Zuppi volerà in Cina: “Dobbiamo sempre cercare vie di pace”
dal nostro inviato Iacopo ScaramuzziEREMO DI CAMALDOLI (AREZZO) — Sarà la Cina la quarta e ultima tappa del cardinale Matteo Zuppi per tentare di sbloccare la guerra in Ucraina.
L’arcivescovo di Bologna è stato incaricato da Papa Francesco di cercare spiragli per la pace a partire dall’impegno umanitario. Con questo spirito si è recato a Kiev, a inizio giugno, e a Mosca, a fine giugno.
Ma fin dall’inizio la diplomazia vaticana ha fatto capire che la missione del porporato romano avrebbe potuto toccare altre capitali, a riprova della convinzione di Papa Francesco che l’invasione russa dell’Ucraina non coinvolga solo i due paesi e possa essere risolta solo coinvolgendo i pesi massimi della comunità internazionale.
Per questo la scorsa settimana Zuppi è volato a Washington, d…
EREMO DI CAMALDOLI (AREZZO) — Sarà la Cina la quarta e ultima tappa del cardinale Matteo Zuppi per tentare di sbloccare la guerra in Ucraina.
L’arcivescovo di Bologna è stato incaricato da Papa Francesco di cercare spiragli per la pace a partire dall’impegno umanitario. Con questo spirito si è recato a Kiev, a inizio giugno, e a Mosca, a fine giugno.
Ma fin dall’inizio la diplomazia vaticana ha fatto capire che la missione del porporato romano avrebbe potuto toccare altre capitali, a riprova della convinzione di Papa Francesco che l’invasione russa dell’Ucraina non coinvolga solo i due paesi e possa essere risolta solo coinvolgendo i pesi massimi della comunità internazionale.
Per questo la scorsa settimana Zuppi è volato a Washington, dove è stato ricevuto dal presidente in persona. Dell’incontro con Joe Biden nello Studio ovale non sono state pubblicate foto, segno di una certo understatement dell’amministrazione a stelle e strisce, ma l’incontro, di oltre un’ora, è stato cordiale.
Tanto Washington quanto il Palazzo apostolico hanno riferito che al centro delle discussioni vi sono state le questioni umanitarie. A partire dallo scambio dei prigionieri e dal rimpatrio in Ucraina dei bambini deportati dai russi. Le posizioni degli Usa e della Santa Sede non coincidono – a Roma la fornitura di “bombe a grappolo” a Kiev è stata accolta con apprensione – ma su tali questioni c’è ampio margine di collaborazione.
Così come il Papa ha guardato, sin da subito, all’altro gigante della geopolitica mondiale. Con la Cina la Santa Sede non ha rapporti diplomatici, e non è dunque chiaro chi incontrerebbe Zuppi a Pechino. Ma le diplomazie sono a lavoro e il governo cinese avrebbe già dato disponibilità ad accogliere il cardinale romano.
Un viaggio che dovrebbe svolgersi prossimamente: qualcuno dice prima di metà agosto. E nel quale, presumibilmente, il cardinale Zuppi continuerà a focalizzare i propri sforzi nella mediazione umanitaria.
Ribadendo, come ha fatto più volte, che il Vaticano non ha alcun “piano per la pace”, né ha la presunzione di offrire una mediazione. E facendo attenzione a distinguere promesse e parole da fatti e impegni concreti.
Ma anche pronto a cogliere segnali di apertura, come quello del nuovo ambasciatore russo in Italia, Alexei Vladimorovic Paramonov, che, in un contributo su Repubblica, ha scritto che Mosca "accetta con rispetto qualsiasi proposta di pace da chiunque provenga: il Vaticano, un gruppo di Stati africani, Indonesia, Brasile o Cina”.
Papa Francesco, di certo, è convinto che la Cina possa essere un attore-chiave nella promozione della pace nel mondo. Il cardinale Zuppi, per ora, si schernisce.
All’eremo in Toscana dove ieri ha partecipato, con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ad un convegno per commemorare gli ottant’anni del “Codice di Camaldoli”, ha schivato le domande dei cronisti sulla sua missione. Ma nel suo discorso ha rimarcato più volte l’impegno per la pace.
A Camaldoli, a luglio del 1943, si ritrovò un gruppo di intellettuali cattolici che diede forma ad una visione che "aiutò a preparare quell’inchiostro con cui venne scritta la Costituzione”, ha rimarcato il presidente della Cei. Che ha criticato la odierna “politica epidermica, a volte ignorante, del giorno per giorno, con poche visioni, segnata da interessi modesti ma molto enfatizzati”.
Ha anche messo in luce che Papa Francesco "insiste sulla pace anche quando sembra difficile o sulla fraternità anche quando dilaga l’estraneità o la chiusura dei populismi”. E ha ricordato che il “Codice di Camaldoli” nacque “in uno dei momenti più bui della lunga notte della guerra. Dobbiamo constatare che la pace non è mai un bene perpetuo neanche in Europa.
Questa consapevolezza dovrebbe muoverci a responsabilità e decisioni”, ha aggiunto. Perché “è nella notte che bisogna trovare la luce, è nella guerra che bisogna trovare la pace”. Se serve, arrivando fino in Cina.