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India, nel Manipur in fiamme orrore per il video delle due donne violentate e costrette a sfilare nude

Donne Meitei manifestano per la pace in Maipur

 (afp)
Le due appartengono all'etnia Kuki, in conflitto con la maggioranza induista dei Meitei. Il governo ha cercato di bloccare le immagini. Modi interviene ma non condanna lo scontro tra tribù: “Paese disonorato”
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È oramai fuori controllo lo scontro tribale nello Stato indiano del Manipur al confine con Myanmar, un conflitto sanguinario tra la maggioranza induista dei Meitei che popola le valli più prospere e i Kuki prevalentemente cristiani che abitano nelle montagne. Un conflitto religioso e tribale, dunque, con omicidi da entrambe le parti in nome di privilegi - come il mantenimento di equilibri e distanze - realizzati durante una serie di attacchi e battaglie che in due mesi hanno lasciato a terra 130 morti, causando 35 mila sfollati.

Ma solo ora il mondo è costretto a girare lo sguardo verso questo lembo di terra abitato da 3 milioni e 700 mila indiani perché dopo due mesi è emerso un video che mostra una folla di Meitei mentre costringe due donne Kuki …

È oramai fuori controllo lo scontro tribale nello Stato indiano del Manipur al confine con Myanmar, un conflitto sanguinario tra la maggioranza induista dei Meitei che popola le valli più prospere e i Kuki prevalentemente cristiani che abitano nelle montagne. Un conflitto religioso e tribale, dunque, con omicidi da entrambe le parti in nome di privilegi - come il mantenimento di equilibri e distanze - realizzati durante una serie di attacchi e battaglie che in due mesi hanno lasciato a terra 130 morti, causando 35 mila sfollati.

Ma solo ora il mondo è costretto a girare lo sguardo verso questo lembo di terra abitato da 3 milioni e 700 mila indiani perché dopo due mesi è emerso un video che mostra una folla di Meitei mentre costringe due donne Kuki a sfilare nude per la strada, prima che quattro criminali le trascinino nei cespugli per stuprarle, uccidendo il fratello di una di loro perché tentava di salvarle.

Immagini strazianti, vergognose, brutali, che il governo indiano è riuscito a tenere lontane dall’attenzione dei media dal 4 maggio con una tecnica di controllo sull’audiovisivo già adottata in altre regioni in cui le tensioni etniche infiammano il Paese. Nel video si osserva un uomo che prende a schiaffi una delle due donne, mentre lui e un altro le molestano sessualmente. Le due vittime piangono, cercano di coprire le parti intime, implorano pietà mentre vengono trascinate verso i cespugli a bastonate.

Alla fine il video si è diffuso online, costringendo il premier Narendra Modi ad intervenire con un commento che non condanna però il governatore del Manipur, membro del suo partito, il Bjp: “Questo grave incidente nel Manipur, che ora è venuto ora alla luce, è una vergogna per qualsiasi società di persone civili. Ma è anche un insulto all’intera nazione”.

Parlando alla sessione di apertura del Parlamento, il premier indiano ha detto che "l'intero Paese è stato svergognato"."Voglio assicurare alla nazione che nessun colpevole sarà risparmiato. Verranno presi provvedimenti secondo la legge. Quello che è successo alle figlie del Manipur non potrà mai essere perdonato. Mentre mi trovo accanto a questo tempio della democrazia, il mio cuore è pieno di dolore e di rabbia". 

Modi però non ha affrontato le radici delle tensioni tra le tribù. Il motivo del contendere è una sentenza di un tribunale a favore della maggioranza Meitei che aveva fatto domanda per essere considerata come un gruppo tribale e quindi ottenere i privilegi connessi. Ciò avrebbe consentito ai Meitei di comprare terreni e case nelle colline, zona dei Kuki finora considerata protetta, e anche di avere diritto al posto fisso statale, una misura adottata per aiutare le tribù di minoranza più disagiate.

Ora la polizia è stata costretta a intervenire, dando il via all’inchiesta per rapimento, stupro di gruppo e omicidio. Il coprifuoco è scattato in sei distretti del Manipur e uno degli stupratori è stato individuato e arrestato. Ma le tensioni sono al massimo.

I Kuki si dichiarano vittime di pulizia etnica e chiedono l’indipendenza. “È una situazione da guerra civile”, ha commentato l’avvocato John Mamang di Churachandapur. Mancano cibo, medicine, medici, vestiti. L’odio settario e religioso è esacerbato. E anche i Meitei rinunciano alla concordia. “Non potremo mai convivere con loro”, ha dichiarato Alun Singh, un Meitei della capitale dello Stato, Imphal, “non dopo quello che è successo”.

Il Parlamento europeo, durante la visita ufficiale del premier indiano in Francia nei giorni scorsi, aveva già adottato una risoluzione dal linguaggio diretto condannando la violenza del Manipur come “il risultato delle politiche divisive che promuovono l’Hindutva maggioritaria” del governo Modi. Delhi ha risposto affermando che interventi di questo tipo sono un’intrusione inaccettabile nelle vicende interne dell’India.

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