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Crimea, ecco perché gli ucraini hanno colpito il ponte di Kerch

Il ponte che collega la Russia alla penisola di Crimea

 (reuters)

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Collega la penisola occupata alla Russia e ha un alto valore logistico e simbolico per il Cremlino. Era già stato danneggiato a ottobre. Il valore di poter dimostrare in sede negoziale che Mosca non controlla l’accesso
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KIEV – Questa notte attorno alle tre un attacco ucraino ha danneggiato il ponte sullo Stretto di Kerch che collega la Russia alla penisola di Crimea occupata e fa parte di una campagna permanente per distruggere quella infrastruttura strategica. Un primo attacco era già arrivato a ottobre 2022, con un camion bomba, che aveva distrutto la parte dove passano i veicoli e aveva incendiato un treno. Adesso, dopo che il governo russo ha rimesso in sesto il ponte in tempi rapidi, questo nuovo attacco – ed è probabile che altri ne seguiranno.

Un anno esatto fa l’intelligence militare ucraina, comandata dal generale Kirilo Budanov, aveva pubblicato su internet lo schema tecnico del ponte con tutti i dettagli, per duecento pagine ricche di informazioni per gli addetti ai lavori, come a voler avvertire che stavano studiando il bersaglio. L’eliminazione del ponte conta sul piano politico e su quello militare. L’Ucraina vuole isolare la Crimea da Mosca, per presentarsi poi a eventua…

KIEV – Questa notte attorno alle tre un attacco ucraino ha danneggiato il ponte sullo Stretto di Kerch che collega la Russia alla penisola di Crimea occupata e fa parte di una campagna permanente per distruggere quella infrastruttura strategica. Un primo attacco era già arrivato a ottobre 2022, con un camion bomba, che aveva distrutto la parte dove passano i veicoli e aveva incendiato un treno. Adesso, dopo che il governo russo ha rimesso in sesto il ponte in tempi rapidi, questo nuovo attacco – ed è probabile che altri ne seguiranno.

Un anno esatto fa l’intelligence militare ucraina, comandata dal generale Kirilo Budanov, aveva pubblicato su internet lo schema tecnico del ponte con tutti i dettagli, per duecento pagine ricche di informazioni per gli addetti ai lavori, come a voler avvertire che stavano studiando il bersaglio. L’eliminazione del ponte conta sul piano politico e su quello militare. L’Ucraina vuole isolare la Crimea da Mosca, per presentarsi poi a eventuali negoziati di pace con un dato di fatto e con una proposta: la Russia non può mantenere il controllo della penisola occupata, convenga che rinunci alle sue ambizioni e la ceda indietro. Sul piano militare una Crimea che per i russi è sempre più difficile da rifornire è anche un territorio più difficile da difendere – sul lungo termine.

Gli abitanti sul lato crimeano hanno sentito forti esplosioni e alcuni canali militari russi su Telegram sostengono che due missili avrebbero colpito una campata del ponte stradale e che una sezione limitata sarebbe crollata. Altri canali, in particolare quello della compagnia di mercenari Wagner, sostengono che il ponte sarebbe stato attaccato con droni marini, che avrebbero circumnavigato la penisola e avrebbero colpito un pilastro dopo almeno una notte di navigazione. La misura del danno non è ancora del tutto chiara, il passaggio delle auto per adesso è stato bloccato – ma il ponte ferroviario che corre parallelo alla strada non è stato toccato. Le autorità della Crimea filorusse invitano i turisti a restare negli alberghi.

Il ponte era già stato danneggiato da una singola esplosione molte forte all’alba dell’8 ottobre dell’anno scorso e si pensa che l’intelligence ucraina avesse deciso di colpire, con una scelta dei tempi beffarda, in occasione del compleanno del presidente russo Putin – che è il giorno prima – ma che l’operazione avesse tardato di qualche ora.

L’ipotesi più forte – visti i video che stanno arrivando – è quella dei droni navali. Ieri c’era stato un tentativo di attacco massiccio – con nove droni – da parte degli ucraini contro la base navale di Sebastopoli, che è fallito ma a posteriori potrebbe essere considerato un diversivo. È molto probabile che ci saranno altri bombardamenti fino a quando non sarà più percorribile.

I diciotto chilometri di viadotto sul mare e di ferrovia, inaugurati da Putin nel 2018, sono il simbolo dell’annessione illegale della Crimea alla Russia e sono anche uno snodo logistico cruciale. Senza il ponte di Kerch, i soldati, i rifornimenti e i mezzi militari di Mosca possono arrivare alla penisola soltanto via mare con le navi oppure attraverso il corridoio di terra a nord, quella fascia di costa larga novanta chilometri che a partire da giugno è sotto attacco da parte delle truppe ucraine.

Lo scopo della controffensiva di Kiev è tagliare il corridoio di terra, ma per ora i soldati ucraini sono avanzati soltanto di otto chilometri – di nuovo: su novanta – perché la linea di fortificazioni russe, profonda circa trenta chilometri, ha retto le prime settimane di assalti. Se gli ucraini riuscissero a superarla, poi di fatto il libero passaggio dei russi verso la Crimea anche da nord sarebbe a rischio perché le altre linee difensive più vicine alla costa sono più deboli e anche perché le strade e le linee della ferrovia finirebbero progressivamente sotto tiro. Tra controffensiva e raid missilistici sul ponte di Kerch, l'obiettivo finale dell’Ucraina è chiaro: separare di fatto la Crimea dalla Russia.

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