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Abascal, l’ultrà della destra che vuole una sola Spagna senza aborto e diritti Lgbtq

Spain's far-right Vox party leader Santiago Abascal speaks during a campaign closing rally ahead of the general election at Colon square, in Madrid, Spain July 21, 2023 REUTERS/Juan Medina (reuters)

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In politica nel Paese Basco da quando aveva 23 anni, a lungo nelle fila del Partito popolare, lanciò 10 anni fa la sfida che con le elezioni del 23 luglio arriva a un punto di svolta
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MADRID — C’è sempre un’enorme bandiera spagnola — è lì dai tempi del governo Aznar — a dominare la Plaza de Colón, al centro di Salamanca, il barrio della ricca borghesia madrilena.

Forse è anche per questo che Vox, il partito dei “veri patrioti”, l’ha eletta da tempo a sede privilegiata dei suoi meeting elettorali. All’ultimo appuntamento di questa campagna per le legislative, chiusa a mezzanotte, Santiago Abascal si presenta come sempre combattivo.

Al solito contro il "traditore Sánchez" (tra i simpatizzanti c’è chi indossa una maglietta con il volto del premier e la scritta “vattene, traditore!”), ma anche con una presa di distanze più netta che mai rispetto al leader del Pp Alberto Núñez Feijóo, di cui aspira a diventare alleato…

MADRID — C’è sempre un’enorme bandiera spagnola — è lì dai tempi del governo Aznar — a dominare la Plaza de Colón, al centro di Salamanca, il barrio della ricca borghesia madrilena.

Forse è anche per questo che Vox, il partito dei “veri patrioti”, l’ha eletta da tempo a sede privilegiata dei suoi meeting elettorali. All’ultimo appuntamento di questa campagna per le legislative, chiusa a mezzanotte, Santiago Abascal si presenta come sempre combattivo.

Al solito contro il "traditore Sánchez" (tra i simpatizzanti c’è chi indossa una maglietta con il volto del premier e la scritta “vattene, traditore!”), ma anche con una presa di distanze più netta che mai rispetto al leader del Pp Alberto Núñez Feijóo, di cui aspira a diventare alleato in un eventuale governo delle destre: “Tende la mano ai socialisti, chiede il voto agli elettori di Podemos per non dipendere da Vox, ma anche ai nostri elettori perché non vinca il Psoe. Non capiamo niente. Sembra che gli unici a dare fastidio ai dirigenti del Partito Popolare siamo noi di Vox”. Tra il pubblico dell’ultradestra c’è chi sintetizza il messaggio con un cartello che dice “feijóodete”, Feijóo fottiti.

Jeans, mocassini senza calze, camicia sempre un po’ troppo attillata, forse per far intuire la prestanza del fisico, da vero “macho” spagnolo come tiene a presentarsi: è il biglietto da visita del personaggio e, per estensione, del partito di cui è capo indiscusso.

Il leader di Vox ha percorso in queste due settimane di campagna il Paese in un furgone che i suoi hanno ribattezzato ironicamente “falconeta”, in polemico riferimento al frequente uso del Falcon di Stato da parte del premier Pedro Sánchez.

In realtà è l’aereo a disposizione del governo per i viaggi ufficiali (fu l’ex presidente popolare Aznar a farne acquistare due esemplari) ma Vox, come lo stesso Pp, ha cercato di insinuare che il capo dell’esecutivo l’abbia utilizzato per scopi personali.

È solo una delle tante bufale messe in giro per inquinare una campagna giocata tutta nel fango. Dopo l’omicidio, in pieno giorno, di una commerciante nel centro di Madrid, Abascal aveva subito lanciato accuse contro i migranti, identificando l’assassino come un algerino (l’avevano scritto alcuni siti web vicinissini a Vox). Il giorno dopo sono stati arrestati due spagnoli, entrambi di Madrid.

Ovviamente Abascal non ha chiesto scusa. La posta che si gioca alle urne è troppo importante per soffermarsi sulle sottigliezze. L’obiettivo è ottenere il numero di seggi sufficienti (non importa se non saranno i 52 conquistati nel 2019, nessun sondaggio gliene attribuisce tanti) per costringere il leader del Pp a un patto delle destre che gli spianerebbe — a 47 anni — la strada verso la poltrona di vicepremier. Sarebbe la prima volta per un esponente dell’ultradestra dalla morte di Francisco Franco, il dittatore che è il referente ideale di Vox.

Ma prima bisognerà vedere se la somma dei voti dei due partiti sarà sufficiente per formare una maggioranza parlamentare. E solo le urne diranno se la rischiosa strategia adottata in questi giorni pagherà. Per serrare i ranghi dell’estremismo spagnolo (nel timore di un travaso di voti proprio verso il Pp) Abascal ha indurito notevolmente il discorso.

A cominciare dalle 178 deliranti pagine del programma elettorale, che va dal negazionismo climatico alla proposta di smantellare lo Stato delle autonomie, dal blocco navale ed espulsione immediata dei migranti irregolari alla messa fuorilegge dei partiti indipendentisti, fino all’abolizione del corposo pacchetto di leggi approvate dai socialisti per garantire il diritto all’aborto, all’eutanasia, al matrimonio Lgbtq+.

La scommessa è rischiosa, perché l’esasperazione dei toni estremisti potrebbe risvegliare dal torpore una parte dell’elettorato progressista intenzionato a restare a casa. Ma Abascal sa che questa era la sua unica carta.

In politica nel Paese Basco da quando aveva 23 anni, a lungo nelle fila del Pp (nipote di un sindaco della dittatura, figlio di un dirigente regionale dello stesso Partito Popolare spesso nel mirino dell’Eta, l’organizzazione terroristica da cui lui stesso venne minacciato), Abascal lanciò 10 anni fa la sfida che domani arriva a un punto di svolta.

Nel 2013 abbandonò il Pp allora guidato da Rajoy perché “troppo morbido” sui casi di corruzione e sulla lotta contro l’Eta (che peraltro aveva messo fine alla lotta armata già da due anni).

Il nuovo partito, Vox, rimasto per 5 anni su quote elettorali da zero virgola, si definiva anti-immigrazione, antieuropeista, antifemminista, negazionista del cambiamento climatico e della violenza di genere. Ma soprattutto patriottico, nazionalista spagnolo.

Una linea che ha cominciato ad avere una forte presa sull’elettorato nei mesi convulsi della sfida secessionista catalana. È la tesi del “nemico interno”, sostenuta dal giornalista Xavier Trius nel libro Vox, il ritorno degli ultras che non se n’erano mai andati: “Se per Marine Le Pen il nemico sono i migranti, per Vox il nemico è all’interno del territorio. Non è fuori, è qui dentro. Il nemico è in casa”.

Il sogno di Abascal è che i suoi duri messaggi sull’"unità della patria” lo possano sospingere verso l’agognato posto di vicepresidente.

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