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L’ambasciatore francese Masset lascia Palazzo Farnese

Christian Masset, a sinistra, e il ministro degli Esteri Antonio Tajani

 (ansa)
In occasione della festa del 14 luglio, il diplomatico ha fatto il bilancio di sei anni di attività a Palazzo Farnese
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Tra Italia e Francia c’è una storia comune che ci lega, ci sovrasta e va oltre le incomprensioni e le frizioni che talvolta si manifestano, come è normale che sia soprattutto tra nazioni i cui destini sono intrecciati da tempo immemorabile. Giunto al passo d’addio, in procinto di lasciare Palazzo Farnese dopo sei anni, Christian Masset ha saputo compiere l’ultimo piccolo capolavoro come ambasciatore di Francia: in occasione della festa nazionale del 14 luglio, le sue parole sono state il bilancio di una missione diplomatica a Roma tra le più lunghe nei tempi moderni, con i suoi successi e le sue difficoltà, ma hanno anche offerto il senso di un amore autentico per l’Italia, che si è tradotto in un lavoro fatto con passione, con un interesse vero per le persone, i luoghi, le vicende storiche.

Tra Italia e Francia c’è una storia comune che ci lega, ci sovrasta e va oltre le incomprensioni e le frizioni che talvolta si manifestano, come è normale che sia soprattutto tra nazioni i cui destini sono intrecciati da tempo immemorabile. Giunto al passo d’addio, in procinto di lasciare Palazzo Farnese dopo sei anni, Christian Masset ha saputo compiere l’ultimo piccolo capolavoro come ambasciatore di Francia: in occasione della festa nazionale del 14 luglio, le sue parole sono state il bilancio di una missione diplomatica a Roma tra le più lunghe nei tempi moderni, con i suoi successi e le sue difficoltà, ma hanno anche offerto il senso di un amore autentico per l’Italia, che si è tradotto in un lavoro fatto con passione, con un interesse vero per le persone, i luoghi, le vicende storiche.

La cifra di Masset è nell’umanità e nell’assenza di retorica, vale a dire quell’enfasi che spesso copre l’attitudine meramente burocratica con cui si svolge l’azione diplomatica. Al pari di alcuni dei suoi predecessori, ma con tanto più tempo a disposizione, Masset ha scelto di vivere in Italia - dove era già stato oltre vent’anni fa come numero due - una sorta di esperienza esistenziale. Ha compiuto quasi un viaggio nel tempo, alla ricerca delle radici culturali e delle ragioni storiche che fanno di Italia e Francia due nazioni destinate a riconoscersi una nell’altra nonostante le differenze che certo esistono e che non vanno negate o sottovalutate.

Masset ha vissuto i momenti migliori e anche i peggiori di questo rapporto bilaterale. Ha saputo ricucire e rendere più salda la relazione italo-francese nel suo momento meno positivo: la crisi senza precedenti del febbraio 2019, quando qualcuno del governo giallo-verde dell’epoca pensò bene di manifestare solidarietà ai “gilet gialli”, i sediziosi che stavamo mettendo Parigi a soqquadro. Poco più di due anni dopo, Masset ha contribuito da protagonista a realizzare quel Trattato del Quirinale che segna invece il punto più significativo di quella stessa relazione.

Ora l’ambasciatore porta con sé in patria il ricordo di un periodo straordinario, ma anche la consapevolezza che a Roma non sarà dimenticato.

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