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Libano, una mega villa sul mare minaccia la foca monaca. E la popolazione insorge

La foca monaca di Amchit

 (afp)
L’abusivismo edilizio iniziato negli anni della guerra civile ha messo a repentaglio l’ecosistema del Paese. I libanesi che ormai non hanno quasi più accesso alle spiagge vogliono tutelare l’animale a rischio di estinzione
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Il via libera per la costruzione di una mega villa sul mare che potrebbe mettere a repentaglio la vita di una foca monaca suona come l’ennesima beffa per i libanesi piegati da anni di crisi economica.

Non solo per gli animalisti, che ricordano che l’animale è il sesto più a rischio di estinzione del mondo, ma per tutta la popolazione, indignata per la priorità assegnata alla lussuosa casa privata in un Libano sull’orlo del collasso. 

L’associazione libanese Terre Liban ha definito “uno scempio” ciò che sta accadendo nella spiaggia di Amchit, una delle ultime baie pubbliche del Paese, a 40 chilometri dalla capitale Beirut. E sarebbe proprio l’abusivismo edilizio ad aver reso inaccessibile l’80% della costa libanese, nonché a minacciare l’esistenza di questa i…

Il via libera per la costruzione di una mega villa sul mare che potrebbe mettere a repentaglio la vita di una foca monaca suona come l’ennesima beffa per i libanesi piegati da anni di crisi economica.

Non solo per gli animalisti, che ricordano che l’animale è il sesto più a rischio di estinzione del mondo, ma per tutta la popolazione, indignata per la priorità assegnata alla lussuosa casa privata in un Libano sull’orlo del collasso. 

L’associazione libanese Terre Liban ha definito “uno scempio” ciò che sta accadendo nella spiaggia di Amchit, una delle ultime baie pubbliche del Paese, a 40 chilometri dalla capitale Beirut. E sarebbe proprio l’abusivismo edilizio ad aver reso inaccessibile l’80% della costa libanese, nonché a minacciare l’esistenza di questa iconica specie.

Secondo l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) esisterebbero ormai solo tra i 350 e i 450 esemplari di foca monaca, che "in quanto predatore apicale, cioè predatore di altri predatori, può contribuire all'equilibrio dell'ecosistema marino". A spiegarlo è il biologo marino Stefano Lelli, che racconta ad Ansamed che in un Paese dove la costa è “altamente antropizzata, bisogna salvaguardare le aree parzialmente selvagge”.

Ma il comune della località libanese e il ministero del Turismo non sembrano essere d’accordo, supportando le iniziative di chi investe nella costruzione di edifici lungo il Mediterraneo. Il sindaco di Amchit, Antoine Issa, assicura che i lavori sono stati avviati previa "approvazione del ministero dell'Ambiente e del Consiglio superiore dell'urbanistica", e che, poiché “la costa libanese è piena di grotte, la foca avrebbe dove stare anche se quella in questione venisse distrutta”.

“Parliamo di una foca soltanto, non di cento", minimizza il primo cittadino, sostenendo che gli ambientalisti stiano “sollevando un polverone sul tema”. Eppure questi animali un tempo erano abbondanti nel Mediterraneo, sempre più affollato a causa del turismo che li ha costretti a cercare riparo nelle grotte.

Per gli abitanti della località costiera “la foca ha scelto la grotta per la pulizia dell’acqua e per i ciottoli su cui può riposare”. E la legge libanese sulla protezione ambientale del 2002 sostiene le loro posizioni: "le spiagge e le risorse naturali della Repubblica libanese devono essere protetti dai pericoli dell'inquinamento in tutte le sue forme".

La realtà però è molto diversa. L’abusivismo edilizio ha cominciato a dilagare durante gli anni della guerra civile, tra il 1975 e il 1990, quando sul litorale hanno cominciato a fiorire abitazioni private e stabilimenti balneari. Anche l’accesso al mare, così, è diventato un bene di lusso per i libanesi, che spesso non si possono permettere i 30 dollari richiesti per una giornata in resort. Una cifra superiore a un terzo del salario minimo nazionale.
"La crisi economica, sociale e politica del Libano ha avuto e sta avendo un pesantissimo impatto sull'ecosistema, in particolare quello costiero libanese”, spiega il biologo Lelli. “In questo ambito anche i buoni propositi delle amministrazioni locali, possono lasciare il passo a interessi più immediati e redditizi".

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