Francia, svolta a destra nei sondaggi. E Macron pensa al rimpasto
dalla nostra corrispondente Anais GinoriIl presidente francese Emmanuel Macron
(afp)PARIGI - Tre settimane dopo la morte del giovane Nahel e la rivolta nelle banlieue, la Francia svolta a destra nei sondaggi.
Il “barometro” dell'Ipsos che misura il consenso dei dirigenti politici registra un aumento di due punti di Marine Le Pen (37%), al secondo posto delle personalità più popolari, subito dopo l'ex premier Edouard Philippe (42%).
Sul podio sale a sorpresa anche il delfino lepenista Jordan Bardella, alla guida del Rassemblement National: il trentenne di origine italiana guadagna 4 punti dall'inizio luglio (33%), diventando il terzo dirigente politico più popolare nelle rilevazioni. A pochi punti di distanza – nella top five – c'è un'altra esponente di estrema destra: Marion Marechal (+3 punti, al 31%), nipote di Le Pen ora passata nel partito d…
PARIGI - Tre settimane dopo la morte del giovane Nahel e la rivolta nelle banlieue, la Francia svolta a destra nei sondaggi.
Il “barometro” dell'Ipsos che misura il consenso dei dirigenti politici registra un aumento di due punti di Marine Le Pen (37%), al secondo posto delle personalità più popolari, subito dopo l'ex premier Edouard Philippe (42%).
Sul podio sale a sorpresa anche il delfino lepenista Jordan Bardella, alla guida del Rassemblement National: il trentenne di origine italiana guadagna 4 punti dall'inizio luglio (33%), diventando il terzo dirigente politico più popolare nelle rilevazioni. A pochi punti di distanza – nella top five – c'è un'altra esponente di estrema destra: Marion Marechal (+3 punti, al 31%), nipote di Le Pen ora passata nel partito di Eric Zemmour, Reconquête.
“I francesi chiedono di ripristinare ordine e autorità” commenta Brice Teinturier, direttore dell'Ipsos. La sinistra ha solo due dirigenti che appaiono nel barometro: l'ex presidente François Hollande e l'ex premier Bernard Cazeneuve (entrambi al 25%, in decima posizione).
L'analisi sociologica della rabbia scoppiata nelle periferie, con gli indici di povertà e la discriminazione subita da molti giovani, non fa presa nell'opinione pubblica. “Sappiamo che in queste banlieue ci sono esigenze di investimento e di servizi pubblici che non vengono soddisfatte, contrariamente a quanto pensa la stragrande maggioranza dei nostri concittadini” ammette il direttore dell'Ipsos.
“Ma tanti francesi immaginano che in queste aree siano già state investite enormi quantità di denaro”. “Ci sono anche problemi all'interno delle forze di polizia, con problemi di razzismo e violenza, che dovranno essere affrontati” prosegue Teinturier. Eppure, anche questa situazione non fa parte delle priorità della maggioranza dei francesi.
Prevale quindi la linea della fermezza. Anche grazie alla nuova egemonia culturale dell'ultradestra. “Abbiamo sempre più media di opinione con un pubblico frammentato e strategie di marketing politico” nota ancora Teinturier. “Qualche sera fa guardavo un dibattito su CNews, il canale di Bolloré, ed è stato incredibile: il giornalista si è comportato come un politico. Tutto questo crea dissenso, non consenso”.
Il direttore dell'Ipsos è convinto che la Francia “non sia in fiamme”. “So che alcuni media stanno sfruttando la situazione per cercare di far credere che siamo in uno stato quasi insurrezionale, ma non è così. Non dobbiamo distorcere la realtà”.
Resta comunque una base crescente di consenso per l'estrema destra. Le Pen è proiettata con un netto vantaggio verso le elezioni europee della prossima primavera. Per le elezioni presidenziali (2027) ancora difficile fare pronostici. Teinturier nega che la leader del Rn abbia davanti un “boulevard” per l'Eliseo.
“I punti che le aprono prospettive sono ovviamente la richiesta di ordine e autorità, il declino della sinistra e il ruolo della France Insoumise all'interno del blocco di sinistra. In confronto, il Rassemblement appare più responsabile e più rispettoso del sistema politico”. Non bisogna però dimenticare, spiega il sondaggista, che un francese su due continua a pensare che il Rassemblement Nationale sia un partito pericoloso per la democrazia e che appare in grado di governare.
“È credibile sull'immigrazione e sulle questioni di sicurezza. Lo è più di una volta nella difesa del potere d'acquisto, ma non è ancora percepito come un partito di governo, capace di governare il Paese in modo soddisfacente”.
Nell'estate dello scontento, Emmanuel Macron deve decidere le sue prossime mosse. Il capo dello Stato ha annullato il suo tradizionale discorso del 14 luglio ma dovrebbe parlare nei prossimi giorni. Ha deciso di non cambiare la guida dell'esecutivo. La premier Elisabeth Borne, nominata un anno fa, è stata confermata al suo posto da un laconico messaggio dell'Eliseo.
Borne, 62 anni, è riuscita a superare i lunghi mesi di proteste contro la riforma delle pensioni, ormai diventata legge, e i giorni infuocati della rivolta delle banlieue. “È tornata la calma” dicono dal palazzo presidenziale per spiegare la scelta del capo dello Stato dopo settimane in cui si erano scatenate voci su un'uscita imminente della premier.
“Il suo attuale indice di gradimento si aggira intorno al 28 per cento, che non è molto alto” osserva Teinturier. La rivolta delle banlieue non ha particolare impattato la popolarità, già bassa, di Borne e Macron, allineati nelle tendenze.
“Nel complesso, la performance del governo è giudicata piuttosto negativamente” prosegue Teinturier secondo cui Borne è percepita “come un'esecutrice”. “Per questo motivo è difficile per lei incarnare la propria linea o personalità”.
L'idea di cambiare premier era legata all'ipotesi di allargare la maggioranza all'Assemblée Nationale, dove i macronisti non possono più contare su una solida base. Macron ha invece scartato al momento questa strada, anche se ha promesso “aggiustamenti” al governo, con un rimpasto che dovrebbe essere annunciato nei prossimi giorni.