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Spagna, prove tecniche di censura: Vox blocca Virginia Woolf e promuove boxe e corrida

Il leader di Vox Santiago Abascal

 (afp)
Con le elezioni di domenica il partito di ultradestra spera di ottenere un ruolo determinante ma già usa il pugno di ferro contro l’“ideologia marxista”. L’allarme degli intellettuali
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BARCELLONA - A Valdemorillo, 40 chilometri da Madrid, doveva andare in scena un’opera teatrale ispirata all’“Orlando” di Virginia Woolf. Tema scottante, a detta degli ultras di Vox: si parla di femminismo e transessualità. Cancellata e sostituita da un incontro di boxe. A Santa Cruz de Bezana, in Cantabria, era in programmazione il cartone animato di Disney Pixar “Lightyear”. Che, in una breve scena, mostra due donne che si baciano. Cancellato.

A Briviesca, in provincia di Burgos, regione della Castilla y León, il Comune aveva già firmato il contratto per la rappresentazione di un’opera di Alberto Conejero, “Il mare: visione di alcuni bambini che non l’hanno mai visto”, ispirata alla figura di Antonio Benaiges, un maestro repubblicano fucilato nel 1936. Cancellata dal nuovo sindaco del Pp, eletto con i voti di Vox, con il pretesto di «problemi tecnici e di bilancio».

BARCELLONA - A Valdemorillo, 40 chilometri da Madrid, doveva andare in scena un’opera teatrale ispirata all’“Orlando” di Virginia Woolf. Tema scottante, a detta degli ultras di Vox: si parla di femminismo e transessualità. Cancellata e sostituita da un incontro di boxe. A Santa Cruz de Bezana, in Cantabria, era in programmazione il cartone animato di Disney Pixar “Lightyear”. Che, in una breve scena, mostra due donne che si baciano. Cancellato.

A Briviesca, in provincia di Burgos, regione della Castilla y León, il Comune aveva già firmato il contratto per la rappresentazione di un’opera di Alberto Conejero, “Il mare: visione di alcuni bambini che non l’hanno mai visto”, ispirata alla figura di Antonio Benaiges, un maestro repubblicano fucilato nel 1936. Cancellata dal nuovo sindaco del Pp, eletto con i voti di Vox, con il pretesto di «problemi tecnici e di bilancio».

Il municipio di Burriana, nella provincia valenciana di Castellón, ha invece cancellato l’abbonamento alle riviste infantili Cavall Fort e Camacuc. La motivazione: «Promuovono il separatismo». E non si salva neppure Lope de Vega, il geniale drammaturgo del Siglo de Oro spagnolo: a Getafe, periferia di Madrid, un consigliere comunale di Vox ha chiesto che venga interrotta la rappresentazione della sua opera “La villana de Getafe”, perché contiene «riferimenti sessuali espliciti».

Prove tecniche di censura: in attesa di conoscere il risultato delle legislative di domenica prossima, in cui spera di risultare determinante per la formazione di un eventuale governo di destra a guida Pp, Vox sperimenta già l’ebbrezza del pugno di ferro contro il mondo della cultura, succube dell’«ideologia marxista», secondo la narrazione del partito ultras.

Tra attori, registi, scrittori e intellettuali è subito scattato l’allarme. L’hashtag #StopCensura è diventato in poche ore trending topic sui social quando in rete è stato diffuso un manifesto di dura critica alla linea repressiva imposta – per ora – da decine di amministrazioni locali.

«Noi professionisti del mondo della cultura vogliamo denunciare il ritorno della censura che sta attentando contro la libertà di espressione, un diritto consolidato socialmente e democraticamente nella nostra Costituzione. Pretendiamo la protezione dei nostri diritti fondamentali, perché senza cultura non c’è democrazia», si legge nel documento sottoscritto da decine di nomi di spicco del mondo dello spettacolo. Ma firmato anche da politici, a cominciare dal ministro della Cultura Miquel Iceta e dalla leader di Sumar Yolanda Díaz. E lo stesso premier Pedro Sánchez si unisce al coro di indignazione ricordando come «la libertà di espressione e la libertà di creazione siano qualcosa di fondamentale in una società democratica».

Ma l’ultradestra che nelle prossime ore si gioca alle urne la sua battaglia decisiva ha le idee chiare sugli obiettivi da raggiungere. Non un progetto politico definito (non ce n’è traccia nelle 178 pagine del suo programma elettorale) ma un piano strategico per imporre il proprio rigido controllo sulla sfera culturale. Ispirandosi – sembra una bestemmia – nientemeno che ad Antonio Gramsci, con il suo concetto di “egemonia culturale” che può spianare la strada verso il dominio nell’ambito politico.

Per questo Vox punta innanzitutto a evitare che, in un eventuale governo Feijóo, che venga abolito il Ministero della Cultura, come già era avvenuto nell’ultimo esecutivo di centrodestra guidato da Mariano Rajoy.

L’idea del partito di Santiago Abascal è quella di smantellare tutte le potentissime tv pubbliche regionali per centralizzare il controllo attraverso la rete pubblica Tve. Che secondo il leader di Vox ha il compito di «diffondere e proteggere l’identità nazionale e il contributo della Spagna alla civiltà e alla storia universale, con speciale attenzione alle imprese dei nostri eroi nazionali».

Ovviamente, si tornerebbe alla trasmissione in diretta televisiva delle corride, che hanno un ruolo centrale nella visione della cultura targata Vox. Ma si pensa di dare spazio anche «alle feste popolari e agli eventi religiosi propri della Spagna rurale», da difendere «contro gli attacchi del progressismo e del globalismo». E per completare la normalizzazione, c’è un piano revisionista sulla storia di Spagna. Esaltazione della Reconquista – i Reyes Católicos, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia sono i veri eroi dell’ultradestra – e rivendicazione della Spagna imperiale. «Combatteremo i tentativi di cancellare l’eredità spagnola in America. Non dobbiamo chiedere perdono per il nostro passato», assicura Vox. Manca solo il ritorno al bianco e nero, e sembra di rivivere i tempi del Nodo, il telegiornale di regime dell’epoca franchista.

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