Bruxelles — Sarà Frans Timmermans il “Prodi olandese”. Il vicepresidente della Commissione europea e “padre” del Green Deal, il gigantesco pacchetto ambientalista dell’Ue, ha accettato di candidarsi alle prossime elezioni nei Paesi Bassi. E lo farà per guidare una coalizione tra Socialisti e Verdi. Con l’obiettivo di contrastare l’avanzata populista del Partito dei Contadini e della destra radicale.
«È giunto il momento per noi olandesi di avvicinarci invece che separarci — ha spiegato Timmermans confermando la sua discesa in campo — . Dobbiamo garantire che i Paesi Bassi riacquistino fiducia in se stessi» e affrontino «sfide gigantesche» come la crisi climatica e la guerra ai confini dell’Europa.
Dopo le dimissioni dell’attuale premier, Mark Rutte, leader dei liberali di Amsterdam, il Paese verrà infatti chiamato al voto il prossimo novembre. La sinistra olandese, ridotta ai minimi termini, ha bisogno di allearsi con gli ecologisti per tentare di essere competitivi e contendere la …
Bruxelles — Sarà Frans Timmermans il “Prodi olandese”. Il vicepresidente della Commissione europea e “padre” del Green Deal, il gigantesco pacchetto ambientalista dell’Ue, ha accettato di candidarsi alle prossime elezioni nei Paesi Bassi. E lo farà per guidare una coalizione tra Socialisti e Verdi. Con l’obiettivo di contrastare l’avanzata populista del Partito dei Contadini e della destra radicale.
«È giunto il momento per noi olandesi di avvicinarci invece che separarci — ha spiegato Timmermans confermando la sua discesa in campo — . Dobbiamo garantire che i Paesi Bassi riacquistino fiducia in se stessi» e affrontino «sfide gigantesche» come la crisi climatica e la guerra ai confini dell’Europa.
Dopo le dimissioni dell’attuale premier, Mark Rutte, leader dei liberali di Amsterdam, il Paese verrà infatti chiamato al voto il prossimo novembre. La sinistra olandese, ridotta ai minimi termini, ha bisogno di allearsi con gli ecologisti per tentare di essere competitivi e contendere la guida del governo. Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, l’esito elettorale appare piuttosto incerto. I contadini si attestano intorno al 28 per cento, seguiti al 22 dai liberali di Rutte che però non si ricandiderà, e quindi l’estrema destra di Geert Wilders al 14 per cento.
La somma di Socialisti e Verdi, però, è già quotata intorno al 25 per cento. E puntano a strappare il primo posto alla formazione della protesta agricola. L’idea — considerando che in Olanda vige il sistema elettorale proporzionale — è soprattutto di offrire una nuova alternativa credibile in grado di sfidare la destra sul terreno ambientalista. Un percorso che ricorda l’Ulivo italiano degli anni ‘90.
In un primo momento infatti l’accordo rosso-verde prevedeva l’indicazione di un leader espressione della società civile capace di rappresentare entrambe le sensibilità. Timmermans, grazie al suo impegno sul Green deal, è stato scelto proprio come anello di congiunzione tra le due tradizioni politiche. Anche perché i “contadini”, che ricordano i “gilet gialli” francesi, hanno vinto le ultime elezioni locali proprio battendosi contro il progetto ecologista della Commissione. Il rischio però è che pure ad Amsterdam si possa saldare un’intesa tra populisti e destra radicale che insieme rappresentano oltre il 40 per cento.
I liberali potrebbero quindi diventare un vero ago della bilancia. Nel frattempo l’attuale vice presidente della Commissione dovrebbe lasciare il suo incarico a Bruxelles il 22 agosto, quando la sua leadership sarà ufficializzata. A quel punto l’Olanda sarà chiamata a indicare un nuovo commissario.