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Biden vede Zuppi, la pace del Papa passa da Washington

(reuters)
Con la missione il cardinale vuole creare un dialogo su temi umanitari. È questa la terza tappa di un viaggio che potrebbe portarlo a Pechino
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Dopo Kiev e Mosca, Washington. Il cardinale Matteo Zuppi viene ricevuto oggi alla Casa Bianca da Joe Biden per cercare vie d’uscita alla guerra in Ucraina.

Non era scontato che l’inviato di papa Francesco venisse ricevuto dal presidente degli Stati Uniti in persona. Se nella capitale ucraina, a inizio giugno, l’arcivescovo di Bologna ha incontrato il presidente Volodymyr Zelensky, a Mosca, a fine giugno, Vladimir Putin lo ha fatto ricevere dal suo consigliere per la politica estera, Yuri Ushakov. L’incontro con Joe Biden è segno dei buoni rapporti personali del secondo presidente cattolico degli Stati Uniti con il Pontefice argentino, nonché della ampia rete di rapporti della comunità di Sant’Egidio dalla quale Zuppi proviene. Ma è anche indice dell’attenzione che la Casa Bianca dedica alle mosse vaticane di questi mesi.

Col passare delle settimane sta infatti prendendo forma la strategia di papa Francesco. Che ha voluto inviare l’arcivescovo di Bologna dapprima a toccare co…

Dopo Kiev e Mosca, Washington. Il cardinale Matteo Zuppi viene ricevuto oggi alla Casa Bianca da Joe Biden per cercare vie d’uscita alla guerra in Ucraina.

Non era scontato che l’inviato di papa Francesco venisse ricevuto dal presidente degli Stati Uniti in persona. Se nella capitale ucraina, a inizio giugno, l’arcivescovo di Bologna ha incontrato il presidente Volodymyr Zelensky, a Mosca, a fine giugno, Vladimir Putin lo ha fatto ricevere dal suo consigliere per la politica estera, Yuri Ushakov. L’incontro con Joe Biden è segno dei buoni rapporti personali del secondo presidente cattolico degli Stati Uniti con il Pontefice argentino, nonché della ampia rete di rapporti della comunità di Sant’Egidio dalla quale Zuppi proviene. Ma è anche indice dell’attenzione che la Casa Bianca dedica alle mosse vaticane di questi mesi.

Col passare delle settimane sta infatti prendendo forma la strategia di papa Francesco. Che ha voluto inviare l’arcivescovo di Bologna dapprima a toccare con mano i danni della guerra, a Kiev, poi a tentare di convincere il Cremlino a fare gesti di buona volontà. Ma ritiene che i destini della guerra russa in Ucraina dipendano anche dai pesi massimi della comunità internazionale, a partire dagli Stati Uniti. Non è un caso che già nelle scorse settimane il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, non escludesse interlocuzioni con gli Usa, né con la Cina.

È la tradizionale geopolitica vaticana a 360 gradi. Confermata di recente da una battuta di Romano Prodi, cattolico doc, secondo il quale per porre fine alla guerra in Ucraina Giorgio La Pira oggi andrebbe a Mosca anche a piedi, ma prima farebbe un giro a Pechino e Washington.

Il primo obiettivo di Zuppi alla Casa Bianca è ben preciso. Il cardinale romano ha spiegato che la sua missione non ha la pretesa di ottenere un accordo di pace, ma mira a favorire un dialogo tra russi e ucraini su più circoscritte questioni umanitarie. A partire dal rimpatrio dei bambini ucraini deportati dalla Russia: la visita, spiega una nota vaticana dai consueti toni felpati, «si svolge nel contesto della missione intesa alla promozione della pace in Ucraina e si propone di scambiare idee e opinioni sulla tragica situazione attuale e di sostenere iniziative in ambito umanitario per alleviare le sofferenze delle persone più colpite e più fragili, in modo particolare i bambini».

Sul ritorno a casa dei bambini ucraini Volodymyr Zelensky ha chiesto personalmente aiuto al Papa, che lo aveva ricevuto in Vaticano a metà maggio, e lo ha ribadito allo stesso arcivescovo di Bologna. A Mosca Zuppi ne ha parlato direttamente con la commissaria russa per i “diritti dei bambini”, Marija Lvova-Belova. Proprio a causa dei bambini deportati la corte penale internazionale ha emesso un mandato d’arresto nei confronti di Putin. Non è noto a cosa le autorità russe possano aspirare in cambio di un gesto di buona volontà, ma è ipotizzabile che aspirino ad una maggiore “comprensione” da parte della comunità internazionale. Tanto più in vista del prossimo vertice dei Brics in Sudafrica, dove il presidente russo è atteso tra non poche tensioni.

Con una lista circostanziata dei bambini che i russi hanno portato via dall’Ucraina, sollecitata nelle scorse settimane dagli uomini del Papa, la diplomazia vaticana ora si può muovere. Non senza avere sondato anche gli Stati Uniti.

Se sull’Ucraina le posizioni del Palazzo apostolico e della Casa Bianca non collimano — l’ipotesi di “bombe a grappolo” è stata registrata a Roma con apprensione — sul terreno umanitario ci può essere sintonia. Per gli uomini del Papa un successo, per quanto circoscritto, può avere conseguenze di più ampio raggio. L’obiettivo della missione di Zuppi è «allentare le tensioni nel conflitto in Ucraina», recitava il primissimo comunicato vaticano, «nella speranza, mai dimessa dal Santo Padre, che questo possa avviare percorsi di pace».

Un obiettivo che suscita non poche perplessità tra le cancellerie occidentali. Tanto che la scorsa settimana il suo “ministro degli Esteri”, l’arcivescovo britannico Paul Richard Gallagher, è intervenuto a una presentazione della rivista Limes contestando chi accusa la Santa Sede di “pacifismo vuoto”. Accennando, en passant, alla capacità della Cina di «favorire percorsi di pace». E respingendo con nettezza chi parla di «antiamericanismo vaticano». Una precisazione che preparava il terreno all’incontro di oggi alla Casa Bianca.

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