✕

Patrick Zaki dopo il rilascio: “Ho avuto paura, ora subito a Bologna”

Ascolta l'audio

L’attivista è tornato libero: “Grazie all’Italia. Non vedo l’ora di essere lì. E di fare l’abbonamento allo stadio Dall’Ara per seguire la mia squadra”
2 minuti di lettura

“Sto bene. Grazie. Grazie davvero di tutto. Ho avuto paura, ma ora sono davvero felice”. È una voce euforica quella che arriva nel telefono. La voce di Patrick Zaki tornato libero. Dopo tre giorni di paura, lo studente dell’università di Bologna parla dall’auto che lo sta riportando al Cairo pochi minuti dopo essere uscito dal commissariato di Mansoura, dove martedì era stato portato in attesa di scontare la condanna a tre anni di reclusione inflittagli dal giudice. Condanna che ieri il presidente Abdel Fatah al Sisi ha annullato con un decreto di grazia.

Prima di tutto: come stai?

“Bene, davvero. Sollevato e rilassato. Sto vivendo un momento bellissimo dopo aver avuto il terrore di piombare di nuovo nell’incubo della prigione. Mi hanno trattato bene. Adesso penso solo a riprendere la mia vita: questa volta davvero, in maniera definitiva. Senza più l’incubo del processo e del divieto di viaggiare. Adesso è finita davvero”.

Zaki è stato rilasciato dopo la grazia p…

“Sto bene. Grazie. Grazie davvero di tutto. Ho avuto paura, ma ora sono davvero felice”. È una voce euforica quella che arriva nel telefono. La voce di Patrick Zaki tornato libero. Dopo tre giorni di paura, lo studente dell’università di Bologna parla dall’auto che lo sta riportando al Cairo pochi minuti dopo essere uscito dal commissariato di Mansoura, dove martedì era stato portato in attesa di scontare la condanna a tre anni di reclusione inflittagli dal giudice. Condanna che ieri il presidente Abdel Fatah al Sisi ha annullato con un decreto di grazia.

Prima di tutto: come stai?

“Bene, davvero. Sollevato e rilassato. Sto vivendo un momento bellissimo dopo aver avuto il terrore di piombare di nuovo nell’incubo della prigione. Mi hanno trattato bene. Adesso penso solo a riprendere la mia vita: questa volta davvero, in maniera definitiva. Senza più l’incubo del processo e del divieto di viaggiare. Adesso è finita davvero”.

Zaki è stato rilasciato dopo la grazia presidenziale, l'abbraccio con la famiglia e la fidanzata

Piani per il futuro?

“Stare con la famiglia. Iniziare a lavorare. Tornare a Bologna. Subito. Conto di essere lì nel giro dei prossimi due giorni. Non ho ancora definito precisamente un piano di viaggio ma una cosa la so per certa: non vedo l’ora di essere in Piazza Maggiore. E di comprare l’abbonamento per la prossima stagione allo stadio: sarò lì a tifare Bologna, potete contarci. Devo aggiungere una cosa, posso?”.

Certo che puoi...

“Ora che è finita, vorrei dire grazie al governo italiano, all’ambasciata  al Cairo, all’ambasciatore Michele Quaroni e al primo segretario Marco Cardoni per essere stati al mio fianco e per aver lavorato per me. Grazie ad Amnesty International, grazie a Bologna e alla mia università: sto sognando il momento in cui sarò di nuovo lì. Dico grazie anche alla stampa: a chi non ha mai permesso che la mia storia venisse dimenticata. Da quando scrivo per Repubblica mi sento un giornalista anche io: la vostra redazione insieme a Amnesty International è diventata parte della mia famiglia. Non vedo l’ora di essere lì per ringraziarvi di persona”.

Martedì è stata una giornata convulsa: l’udienza, le telefonate per chiedere aiuto, l’arresto. Tu come l’hai vissuta?

“Ho avuto paura, sarebbe stupido negarlo. Anche se sei un attivista e sai cosa rischi, l’idea di tornare in carcere, di restare confinato per mesi è stata terrorizzante. L’ho vista scorrere davanti a me e non sapevo più cosa fare. Mi hanno portato via e ho pensato che fosse finita. Non mi sarei mai aspettato che tutto finisse così rapidamente. E in questa maniera”.

Sei uscito con la grazia presidenziale: il governo ti ha contattato, te lo hanno spiegato, ti hanno chiesto qualcosa?

“No, mi è stato detto quando ero al commissariato. Nessun messaggio dal governo. Io posso solo sperare, voglio sperare, che il mio non sia un caso isolato. Sapere che anche Mohamed al Baqer (l’avvocato per i diritti umani che era stato arrestato nel 2019) era stato graziato è stata una notizia bellissima. Come bellissima è stata la mobilitazione che c’è stata qui in Egitto alla notizia della mia condanna. I miei colleghi di Eipr (l’ong con cui collabora Patrick ndr.) si sono mobilitati, gli attivisti della società civile che avevano preso parte al Dialogo nazionale erano disposti a cambiare lo scenario politico per me: hanno lasciato il Dialogo, che è una cosa importantissima. E’ stato un messaggio potente e davvero importante per me: ancora una volta, grazie”.

Leggi i commenti