della gente: non ci riveliamo alla gente, né ad amici né parenti. Alcuni di loro sanno cosa facciamo, ma per la maggior parte molti pensano che usciamo la sera a lavorare. Alcuni di loro possono anche pensare che siamo andati a fare una passeggiata da qualche parte per quanto ne so. Operiamo molto in segreto perché adesso c'è il rischio di un procedimento amministrativo o di una condanna penale di tre anni anche soltanto per una condivisione sui social media o perché si indossano pantaloni gialli e giacca blu (i colori ucraini), quindi cerchiamo di non rivelare le nostre attività a nessuno dei nostri amici”.

Una delle azioni della cellula dei dissidenti

 

Avete qualche aiuto dall'esterno?

“No, l’unico aiuto che abbiamo è che a volte riceviamo informazioni”.

Cosa ne pensate dell'invasione russa in Ucraina?

“La consideriamo il più grande crimine contro l'umanità, è una domanda strana da fare a un gruppo come noi”.

Siete di estrema destra? Di sinistra? Sono cose che vi interessano?

“Al momento possiamo dire che la maggior parte di coloro che si sono uniti a noi sono persone di estrema destra, ma abbiamo anche persone con altri punti di vista. Davvero, al momento il nostro obiettivo è comune e abbastanza grande da dimenticare temporaneamente le posizioni politiche diverse. Capiamo che né l'estrema destra né la sinistra avranno posto nella Russia che Putin e la sua “squadra” stanno costruendo. Ecco perché stiamo lavorando assieme qui”.

Le uccisioni di Darya Dugina e Vladlen Tatarsky sono state operazioni di partigiani russi o operazioni di agenti dall'esterno?

“Non possiamo dire se fossero partigiani o agenti, di sicuro noi non c'entriamo nulla. Ma se dobbiamo dire quello che pensiamo, ci sono forze all'interno della Russia oltre a noi, e questo è sicuro, che sono contro la guerra, o forse soltanto per la sconfitta della Russia. E hanno le capacità per riuscire a fare queste cose”.

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