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Zaki condannato torna in carcere. L’ultima telefonata: “Italia, aiutami”

Patrick Zaki

 
La sentenza contro il 32enne: altri 14 mesi di cella dopo i 22 già scontati. La sorpresa della famiglia. Meloni: “Fiducia in una soluzione positiva”
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La richiesta di aiuto a Repubblica che arriva a fine mattinata, una telefonata concitata, incomprensibile, la linea che cade. Poi un messaggio: “Aiutatemi, mi stanno arrestando di nuovo, non ci posso credere. Avvisate la mia famiglia”.

Dal quel momento il telefono di Patrick Zaki rimane muto. Un silenzio rotto poco dopo dall’urlo della madre, "mio Dio me l’hanno preso, mio Dio me l’hanno preso” mentre il figlio viene portato via attraverso un’uscita secondaria dell’aula del tribunale del palazzo di giustizia di Mansoura. Patrick Zaki condannato a tre anni.

Una doccia fredda, un verdetto che scatena immediate reazioni di sdegno - "scandaloso” tuona Amnesty - e un mezzo terremoto nella politica interna egiziana. Il giovane, che nel frattempo il 5 luglio scorso…

La richiesta di aiuto a Repubblica che arriva a fine mattinata, una telefonata concitata, incomprensibile, la linea che cade. Poi un messaggio: “Aiutatemi, mi stanno arrestando di nuovo, non ci posso credere. Avvisate la mia famiglia”.

Dal quel momento il telefono di Patrick Zaki rimane muto. Un silenzio rotto poco dopo dall’urlo della madre, "mio Dio me l’hanno preso, mio Dio me l’hanno preso” mentre il figlio viene portato via attraverso un’uscita secondaria dell’aula del tribunale del palazzo di giustizia di Mansoura. Patrick Zaki condannato a tre anni.

Una doccia fredda, un verdetto che scatena immediate reazioni di sdegno - "scandaloso” tuona Amnesty - e un mezzo terremoto nella politica interna egiziana. Il giovane, che nel frattempo il 5 luglio scorso si è laureato a distanza all’Alma Mater, viene portato in commissariato, trattenuto dalla polizia in attesa di un pronunciamento del governatore militare. Fino a tarda sera i suoi legali hanno cercato di ottenere il suo rilascio.

I familiari hanno atteso l’esito dell’udienza fuori dalla porta chiusa, Patrick era nervoso, come ogni volta. In aula anche i diplomatici stranieri impegnati a seguire il processo al 32enne egiziano accusato di un reato di opinione, aver scritto un articolo sulle minoranze copte perseguitate in Egitto. La sua legale Hoda Nasrallah confidava che i giudici decidessero una data per la sentenza.

Hela, la madre di Patrik Zaki, disperata dopo la sentenza di condanna per Patrick Zaki, Mansura, 18 luglio 2023. ANSA/RODOLFO CALO' 

Il verdetto invece è arrivato dopo poche ore. Implacabile: tre anni, appunto, dunque altri 14 mesi da scontare in carcere oltre ai 22 già passati in cella dal 7 febbraio 2020, giorno in cui Patrick Zaki ancora studente all’università di Bologna di rientro a casa per trovare i suoi fu fermato al Cairo, sino all’8 dicembre 2021 quando è stato scarcerato, ma non assolto.

Lunghi mesi di rinvii del processo, con il divieto di espatrio, sino alla condanna di ieri che non prevede appello. Una sentenza che ha il sapore di una vendetta nei confronti del ricercatore e attivista per i diritti umani per non essere rimasto in silenzio e che ha suscitato sconcerto e rabbia. “Avevamo sempre chiesto di tenere alta l’attenzione su di lui, perché imputato in Egitto significa condannato, come abbiamo visto adesso - dichiara Riccardo Noury, portavoce di Amnesty - ora tutte le possibilità per tirarlo fuori da questa situazione vanno esplorate”.

Patrick Zaki potrà ancora sperare in un atto di clemenza del presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi. Una richiesta che viene anche dall’interno, avanzata dal coordinatore generale del Dialogo nazionale egiziano Diaa Rashwan. Mentre il caso rimbalza a Roma e a Bologna dove sindaco e rettore sono scesi in piazza con l’artista Alessandro Bergonzoni ("Insorgiamo per Patrick, cos’altro deve succedere?”) e la sua prof, Rita Monticelli, che non ha mai smesso di seguirlo.

Incalza la segretaria del Pd Elly Schlein: "Vedere portarlo via in tribunale pesa come un macigno, non ci sono parole per questa gravissima ingiustizia. Siamo di fronte a un verdetto scandaloso. Ora serve la mobilitazione di tutte e tutti per riaffermare le ragioni del diritto e chiederne la liberazione. Il governo italiano batta ufficialmente un colpo: il ministro Tajani venga a riferire alle Camere”.

Un crescendo di richieste di intervento alle quali replica la premier Giorgia Meloni: "Il nostro impegno per una soluzione positiva del caso di Patrick Zaki non è mai cessato, continua, abbiamo ancora fiducia”. Ci contano in tanti, a partire da Bologna che lo ha reso cittadino onorario e dall’università che lo ha laureato 14 giorni fa. Una festa durata poco.

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