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Tutti contro Isinbaeva: la campionessa vicina a Putin e a Shojgu ora vive a Tenerife

La più grande atleta nella storia del salto con l’asta si trova nelle Canarie spagnole. È criticata dal team di Navalnyj che chiede sanzioni e dai russi che si sentono traditi. Lei replica: “Sono una cittadina del mondo”. Ma non basta a placare le polemiche
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MOSCA – Elena Isinbaeva era abituata a scalare il cielo un centimetro alla volta, non di certo a rintuzzare i colpi delle polemiche. Eppure alla più grande atleta nella storia del salto con l’asta stavolta tocca indossare i guantoni.

Da quando il giornale El Digital Sur ha rivelato che vive a Tenerife, nelle Isole Canarie spagnole, Isinbaeva sta prendendo pugni da tutte le parti. Dai collaboratori dell’oppositore Aleksej Navalnyj che chiedono come mai sia libera di villeggiare in Europa come se niente fosse, mentre i confini sono chiusi ai comuni cittadini russi. E dai sedicenti patrioti che si sentono traditi e vorrebbero persino rinominare lo stadio a lei intitolato a Makachkala.

Tanto rumore perché in Russia lo sport non è mai soltanto sport. E Isinbaeva non è soltanto una sportiva. Prima donna a sbriciolare il muro dei cinque metri, 28 record mondiali, due ori olimpici, tre volte iridata, due titoli europei, Isinbaeva è stata anche rappresentante ufficiale di Vladimir Putin i…

MOSCA – Elena Isinbaeva era abituata a scalare il cielo un centimetro alla volta, non di certo a rintuzzare i colpi delle polemiche. Eppure alla più grande atleta nella storia del salto con l’asta stavolta tocca indossare i guantoni.

Da quando il giornale El Digital Sur ha rivelato che vive a Tenerife, nelle Isole Canarie spagnole, Isinbaeva sta prendendo pugni da tutte le parti. Dai collaboratori dell’oppositore Aleksej Navalnyj che chiedono come mai sia libera di villeggiare in Europa come se niente fosse, mentre i confini sono chiusi ai comuni cittadini russi. E dai sedicenti patrioti che si sentono traditi e vorrebbero persino rinominare lo stadio a lei intitolato a Makachkala.

Tanto rumore perché in Russia lo sport non è mai soltanto sport. E Isinbaeva non è soltanto una sportiva. Prima donna a sbriciolare il muro dei cinque metri, 28 record mondiali, due ori olimpici, tre volte iridata, due titoli europei, Isinbaeva è stata anche rappresentante ufficiale di Vladimir Putin in vista delle presidenziali del 2012 e membro del “Putin Team” di atleti che sostenne la sua ricandidatura alle presidenziali del 2018 e nel 2020 ha contribuito a riscrivere la Costituzione che permetterà al leader del Cremlino di restare al potere fino al 2036.

Gareggiava per il Cska, il club delle forze armate russe, e nel 2015 era stata insignita del grado di maggiore dal ministro della Difesa Sergej Shojgu. Nella sede della sua Fondazione benefica nell’ex porto fluviale di Volgograd, dove l’avevamo incontrata tempo fa, tra le scarpe che le fecero conquistare i due ori olimpici con record mondiale, c’erano anche le sue foto con Putin e Shojgu: incorniciate da delfini colorati, icona della sua charity e suo animale preferito, come i cimeli più preziosi.

Non a caso, il 27 febbraio 2023, era stata inclusa dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky tra le 164 persone sanzionate come “rappresentante dello sport russo, settore che sta cercando di mettere lo sport al servizio dell'aggressione”.

Lei adesso si difende. “I titoli erano una formalità perché non servo e non ho mai servito nelle Forze armate della Federazione Russa”, ha scritto sui social rompendo un silenzio durato più di un anno. Da settembre tornerà a far parte della Commissione Atleti del Comitato Internazionale Olimpico. Dopo approfondita indagine, neppure il Cio, ha aggiunto, ha trovato nulla da ridire sui suoi passati legami con l’esercito russo. Notizia che però non ha fatto che innervosire ulteriormente i russi esclusi dalle competizioni sportive internazionali in seguito all’offensiva russa in Ucraina.

Ma nell’esercito Isinbaeva era anche madrina di Junarmja, l’Esercito dei Giovani, erede dei Pionieri e del Komsomol. Nel 2016 aveva visitato la base aerea di Khmeimim in Siria e ricevuto una medaglia “Per il rafforzamento della comunità militare” sempre dalle mani di Shojgu. Difficile adesso rinnegare tutto.

Secondo il team di Navalnyj, avrebbe acquistato un attico e due ville nelle Canarie e ottenuto così il permesso di soggiorno in Spagna. Un’ingiustizia, protestano.

Certo, il suo penultimo post risaliva al 10 febbraio. Un messaggio enigmatico: “Tutto quello che serve, lo leggerete negli occhi”. Poi il silenzio. Fino al messaggio di tre giorni fa: “Sono una donna del mondo, lo sono sempre stata e lo resterò. Vivo dove lavoro, mangio ciò che amo, comunico con quelli che apprezzo e rispetto”. Ma per prendere le distanze da Putin e dalla sua offensiva russa, ci vuole di più.

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