Squali “cocainomani” al largo della Florida, gli esperti indagano
di Veronica StiglianiNuotano in tondo oppure zigzagando, si avvicinano agli esseri umani di cui normalmente hanno paura, o ancora sembrano inseguire prede inesistenti come se avessero le allucinazioni. Ipotesi che, per quanto assurda, potrebbe essere plausibile.
Sono gli “squali cocainomani” che popolano le acque della Florida e che potrebbero davvero aver assunto una certa dose di droga, impossibile da quantificare con precisione, dispersa nell’oceano Atlantico.
D’altra parte l’area è attraversata dalle rotte dei narcotrafficanti che dal Sud America trasportano sostanze stupefacenti verso gli Stati Uniti: un piccolo foro in uno dei pacchetti di cocaina, molto solubile, sarebbe sufficiente a disperdere abbastanza polvere da contaminare l’acqua de…
Nuotano in tondo oppure zigzagando, si avvicinano agli esseri umani di cui normalmente hanno paura, o ancora sembrano inseguire prede inesistenti come se avessero le allucinazioni. Ipotesi che, per quanto assurda, potrebbe essere plausibile.
Sono gli “squali cocainomani” che popolano le acque della Florida e che potrebbero davvero aver assunto una certa dose di droga, impossibile da quantificare con precisione, dispersa nell’oceano Atlantico.
D’altra parte l’area è attraversata dalle rotte dei narcotrafficanti che dal Sud America trasportano sostanze stupefacenti verso gli Stati Uniti: un piccolo foro in uno dei pacchetti di cocaina, molto solubile, sarebbe sufficiente a disperdere abbastanza polvere da contaminare l’acqua del mare.
Ma potrebbe anche trattarsi di quantitativi maggiori, visto che spesso i trafficanti gettano dalla barca i loro carichi per sfuggire ai controlli della polizia. A tutto danno della fauna marina, che non solo ingerisce le sostanze, ma addirittura sembrerebbe diventarne dipendente.
Questo è l’oggetto della ricerca condotta da Tracy Fanara, ingegnere ambientale, e Tom Hird, biologo marino per lo show americano Shark Week su Discovery Channel. Un team di esperti ha passato sei giorni sulle isole della catena Florida Keys,al largo della punta meridionale dello Stato americano. La località è stata scelta proprio a causa delle correnti marine convergenti che trasporterebbero in questo settore di mare i carichi di cocaina dispersi. Non a caso durante la loro permanenza alcuni pacchetti di droga sono stati trovati sulla spiaggia, trascinati dalle onde. Due volte.
“Se la cocaina fosse una fonte di inquinamento dispersa regolarmente nel mare, sarebbe plausibile immaginare che gli squali ne subiscano gli effetti”, spiega Fanara.
Gli esperti hanno raccontato di aver osservato uno squalo martello avvicinarsi a dei subacquei, in modo del tutto contrario rispetto al suo comportamento abituale. Un esemplare di sandbar, invece, è stato visto nuotare in cerchio, concentratissimo su oggetto. Che però non c’era.
Tra gli esperimenti condotti dalla squadra di ricercatori, uno prevedeva di gettare in acqua dei finti pacchetti di droga. Risultato: gli squali si sono fiondati sulle esche, lasciando intendere di avere sviluppato una vera e propria assuefazione dalla droga. “È stato pazzesco”, ha commentato Hird.
“Sono necessarie ulteriori ricerche” è la conclusione del progetto guidato da Hird e Fanara. Che spiegano di voler procedere prelevando campioni di sangue dagli animali per capire il loro livello di intossicazione. Il curioso caso ci ricorda, nelle parole di Fanara, che “tutto ciò che usiamo, tutto ciò che produciamo, tutto ciò che immettiamo nel nostro corpo finisce in mare, e il mondo marino da cui dipendiamo viene toccato”. La cocaina che droga gli squali è l’ennesima sostanza inquinante che minaccia l’ecosistema oceanico.
Gettando un’altra ombra su uno scenario già inquietante, visto che di recente un fenomeno altrettanto curioso ha interessato acque non troppo distanti, quelle della California.
Nella baia di Monterey i comportamenti anomali e soprattutto aggressivi dei leoni marini gli aveva fatto conquistare il nome di “foche pazze”. In quel caso non per colpa della cocaina ma di un’alga che, a causa del riscaldamento climatico che ha alzato le temperature dell’acqua, aveva rilasciato delle neurotossine molto nocive per gli animali di mare.