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Taiwan si prepara allo scontro con la Cina e guarda al sistema di droni ucraino

Il governo di Taipei ha osservato con interesse gli sviluppi sul campo dopo l’invasione russa. Minacciata da una Pechino sempre più assertiva, l’isola di Formosa sa di dover colmare il divario in questo imprescindibile settore
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Nella sua sfida contro il gigante cinese, Taiwan prende a modello Kiev. Come fa l’Ucraina a tenere testa a un nemico molto più potente di lei, la Russia? Questa è la domanda che si pone il governo di Formosa dal giorno dell’invasione russa del febbraio 2022.

E la risposta, contenuta in un rapporto di 77 slides presentato alla presidente Tsai Ing-wen, può essere sintetizzata così: grazie ai droni.

Armi piccole e a basso costo che possono compensare sistemi grandi e costosi, principio base della guerra asimmetrica. “Un solo drone può far saltare in aria un carro armato", spiega a Reuters Hawk Yang, capo del dipartimento di ricerca e sviluppo dell’azienda tai…

Nella sua sfida contro il gigante cinese, Taiwan prende a modello Kiev. Come fa l’Ucraina a tenere testa a un nemico molto più potente di lei, la Russia? Questa è la domanda che si pone il governo di Formosa dal giorno dell’invasione russa del febbraio 2022.

E la risposta, contenuta in un rapporto di 77 slides presentato alla presidente Tsai Ing-wen, può essere sintetizzata così: grazie ai droni.

Armi piccole e a basso costo che possono compensare sistemi grandi e costosi, principio base della guerra asimmetrica. “Un solo drone può far saltare in aria un carro armato", spiega a Reuters Hawk Yang, capo del dipartimento di ricerca e sviluppo dell’azienda taiwanese Thunder Tiger Group.

Si tratta di una delle nove compagnie coinvolta nel programma “Drone national team”, lanciato per reclutare i produttori di droni commerciali dell'isola e le aziende aeronautiche e aerospaziali in uno sforzo congiunto con l'esercito per accelerare la costruzione di una catena di approvvigionamento.

Perché Taipei legge con interesse le righe della presentazione che mostrano come l’Ucraina sia riuscita “a creare una parziale supremazia aerea", ma soprattutto con invidia: lo stesso rapporto segnala un enorme ritardo dell’isola rispetto al suo rivale oltre lo Stretto, la Cina.

Il divario con la Cina

Taiwan dispone infatti solo di quattro tipi di drone, per una flotta di qualche centinaia di modelli. Contro le decine di migliaia dell’Esercito popolare di liberazione, Pla, che può vantare 50 tipi diversi di questi preziosi strumenti.

Di fronte all’amara evidenza la presidente si è posta un obiettivo ambizioso: produrre 3.200 droni militari entro la metà del 2024. Il coordinatore dell’iniziativa, Max Lo, ha spiegato che la sua squadra sta “facendo del suo meglio per recuperare il ritardo e produrre droni militari. Speriamo di sviluppare rapidamente la nostra capacità sulla base della tecnologia esistente, in modo da poter essere come l'Ucraina".

Tra gli strumenti che si prevede di ottenere ci sono mini-droni che pesano meno di due chilogrammi e velivoli di sorveglianza più grandi con un raggio d'azione di 150 chilometri, ma anche elicotteri di sorveglianza senza pilota da nave o da terra con un raggio d'azione di 400 chilometri e che possono rimanere in volo fino a sei ore.

Il modello ucraino

La guerra tra Russia e Ucraina ha dato a Taiwan "grande ispirazione", ha detto l'ufficio di Tsai, perché è diventato evidente che in futuro “i droni giocheranno un ruolo molto importante sia nelle applicazioni civili che in quelle militari". Un settore, dunque, in cui l’isola non può farsi trovare impreparata.

In Ucraina, entrambe le parti si sono affidate a un'ampia gamma di droni per la ricognizione, la sorveglianza e per gli attacchi dall’alto. La possibilità di sganciare granate e colpi di mortaio rappresenta una minaccia mortale per carri armati, artiglieria, truppe e depositi di rifornimenti. Senza rischiare la perdita di vite umane.

A essere sacrificati sono i droni stessi, 10mila al mese quelli dell’esercito ucraino, secondo il Royal United Services Institute. Che suggerisce quindi di avere droni in grandi quantità, il più economici possibile.

Un militare ucraino prepara un drone da ricognizione, Reuters/Sofiia Gatilova

 

Il quadrante Indo-Pacifico

Il contesto geopolitico impone a Taiwan di correre ai ripari. Fulcro della più ampia disputa tra i due giganti Stati Uniti e Cina, Taiwan trova in Washington il suo principale alleato. Insieme ad Australia, Giappone e Corea del Sud, compete con Pechino per preservare il dominio americano nella regione. Minacciato da una Cina sempre più assertiva, determinata a scalzare gli Usa dal podio che la vede prima potenza globale.

Mentre il Partito comunista cinese sostiene che Taiwan sia una parte inalienabile del territorio della Cina, gli Stati Uniti sono impegnati formalmente nella difesa dell’isola, pur perseguendo una linea “ambigua” in merito alla possibilità di intervenire militarmente in caso di conflitto tra le due parti.

Nel corso delle sue ripetute campagne intimidatorie, la Cina ha impiegato con crescente frequenza i droni. A fine aprile il TB-001 Twin-Tailed Scorpion ha completato il primo "accerchiamento" conosciuto di Taiwan da parte di un drone.

Se gli Usa dispongono della “flotta di droni più ampia e sofisticata del mondo”, come assicura la società di ricerca Teal Group, è vero anche che in caso di scontro tra Pechino e Taipei i droni statunitensi potrebbero essere inviati solo dall'esterno della zona di conflitto. Tradotto: Taiwan dovrebbe contare solo sulle forze.

Tsai è quindi risoluta nel voler creare una “catena di morte” di droni, che consenta di identificare, tracciare e distruggere gli obiettivi nemici. Vuole dotarsi di un gran numero di piccoli sistemi d’arma per scoraggiare la Cina ad attaccare, rendendo l’isola “un porcospino”, secondo il gergo militare.

Il Presidente cinese Xi Jinping su uno schermo al Museo Militare della Rivoluzione Popolare Cinese a Pechino, Reuters/Florence Lo

 

Ma considerando che la Cina ha lanciato il suo programma di sviluppo di droni già negli anni Sessanta e che ora sta lavorando per affinare le potenzialità degli "sciami di droni", cioè di gruppi di dispositivi dotati di intelligenza artificiale che agiscono di concerto per attaccare gli obiettivi nemici, Taiwan deve darsi da fare.

Il ritardo si dispiega infatti su diverse aree, che spaziano dalle batterie ai sistemi di controllo che difendono i droni dal dirottamento, ai sistemi di comunicazione.

D’altra parte lo sviluppato settore tecnologico di Taiwan è in grado di fornire ai produttori di droni componenti chiave come sensori e semiconduttori avanzati. Alla campagna nazionale hanno aderito aziende che hanno in cantiere i sistemi necessari alla sicurezza del Paese, sfruttando le infrastrutture high tech esistenti sull'isola.

Le aziende civili arruolate nell'iniziativa sono state incaricate progetteranno almeno sei tipi di droni e sistemi anti-drone, insieme ad altri sei nuovi tipi di droni in fase di sviluppo presso il braccio di ricerca e sviluppo della difesa dell'esercito di Taiwan, per cominciare.

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