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I leader del Mediterraneo a Roma. Meloni cerca un patto sui migranti

(reuters)
Presenti von der Leyen e capi di governo, dalla Libia alla Mauritania. Atteso anche l’emiratino bin Zayed al Nayhan. Grande assente la Francia che si è scontrata con l’Italia sull’immigrazione. Obiettivo: investimenti nei Paesi di provenienza
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Libia, Tunisia, Egitto, Algeria, Emirati, Turchia. In nove mesi di governo la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno battuto le capitali del Mediterraneo allargato cercando una strategia che consentisse di arginare l’immigrazione irregolare, un tema che la destra ha messo al centro della sua agenda politica e della propaganda. Ma gli sforzi, finora, sono falliti.

Dall’inizio dell’anno, in Italia sono arrivate 83.400 persone, erano state 34mila in tutto il 2022. Serve un piano di sviluppo economico per i Paesi di provenienza, ripete l’esecutivo, ma non è un impegno economico che l’Italia possa sobbarcarsi da sola. Il cosiddetto “piano Mattei” di cui Meloni ha parlato più volte per ora è poco più che un enunciato.

C’è bisogno di soldi, e di alleati, anche…

Libia, Tunisia, Egitto, Algeria, Emirati, Turchia. In nove mesi di governo la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno battuto le capitali del Mediterraneo allargato cercando una strategia che consentisse di arginare l’immigrazione irregolare, un tema che la destra ha messo al centro della sua agenda politica e della propaganda. Ma gli sforzi, finora, sono falliti.

Dall’inizio dell’anno, in Italia sono arrivate 83.400 persone, erano state 34mila in tutto il 2022. Serve un piano di sviluppo economico per i Paesi di provenienza, ripete l’esecutivo, ma non è un impegno economico che l’Italia possa sobbarcarsi da sola. Il cosiddetto “piano Mattei” di cui Meloni ha parlato più volte per ora è poco più che un enunciato.

C’è bisogno di soldi, e di alleati, anche scomodi. Con l’obiettivo di costruire una sorta di patto politico del Mediterraneo allargato il governo ha organizzato domenica a Roma la Conferenza internazionale sullo sviluppo e le migrazioni, nel palazzo della Farnesina.

Il parterre degli ospiti è di peso. Ci saranno la presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen e il presidente del consiglio Ue, Charles Michel, funzionari del Fondo monetario internazionale, delle Nazioni Unite, dei fondi di sviluppo arabi, rappresentanti dei cosiddetti Med Five, i Paesi che più risentono delle conseguenze dell’instabilità nel Mediterraneo — Grecia, Cipro, Malta, Spagna, oltre all’Italia — e alcuni degli attori più influenti dell’area: la Turchia, con il ministro degli Esteri, Hakan Fidan; l’Egitto, con il primo ministro Mostafa Kemal Madbouly; la Libia rappresentata dal leader del Consiglio presidenziale Mohamed al Menfi; l’Algeria; il primo ministro del Niger, Ouhoumoudou Mahamadou, Paese chiave per il controllo delle rotte migratore dall’Africa subsahariana, il presidente tunisino Kais Saied e quello della Mauritania, Mohamed Ould Cheikh El Ghazouani.

Ma soprattutto dovrebbe arrivare a Roma Mohamed bin Zayed Al Nahyan (Mbz), l’uomo forte del Golfo, oggi più competitor che alleato del suo vicino, il saudita Mohammed Bin Salman. È proprio durante la visita di Meloni e Tajani ad Abu Dhabi nel marzo scorso, e prima con il viaggio della premier in India, che è nata l’idea di una conferenza internazionale per mettere intorno a un tavolo chi ha i capitali per fare investimenti, e i Paesi che ne hanno bisogno.

Gli Emirati hanno numerosi interessi nel Maghreb e nel Corno d’Africa, non sempre coincidenti con quelli italiani — in Libia per esempio sostengono il generale Khalifa Haftar, avversario del governo appoggiato da Roma — e hanno a cuore la stabilità dell’area.

Mbz gioca anche una partita più ampia per l’influenza in Africa e Medio Oriente in competizione con i sauditi. E in quest’ottica vuole rafforzare i rapporti con l’Europa scommettendo su un governo che ad Abu Dhabi è considerato in ascesa. Per Riad arriverà a Roma invece il ministro degli Interni che gestisce il dossier migranti.

Non ci sarà invece la Francia, che si è scontrata più volte con l’Italia proprio sull’immigrazione: un’assenza che pesa e rischia di vanificare almeno in parte la riuscita dell’iniziativa, vista l’influenza di Parigi nella regione, dalla Libia al Sahel.

È improbabile che dal vertice esca un accordo concreto, considerati anche gli interessi divergenti di molti ospiti, ma per il governo sarebbe già un risultato costruire un format con cui facilitare gli investimenti, dall’energia al commercio.

I rischi politici non mancano. Molti dei leader invitati governano col pungo duro Paesi dove le organizzazioni umanitarie denunciano gravi violazioni dei diritti umani. Già a Tunisi, con l’autoritario Saied, artefice di una estesa campagna di repressione politica e a cui l’Ue ha appena promesso 250 milioni di euro, Meloni ha taciuto sui diritti e la democrazia.

In vista di domenica, mentre dal Nordafrica arrivano ancora notizie di migranti morti, 27 ong hanno scritto alla premier chiedendole di "considerare le implicazioni di partenariati strategici per la gestione dei flussi migratori con governi autoritari e non trasparenti, tra cui Egitto e Tunisia, e con la Libia, teatro di crimini contro l’umanità”. E ong come Refugees in Libya si preparano a un controvertice per denunciare abusi e violazioni.

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