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Ecco perché dovremmo politicizzare il clima

Phoenix, Arizona

 (afp)
La preoccupazione per la crisi ambientale non dovrebbe essere un tema polarizzante ma lo è. E, anche se non sarà un tema centrale nella campagna elettorale per le presidenziali Usa del 2024, che ci piaccia o no è una questione politica
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Dopo l’inizio ufficiale della sua campagna presidenziale, Ron DeSantis ha liquidato così una domanda sul cambiamento climatico: “mi sono sempre rifiutato di politicizzare il clima”.

Invece dovremmo proprio politicizzarlo. Con ogni probabilità, le politiche ambientali non saranno al centro della campagna elettorale del 2024, che si concentrerà soprattutto sull’economia e sui temi sociali.

Eppure viviamo in un’epoca in cui la frequenza dei disastri climatici sta accelerando e l’estremismo ambientale del partito Repubblicano – più ostile nei confronti dell’azione climatica di ogni altro grande partito politico del mondo avanzato – dovrebbe, nel contesto di un dibattito politico più razionale, avere il massimo risalto.

Partiamo dal contesto ambientale: siamo solo a m…

Dopo l’inizio ufficiale della sua campagna presidenziale, Ron DeSantis ha liquidato così una domanda sul cambiamento climatico: “mi sono sempre rifiutato di politicizzare il clima”.

Invece dovremmo proprio politicizzarlo. Con ogni probabilità, le politiche ambientali non saranno al centro della campagna elettorale del 2024, che si concentrerà soprattutto sull’economia e sui temi sociali.

Eppure viviamo in un’epoca in cui la frequenza dei disastri climatici sta accelerando e l’estremismo ambientale del partito Repubblicano – più ostile nei confronti dell’azione climatica di ogni altro grande partito politico del mondo avanzato – dovrebbe, nel contesto di un dibattito politico più razionale, avere il massimo risalto.

Partiamo dal contesto ambientale: siamo solo a metà del 2023 e abbiamo già assistito a diversi eventi atmosferici che fino a poco tempo fa avremmo ritenuto scioccanti. Le temperature del mese di giugno hanno battuto ogni record a livello mondiale.

Ondate di caldo senza precedenti hanno colpito, una dopo l’altra, diverse aree del mondo: l’Asia meridionale e il Medio Oriente hanno subito un’ondata di caldo micidiale a maggio, l’Europa è attualmente nella morsa della seconda catastrofica ondata di caldo in un lasso di tempo molto breve; la Cina sta segnando nuovi record massimi di temperatura e la maggior parte del Sud degli Stati Uniti è stretta da settimane nella morsa di un caldo di cui non si vede la fine.

Gli abitanti della Florida potrebbero ogni tanto approfittare di un bagnetto rinfrescante nell’oceano ma l’acqua, lungo le coste della Florida meridionale, ha quasi raggiunto i 38 gradi, una temperatura non molto più bassa di quella di un bagno caldo.

E, se nel resto dell’America non fa così caldo, tutti coloro che vivono nel Nord-Est ricordano bene il fumo degli incendi canadesi che ha reso l’aria irrespirabile e colorato per giorni il cielo di arancione.

Eppure, gli eventi climatici estremi si sono sempre verificati. Possiamo dimostrare che un particolare evento sia stato provocato dal cambiamento climatico? Non proprio. Tuttavia, il nuovo, fiorente ambito dell’"attribuzione degli eventi estremi” potrebbe arrivarci.

I modelli climatici dicono che, se il pianeta si riscalda, la probabilità che si verifichino certi fenomeni meteorologici intensi aumenta; per esempio: un’ondata di calore che una volta si verificava in media ogni qualche decennio oggi assume una ricorrenza quasi annuale.

L’attribuzione degli eventi mette a confronto la probabilità che un evento estremo si verifichi in presenza del riscaldamento globale con la probabilità che lo stesso evento si verifichi in assenza di cambiamenti climatici.

Faccio notare, per inciso, che l’attribuzione degli eventi estremi acquisisce credibilità dal fatto di non dare sempre la stessa risposta, talvolta ci conferma che il cambiamento climatico non c’entra. Per esempio, le analisi preliminari suggeriscono che il cambiamento climatico abbia avuto un ruolo limitato nelle alluvioni che hanno recentemente colpito l’Italia nordorientale.

Si è trattato però dell’eccezione che conferma la regola. In genere, l’analisi dell’attribuzione mostra che il riscaldamento globale ha reso più probabile il verificarsi di disastri come quelli a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Non sono ancora disponibili stime per l’ultima serie di eventi ancora in corso, ma mi sembra di poter dire che questa concatenazione globale di fenomeni meteorologici intensi sarebbe stata quasi impossibile senza il cambiamento climatico.

E si tratta, quasi sicuramente, solo dell’avanguardia della crisi, una piccola anticipazione delle catastrofi che ci attendono.

Torniamo quindi alla “politicizzazione del clima”. La preoccupazione per la crisi climatica non dovrebbe essere un tema polarizzante ma, almeno in questo Paese, lo è. Lo scorso anno, solo il 22 per cento degli americani che si reputano di destra considerava il cambiamento climatico una grave minaccia; il divario fra destra e sinistra era molto più ampio di quanto non fosse in altri paesi.

E solo in America succede che i Repubblicani del Texas cerchino attivamente di mettere i bastoni fra le ruote alla forte crescita che il settore delle energie rinnovabili sta avendo nel loro stesso Stato.

La cosa incredibile dei negazionisti climatici è che i loro argomenti non sono cambiati di una virgola nel corso degli anni: il cambiamento climatico non esiste; ok, esiste ma non è poi così grave; e dopotutto, cercare di contrastarlo sarebbe un disastro per l’economia.

Non si arrendono nemmeno di fronte all’evidenza. La prossima volta che ci sarà un’ondata di gelo da qualche parte negli Stati Uniti, torneranno a dire che il cambiamento climatico è una bufala. Gli stupefacenti progressi tecnologici nel campo delle rinnovabili, che rendono la strada verso una forte riduzione delle emissioni persino più facile di quanto prevedessero i più ottimisti, non hanno tappato la bocca a chi ritiene che i costi delle politiche climatiche dell’amministrazione Biden non siano sostenibili.

Non dobbiamo perciò aspettarci che le ondate di caldo record che si stanno susseguendo in tutto il mondo mettano a tacere chi sostiene che il cambiamento climatico esiste ma non è poi così grave. Né ci dobbiamo aspettare che i Repubblicani ammorbidiscano la loro opposizione all’azione per il clima, qualunque cosa accada nel mondo.

Questo significa che, se il prossimo anno il Gop prenderà il controllo della Casa Bianca e del Congresso, quasi sicuramente cercherà di cancellare i molti sussidi all’energia verde che l’amministrazione Biden ha predisposto e che, secondo gli esperti, potrebbero davvero portare a una significativa riduzione delle emissioni.

Che ci piaccia o no, quindi, il clima è una questione politica. E gli americani dovrebbero rendersi conto che si tratta di una delle questioni più importanti su cui, nel novembre del 2024, dovranno esprimere il proprio voto.

(Traduzione di Alessandra Neve)

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