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Attacco russo a Odessa: i missili sulla cattedrale feriscono al cuore la perla del Mar Nero

(reuters)
Il bilancio è di un morto e 15 feriti, colpiti edifici protetti dall’Unesco. Le difese aeree della città del Sud appaiono più vulnerabili di quelle di Kiev
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Kramatorsk — Dei diciannove missili lanciati dai russi contro Odessa e contro il sud dell’Ucraina uno ha colpito la navata destra della cattedrale della Trasfigurazione, la prima chiesa di Odessa, considerata un tesoro storico e spirituale della città. Il bilancio è di un morto e 15 feriti.

La testata esplosiva ha fatto saltare con la sua onda d’urto una cupola, ha sbriciolato i muri di separazione, sfondato le vetrate colorate, curvato i muri, incrinato la facciata a destra e appiccato un incendio a un angolo opposto – poche ore prima della Messa domenicale.

Altri missili hanno colpito e danneggiato venti edifici protetti dall’Unesco nel centro di Odessa, un reticolo di palazzi in stile liberty che scende con dolcezza verso il mare e che si pensava fosse al riparo dagli attacchi della Russia.

Non è un luogo strategico, non ha alcun valore militare, è un luogo di bellezza che prima della guerra nel Donbass attirava, fra gli altri, un numero enorme di visitatori russi. Per …

Kramatorsk — Dei diciannove missili lanciati dai russi contro Odessa e contro il sud dell’Ucraina uno ha colpito la navata destra della cattedrale della Trasfigurazione, la prima chiesa di Odessa, considerata un tesoro storico e spirituale della città. Il bilancio è di un morto e 15 feriti.

La testata esplosiva ha fatto saltare con la sua onda d’urto una cupola, ha sbriciolato i muri di separazione, sfondato le vetrate colorate, curvato i muri, incrinato la facciata a destra e appiccato un incendio a un angolo opposto – poche ore prima della Messa domenicale.

Altri missili hanno colpito e danneggiato venti edifici protetti dall’Unesco nel centro di Odessa, un reticolo di palazzi in stile liberty che scende con dolcezza verso il mare e che si pensava fosse al riparo dagli attacchi della Russia.

Non è un luogo strategico, non ha alcun valore militare, è un luogo di bellezza che prima della guerra nel Donbass attirava, fra gli altri, un numero enorme di visitatori russi. Per la maggior parte di questi mesi di invasione la vita in quelle strade a pavé è proseguita quasi come se la guerra riguardasse gli altri e se non fosse stato per il coprifuoco e per la mancanza di energia elettrica – soltanto quest’inverno – l’illusione sarebbe stata perfetta.

La cattedrale della Trasfigurazione è un luogo simbolo: distrutta per ordine di Stalin nel 1936 durante la campagna di Stato contro la religione, fu ricostruita nel 1993, soltanto due anni dopo l’indipendenza ucraina – come gesto di riscatto dopo decenni di dominio sovietico e moscovita.

Oggi molti abitanti di Odessa si sono ritrovati davanti e dentro al luogo sacro per raccogliere i detriti e pulire i pavimenti e il piazzale, spinti dall’impulso collettivo che a volte si accende in una città colpita.

I preti ortodossi hanno celebrato la Messa all’aperto – ed è stata una scena singolare, considerato che appartengono al ramo ortodosso che si riconosce nella Chiesa di Mosca e che molti ucraini considerano in odore di tradimento.

In generale, il mito della Russia di Putin protettrice della civiltà cristiana e di Mosca come la Terza Roma, creato e gonfiato dalla propaganda russa anche in Occidente, non si concilia con il missile che ieri notte ha centrato la cattedrale. Il governo italiano con una nota ufficiale si è offerto di aiutare nei lavori di restaurazione.

Da una settimana i raid aerei dei russi arrivano su Odessa tutte le notti, con missili e con droni, e hanno devastato non soltanto i palazzi del centro ma anche le infrastrutture portuali che servono allo stoccaggio e all’esportazione del grano.

In teoria questo accanimento è cominciato una settimana fa, quando gli ucraini hanno attaccato con due droni navali il ponte di Kerch, ed è stato annunciato dal Cremlino come una rappresaglia. Ma è possibile che si tratti di un’operazione specifica per devastare l’export di grano ucraino pensata da tempo e che sarebbe arrivata anche senza attacco ucraino al ponte di Kerch, perché c’erano molte indiscrezioni sul fatto che Mosca non avrebbe rinnovato l’accordo sul grano e senza la presenza delle navi da carico straniere i russi sono liberi di bombardare.

I danni sono così gravi che anche se l’accordo fosse rinnovato oggi ci vorrebbero molti mesi di lavori per far ripartire i carichi di grano verso i mercati esteri. Oltre ai bombardamenti, la Marina militare russa minaccia di trattare le navi che si avvicinano alla costa ucraina come potenziali vettori militari – quindi navi che portano armi – e quindi di sparare.

I pianificatori delle forze armate russe che dirigono i bombardamenti e scelgono i bersagli si devono anche essere accorti che Odessa e il sud dell’Ucraina non sono difesi bene come la capitale Kiev e che ci sono molti meno abbattimenti di droni e missili. Il sud è più vulnerabile.

Martedì 18 luglio su trentuno missili la difesa aerea ucraina ne ha abbattuti quindici. Mercoledì 20 ne ha abbattuti cinque su diciannove. Di solito a Kiev ne passa uno ogni trenta, a volte nemmeno quello. Forse l’Ucraina meridionale non ha la stessa esperienza in fatto di abbattimenti, forse è sfavorita dalla geografia – i missili che partono dal mare e i droni che partono dalla Crimea ci mettono molto meno tempo a piombare sui bersagli, in qualche caso pochi minuti invece che un’ora.

I russi hanno visto l’opportunità e hanno cominciato a insistere contro Odessa, con una sequenza di attacchi che va avanti senza interruzioni da sei giorni.

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