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Istruttori di reclute, la nuova vita dei mercenari della Wagner in Bielorussia

Alcuni combattenti della Wagner addestrano soldati bielorussi a Osipovichi

 

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Partito il trasferimento dei mercenari Prigozhin non cede lo scettro a Troshev
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MOSCA — Se tre fonti fanno una prova, allora non ci sono più dubbi. I rivoltosi di Wagner hanno iniziato a trasferirsi in Bielorussia rispettando finalmente i termini dell’accordo mediato da Aleksandr Lukashenko che il 25 giugno aveva posto fine al loro ammutinamento contro Mosca: l’esilio nel Paese alleato in cambio dell’immunità.

Venerdì era stato il ministero della Difesa di Minsk a dichiarare che i mercenari avevano iniziato ad addestrare i soldati bielorussi e che insieme avevano concordato una “road map” per esercitazioni congiunte. La tv del ministero aveva persino mostrato i combattenti di Wagner col volto coperto mentre istruivano le reclute bielorusse su come sparare o prestare il primo soccorso. Ieri mattina, poi, il gruppo di monitoraggio indipendente Belaruski Hajun ha tracciato un convoglio di Wagner di almeno 60 camion, autobus, fuoristrada Uaz Patriot che entrava in Bielorussia dalla Russia scortato dalla polizia locale. I veicoli avevano targhe delle regioni del…

MOSCA — Se tre fonti fanno una prova, allora non ci sono più dubbi. I rivoltosi di Wagner hanno iniziato a trasferirsi in Bielorussia rispettando finalmente i termini dell’accordo mediato da Aleksandr Lukashenko che il 25 giugno aveva posto fine al loro ammutinamento contro Mosca: l’esilio nel Paese alleato in cambio dell’immunità.

Venerdì era stato il ministero della Difesa di Minsk a dichiarare che i mercenari avevano iniziato ad addestrare i soldati bielorussi e che insieme avevano concordato una “road map” per esercitazioni congiunte. La tv del ministero aveva persino mostrato i combattenti di Wagner col volto coperto mentre istruivano le reclute bielorusse su come sparare o prestare il primo soccorso. Ieri mattina, poi, il gruppo di monitoraggio indipendente Belaruski Hajun ha tracciato un convoglio di Wagner di almeno 60 camion, autobus, fuoristrada Uaz Patriot che entrava in Bielorussia dalla Russia scortato dalla polizia locale. I veicoli avevano targhe delle regioni dell’Ucraina orientale unilateralmente annesse da Mosca dove la compagnia militare privata russa aveva combattuto prima della fallita insurrezione. Infine, conferme sono arrivate anche da Kiev.

Il portavoce della guardia di frontiera ucraina Andriy Demchenko ha detto a Ukrainska Pravda di avere osservato «alcuni gruppi» di combattenti di Wagner attraversare il confine russo-bielorusso. E anche il Centro ucraino per la resistenza nazionale, forza del ministero della Difesa di Kiev che assiste i guerriglieri nei territori annessi dalla Russia, ha attestato che almeno 40 camion con a bordo centinaia di combattenti di Wagner e “una grande quantità di armi” erano arrivati in Bielorussia.

Il convoglio tracciato da Belaruski Hajun era diretto verso la base militare nei pressi di Osipovichy, città a 90 chilometri a Sud-Est dalla capitale bielorussa Minsk e a 230 chilometri a Nord dal confine ucraino, dove immagini satellitari analizzate dall’Associated Press avevano mostrato già nei giorni scorsi la presenza di file di strutture simili a tende da campo. La stessa base dove il capo di Wagner Evgenij Prigozhin sarebbe stato fotografato la mattina del 12 luglio seduto su una branda in mutande, in quello che sembrerebbe essere stato il suo primo scatto da quando aveva lasciato Rostov-sul-Don dopo l’abortita “marcia su Mosca” di fine giugno.

Il trasferimento dei combattimenti di Wagner in Bielorussia sembrerebbe mettere fine a settimane di stallo e certificare la parabola dei mercenari ribelli da mattatori sul campo di battaglia a istruttori delle imberbi reclute bielorusse. Pur di non rinunciare al loro prezioso contributo in Ucraina, Vladimir Putin, a quanto pare, aveva offerto loro una scappatoia, ma Prigozhin l’ha rifiutata.

Almeno così ha detto giovedì lo stesso presidente russo in un’intervista ad Andrej Kolesnikov di Kommersant. Il 29 giugno, a quattro giorni dall’ammutinamento, come anticipato dal suo portavoce Dmitrij Peskov, Putin ha voluto incontrare i mercenari di Wagner che avevano «combattuto con dignità» in Ucraina, ma che «con rammarico erano stati trascinati» nella rivolta. «Non Evgenij Prigozhin, ma loro prima di tutto», ha insistito Putin come a voler prendere le distanze dal capo ribelle, mentre cerca però di assicurarsi la lealtà dei suoi uomini.

Durante l’incontro, Putin avrebbe discusso «possibili soluzioni» affinché il Gruppo Wagner continuasse a combattere, ma sotto il comando di Andrej Troshev, nominato soltanto col suo nome di battaglia Sedoj, “Capelli Grigi”. «Molti hanno annuito quando l’ho detto», ha raccontato Putin. «Ma Prigozhin, che era seduto davanti, non l’ha visto e dopo aver ascoltato ha detto: “No, i ragazzi non sono d’accordo”».

Col suo rifiuto, il capo di Wagner avrebbe sancito di fatto la sua fine e quella di Wagner. Da allora è iniziata la sua demolizione mediatica, mentre i mercenari — come confermato dal Pentagono — hanno smesso di partecipare «in modo significativo» alle operazioni in Ucraina. Resta tuttavia da chiarire dove si trovi lo stesso Prigozhin. Stando ai radar, il 12 luglio, giorno dello scatto in mutande, il suo jet sarebbe ripartito dalla Bielorussia per San Pietroburgo. Diverse fonti sostengono che gli sarebbe stato concesso del tempo per chiudere gli affari prima dell’esilio. Il suo ultimo viaggio in Bielorussia, ha calcolato Belaruski Hajun, è durato 21 ore e 12 minuti. Il prossimo, invece, potrebbe essere di “sola andata”.

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