Regno Unito, più del 50% dei britannici voterebbe oggi contro la Brexit. E in Ue le Falklands diventano “Malvinas”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Per la prima volta dal referendum Brexit nel 2016, i britannici che oggi voterebbero per tornare in Unione europea hanno superato la quota del 50%.
Lo rivela un ultimo sondaggio di YouGov, per cui, se si rivotasse oggi, solo il 32% sceglierebbe invece l’addio all’Ue, mentre il resto dei consultati è indeciso. Nello specifico, il 19% di coloro che 7 anni fa votarono per l’uscita dall'Europa, oggi reputano quella loro decisione sbagliata.
Non solo. Sempre secondo questa rilevazione dell’istituto che ha raggiunto oltre 2mila persone, i britannici che considerano la Brexit più un fallimento che un successo sono saliti al 61%, mentre solo il 12% crede sia stato un successo, il 18% non la con…
LONDRA – Per la prima volta dal referendum Brexit nel 2016, i britannici che oggi voterebbero per tornare in Unione europea hanno superato la quota del 50%.
Lo rivela un ultimo sondaggio di YouGov, per cui, se si rivotasse oggi, solo il 32% sceglierebbe invece l’addio all’Ue, mentre il resto dei consultati è indeciso. Nello specifico, il 19% di coloro che 7 anni fa votarono per l’uscita dall'Europa, oggi reputano quella loro decisione sbagliata.
Non solo. Sempre secondo questa rilevazione dell’istituto che ha raggiunto oltre 2mila persone, i britannici che considerano la Brexit più un fallimento che un successo sono saliti al 61%, mentre solo il 12% crede sia stato un successo, il 18% non la considera né un successo e né un fallimento e il resto non sa.
Mentre, in risposta a un’altra domanda di YouGov, il 70% pensa che il governo britannico abbia gestito male l’addio alla Ue. Persino il re euroscettico Nigel Farage ha di recente dichiarato che la Brexit è stata sinora un fallimento perché, secondo lui, non è mai stata davvero messa in pratica.
Alla Brexit è stata ricondotta anche l’ultima polemica, che ha infiammato il governo Sunak e il Foreign Office a Londra. Perché ieri l’Ue in un documento ha definito le Isole Falkland innanzitutto come “Malvinas”, in quella che è una storica controversia in cui, secondo il governo britannico, Bruxelles avrebbe preso indebitamente posizione.
Nel testo si legge come “sulla questione della sovranità delle isole Malvinas o Falkland, l’Unione Europea ha preso nota della storica posizione del Celac (la Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi, ndr) basata sull’importanza del dialogo e sul rispetto della legge internazionale nella risoluzione delle dispute”.
Esulta Buenos Aires: “È la prima volta che l’Ue ha ufficialmente riconosciuto in una dichiarazione congiunta la posizione latinoamericana sulle isole”. Furia di Londra: “Il governo argentino può fare tutte le lobby che vuole ma non cambia il fatto che le Isole Falkland sono britanniche”, ha dichiarato il ministro degli Esteri James Cleverly, rievocando la guerra del 1982. “Inoltre, in un referendum di dieci anni fa, il 99,8% degli abitanti delle isole ha confermato di voler far parte del Regno Unito”.
Le rimostranze britanniche nei confronti della Ue però non sembra abbiano fatto effetto. Una fonte dell’Unione Europea ha detto al Financial Times: “Il Regno Unito non è parte della Ue. Si sono innervositi per l’uso della parola Malvinas. Se fossero stati ancora parte della famiglia europea, avrebbero potuto opporsi”.