Esteri

la testimonianza

“Ora sogno di vedere il Bologna giocare allo stadio Dall’Ara”

In un testo per Repubblica Patrick Zaki parla dei suoi progetti per il futuro

2 minuti di lettura

La mia vita ricomincia da qui. Questa volta davvero. In maniera definitiva. Senza più l’incubo del processo e del divieto di viaggiare che mi hanno seguito ovunque in questo periodo.

Sono state giornate difficili quelle che ho passato in questa settimana, ma ora sto vivendo un momento bellissimo dopo aver avuto il terrore di piombare di nuovo nell’incubo della prigione. E ora che sono finalmente rilassato mi posso permettere di sognare. Sogno Bologna, sogno Piazza Maggiore, sogno di passeggiare nelle strade che mi sono mancate così tanto, sogno di rivedere la mia università, i miei colleghi e tutte le persone che mi hanno sostenuto in questi mesi e che sono tantissime. Succederà prestissimo, ve lo assicuro.

Così come vi assicuro che una delle prime cose che farò non appena tornato sarà fare l’abbonamento per seguire il Bologna calcio allo stadio Dall’Ara: la prossima stagione voglio essere lì a tifare per la mia squadra del cuore. Contate su di me per questo.

Una parte di me ancora non crede del tutto che presto sarò in Italia. Mi pare incredibile anche solo parlarne a così poca distanza di tempo dall’arresto di martedì scorso. Davvero non mi sarei mai aspettato che cose andassero così veloci, che arrivasse questa grazia.

Ma del resto ci sono molte cose che non mi aspettavo: la prima è che mi arrestassero in tribunale. Ho avuto paura, sarebbe stupido negarlo. Anche se sei un attivista e sai che per questo corri dei rischi l’idea di tornare in carcere, di restare di nuovo confinato per mesi in una cella è stata terrorizzante. L’ho vista scorrere davanti a me e non sapevo cosa fare. Mi hanno portato via e ho pensato che fosse finita, che sarei stato rinchiuso per mesi.

Se questo non è accaduto, se si è arrivati così in fretta a una soluzione positiva, ci sono molte persone a cui sono debitore, tanti grazie che vorrei dire: grazie all’ambasciata italiana al Cairo, all’ambasciatore Michele Quaroni, al primo segretario Marco Cardoni per essere stati al mio fianco e per aver lavorato per me. Grazie al governo italiano, grazie ad Amnesty International, grazie a Bologna e alla mia università, alla mia infaticabile professoressa Rita Monticelli. Grazie anche alla stampa: a tutti quelli che non hanno mai permesso che la mia storia venisse dimenticata.

Quando tornerò - e sarà presto - non andrò solo a Bologna. Da quando scrivo per Repubblica mi sento un giornalista anche io: la vostra redazione insieme a Amnesty International è diventata parte della mia famiglia italiana. E dunque non vedo l’ora di essere a Roma per ringraziarvi di persona e per ringraziare tutta la squadra di Amnesty.

Ma tanti grazie li devo dire anche qui, in Egitto. Grazie ai miei amici, ai miei colleghi di Eipr (l’ong con cui collaborava al momento dell’arresto ndr.) che si sono mobilitati, agli attivisti della società civile che avevano preso parte al Dialogo nazionale e che quando è arrivata la notizia della mia condanna erano pronti a lasciare per protesta. Sapere che la grazia non è arrivata solo per me ma anche per Mohamed al Baqer (l’avvocato per i diritti umani che era stato arrestato nel 2019 ndr) è una bellissima notizia sia per me che per loro.

Ci vediamo presto Italia!

(Questo testo è stato raccolto in una conversazione fra Francesca Caferri e Patrick Zaki)

I commenti dei lettori