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Il caso del Journal du Dimanche: da 27 giorni in sciopero contro il nuovo direttore di estrema destra

Vincent Bolloré

 (afp)
Il settimanale del gruppo Lagardère, che ha come nuovo azionista Vincent Bolloré, manca da quattro settimane dalle edicole
2 minuti di lettura

PARIGI – Alla quarta domenica senza Journal du Dimanche nelle edicole ancora non s'intravede una soluzione. «Dopo 26 giorni, la redazione continua a mobilitarsi, votando al 97% in favore del rinnovo dello sciopero» ha scritto ieri il comitato di redazione della storica testata. La protesta dei giornalisti è diventata ormai un caso politico-mediatico.

Dietro il conflitto provocato dalla nomina di un nuovo direttore di estrema destra, c'è infatti il riassetto globale dell'informazione in Francia con il ruolo sempre più controverso di Vincent Bolloré, nuovo azionista del gruppo Lagardère che possiede alcuni grandi testate come Jdd, Paris Match, e la radio Europe 1. Il celebre domenicale fondato nel 1948 è un appuntamento fisso per i francesi, fra i pochi giornali che si trovano in edicola la domenica perché le altre testate nazionali, come Figaro o Le Monde, escono solo sei giorni su sette.

PARIGI – Alla quarta domenica senza Journal du Dimanche nelle edicole ancora non s'intravede una soluzione. «Dopo 26 giorni, la redazione continua a mobilitarsi, votando al 97% in favore del rinnovo dello sciopero» ha scritto ieri il comitato di redazione della storica testata. La protesta dei giornalisti è diventata ormai un caso politico-mediatico.

Dietro il conflitto provocato dalla nomina di un nuovo direttore di estrema destra, c'è infatti il riassetto globale dell'informazione in Francia con il ruolo sempre più controverso di Vincent Bolloré, nuovo azionista del gruppo Lagardère che possiede alcuni grandi testate come Jdd, Paris Match, e la radio Europe 1. Il celebre domenicale fondato nel 1948 è un appuntamento fisso per i francesi, fra i pochi giornali che si trovano in edicola la domenica perché le altre testate nazionali, come Figaro o Le Monde, escono solo sei giorni su sette.

Lo sciopero è iniziato il 22 giugno in reazione alla nomina alla direzione di Geoffroy Lejeune, già alla guida del settimanale di estrema destra Valeurs actuelles. Sotto alla direzione di Lejeune, 34 anni, il magazine è stato condannato per istigazione all'odio razziale e religioso a causa di copertine contro Islam e immigrazione. Il giovane direttore aveva poi schierato Valeurs Actuelles in favore della candidatura del suo amico Eric Zemmour alle elezioni presidenziali del 2022. Il successo mediatico del rivale di Le Pen si è sgonfiato nel voto e alla fine l'editore di Valeurs Actuelles ha deciso di mandare via Lejeune.

Il giornalista trentenne, ospite fisse dei programmi tv di Bolloré, ha però rapidamente trovato un altro lavoro. Senza immaginare l'opposizione che avrebbe suscitato nella redazione. "Siamo un giornale con una storia e dei valori, che difende il pluralismo e si dichiara apolitico » spiega Bertrand Gréco, copresidente della Société des journalistes del Jdd, il comitato di redazione. « Questa nomina è un cambio radicale di linea editoriale, è un attacco». Gréco racconta di una redazione «determinata», con i giornalisti che chiedono a Arnaud Lagardère – che formalmente ancora guida il gruppo insieme a Bolloré – due cose : rinunciare alla nomina di Lejeune e "offrire alla redazione garanzie di indipendenza giuridica ed editoriale".

Lo sciopero che dura da quasi un mese è un record nei 75 anni di storia del Jdd ma non in quella dei turbolenti rapporti tra Bolloré e i media. Già nel 2016, quando aveva ricomprato Itélé, il magnate bretone aveva dovuto fronteggiare oltre un mese di sciopero. I giornalisti alla fine erano stati sconfitti e Bolloré aveva così creato Cnews, la Foxnews francese, piattaforma per idee e opinionisti dell'estrema destra.

I giornalisti del Jdd hanno fatto appello a Emmanuel Macron e al governo. Con scarsi risultati. Anche se i rapporti tra Macron e Bolloré non sono buoni, il capo dello Stato è prudente nell'attaccarlo direttamente. E sia Macron che alcuni ministri hanno spesso fatto interviste per il settimanale Valeurs Actuelles quando era diretto da Lejeune.

La ministra della Cultura Rima Abdul Malak ha ricevuto una delegazione dei giornalisti in sciopero, dopo aver espresso la sua profonda preoccupazione per la difesa di "valori repubblicani". Solo il ministro dell'Istruzione, Pap Ndiaye, ha osato criticare la linea ultrareazionaria dei nuovi media di Bolloré. «Siamo un po' delusi dalla risposta cauta della maggioranza presidenziale e della destra. Vorremmo che il loro sostegno fosse più deciso » ha commentato il giornalista Gréco del comitato di redazione del Jdd. Per ora l’unica risposta concreta di Macron è l’annuncio di « stati generali della stampa» convocati a settembre per fare il punto su pluralismo, indipendenza delle redazioni e lotta contro le fake news.

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