Mini-rimpasto nel governo Macron: via anche Schiappa, la ministra dello scandalo Playboy
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Dopo giorni di voci e suspense, Emmanuel Macron vara un mini-rimpasto di governo. Confermata la premier Elisabeth Borne, come aveva già annunciato l'Eliseo, così come molti ministri di peso: Bruno Le Maire all'Economia, Catherine Colonna agli Esteri, Gérald Darmanin all’Interno, Eric Dupond-Moretti alla Giustizia, Sébastien Lecornu alla Difesa. Una delle novità è la folgorante asesa di Gabriel Attal, 34 anni, macronista di ferro. Già portavoce del governo, poi al dicastero delle Finanze passa ora all'Istruzione.
Attal prende il posto di Pap Ndiaye, lo storico esperto di colonialismo, ex direttore del museo dell'Immigrazione, nominato poco più di un anno fa tra gli strepiti dell'estrema destra che lo hanno accusat…
PARIGI - Dopo giorni di voci e suspense, Emmanuel Macron vara un mini-rimpasto di governo. Confermata la premier Elisabeth Borne, come aveva già annunciato l'Eliseo, così come molti ministri di peso: Bruno Le Maire all'Economia, Catherine Colonna agli Esteri, Gérald Darmanin all’Interno, Eric Dupond-Moretti alla Giustizia, Sébastien Lecornu alla Difesa. Una delle novità è la folgorante asesa di Gabriel Attal, 34 anni, macronista di ferro. Già portavoce del governo, poi al dicastero delle Finanze passa ora all'Istruzione.
Attal prende il posto di Pap Ndiaye, lo storico esperto di colonialismo, ex direttore del museo dell'Immigrazione, nominato poco più di un anno fa tra gli strepiti dell'estrema destra che lo hanno accusato di “wokismo”, ovvero di essere troppo vicino ai movimenti anti-razzismo e di difesa delle minoranze e quindi poco “repubblicano”.
Un processo alle intenzioni che Ndiaye ha subito, con il martellamento dei media dell'ultradestra, senza essere davvero difeso dalla maggioranza. La scelta di Attal, che ha studiato in una delle scuole private dell'élite parigina, l'Ecole Alsacienne, alla guida di un dicastero che ha 1,2 milioni di dipendenti è una scommessa. "Con la crisi delle periferie, c'è bisogno di un ritorno dell'autorità, dell'ordine a scuola, che lui può incarnare" ha spiegato una fonte governativa a proposito del neoministro dell'Istruzione.
Non è una sorpresa invece l’uscita di Marlène Schiappa, la ministra che aveva posato in copertina di Playboy, finita poi in uno scandalo su presunti favoritismi di un’associazione che ha fondato per lottare contro l’integralismo islamico dopo l’attentato contro il professore Samuel Paty. Schiappa, 40 anni, è stata uno dei nuovi volti del macronismo, già ministra alla Parità durante il primo mandato di Macron, declassata prima a sottosegretaria alla Cittadinanza e dopo all'Economia sociale e solidale. Anche il ministro della Sanità, il medico François Braun, se ne va, giudicato non sufficientemente politico. E' sostituito da Aurélien Rousseau, ex capo di gabinetto della premier, in precedenza direttore dell'Agenzia regionale della Salute (Ars) della regione Ile-de-France.
Borne, già legata al partito socialista, è mantenuta al suo posto, senza entusiasmo da parte di Macron, a lungo tentato di promuovere a capo dell'esecutivo il ministro Darmanin, più popolare a destra. "Per non cambiare nulla, bisogna non cambiare nulla" ha ironizzato Marine Le Pen. A metà aprile, Macron aveva decretato "100 giorni di pacificazione" e "azione" per risolvere la crisi sociale provocata dalla riforma delle pensioni.
Ma la morte di Nahel, il giovane ucciso da un poliziotto a Nanterre, ha spazzato via qualsiasi pacificazione, con i giorni infuocati delle rivolte delle periferie. La coppia Macron-Borne è in difficoltà sondaggi: sono entrambi tra il 28 e il 29% dei consensi. Il capo dello Stato non è riuscito per ora a sedurre dirigenti dei Républicains da inserire nel governo, con l'obiettivo di allargare la sua maggioranza all'Assemblée Nationale. Difficile che il mini-rimpasto varato in queste ore, che lo stesso Eliseo definisce “tecnico”, possa ridare slancio politico al governo.