Germania, la Cdu valuta accordi con l’estrema destra dell’Afd. Ma l’alleata Csu insorge e il leader Merz fa marcia indietro
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniFriedrich Merz
(reuters)BERLINO – Che tempismo. Nel giorno della disfatta in Spagna dell’ultradestra spagnola Vox, il capo dei conservatori tedeschi Friedrich Merz ha aperto a un’alleanza con l’estrema destra Afd, anche se “solo” al livello locale.
Lunedì mattina, travolto dalla bufera scoppiata anche nel suo partito, Merz si è parzialmente riangiato la sua clamorosa affermazione ripetyuta in due occasioni distinte nel corso della giornata di domenica. Una dichiarazione che annunciava su Twitter e in un’intervista alla Zdf una svolta copernican nella Cdu-Csu tedesca.
Se la caduta del tabù venisse confermata nei prossimi mesi – e le pressioni che provengono da una fetta del partito sono enormi – vorrebbe dire che in Germania cadrebbe l’ultimo muro di Angela Merkel, l’ostinato “nein” dell’ex cancelliera cristianodemocratica a qualsiasi tipo di collaborazione con il partito nazionalista e xenofobo di Alice Weidel e Tino Chrupalla.
Ma per ora Merz fa i conti con la levata di scudi dell’alleato di sempr…
BERLINO – Che tempismo. Nel giorno della disfatta in Spagna dell’ultradestra spagnola Vox, il capo dei conservatori tedeschi Friedrich Merz ha aperto a un’alleanza con l’estrema destra Afd, anche se “solo” al livello locale.
Lunedì mattina, travolto dalla bufera scoppiata anche nel suo partito, Merz si è parzialmente riangiato la sua clamorosa affermazione ripetyuta in due occasioni distinte nel corso della giornata di domenica. Una dichiarazione che annunciava su Twitter e in un’intervista alla Zdf una svolta copernican nella Cdu-Csu tedesca.
Se la caduta del tabù venisse confermata nei prossimi mesi – e le pressioni che provengono da una fetta del partito sono enormi – vorrebbe dire che in Germania cadrebbe l’ultimo muro di Angela Merkel, l’ostinato “nein” dell’ex cancelliera cristianodemocratica a qualsiasi tipo di collaborazione con il partito nazionalista e xenofobo di Alice Weidel e Tino Chrupalla.
Ma per ora Merz fa i conti con la levata di scudi dell’alleato di sempre, la bavarese Csu. Il governatore della Baviera, Markus Soeder, ha ribadito che il suo partito “rifiuta ogni collaborazione con Afd a qualsiasi livello”. In autunno si vota in Baviera e i maligni sostengono che Soeder si stia preparando a sfidare Merz nel 2025 alle prossime elezioni politiche, quando la Cdu-Csu dovrà scegliere un candidato unitario per la cancelleria.
Per ora la picconata di Merz rischia solo di aprire una breccia nella ‘Brandmauer’ merkeliana, ma dopo le tre importanti elezioni regionali a Est dell’anno prossimo dove l’Afd è schizzata in tutti i sondaggi oltre il 30%, è lecito chiedersi se quel muro non rischia di sbriciolarsi del tutto. E al livello federale, la destra radicale tedesca ha ormai raggiunto il 22%, tallona da vicino la Cdu che è al 26%. Ma il primo test vero per saggiare il consenso dell’ultradestra in Germania saranno ovviamente le elezioni europee della prossima primavera.
Merz, storico rivale della longeva cancelliera, l’uomo che ha cercato sempre di strattonare il partito di Adenauer a destra, ha spiegato che il ‘caso Sonneberg’ in Turingia, dove un mese fa, per la prima volta nella storia, è stato eletto un sindaco dell’Afd, impone una riflessione “al livello comunale su come amministrare la città o il circondario”, quando vince l’ultradestra. Un sindaco di estrema destra non solo va “accettato”: bisogna anche scenderci a patti.
Stando alle dichiarazioni di ieri, restava almeno a parole, il divieto di collaborare con l’Afd al livello regionale, federale ed europeo: “non ci ho rinunciato”, ha scandito ai microfoni dello ZDF, “ma dobbiamo riconoscere il risultato di elezioni democratiche”. Nei giorni scorsi il capo della Cdu ha fatto discutere per aver ribattezzato il suo partito “un’alternativa alla Germania ma con sostanza”. Molti non hanno gradito l’ennesimo, disperato tentativo di riconquistare elettori radicali migranti nell’Afd. Anche nel suo partito. Ma lui insiste. Nell’intervista al ZDF ha sottolineato di ritenere “sbagliato” un eventuale divieto dell’Afd: “i divieti non risolvono il problema politico”. Il parlamentare della Cdu Marko Wanderwitz aveva avanzato di recente tout court la proposta di un divieto. Merz la ritiene sbagliata. L’Afd, va ricordato, è sotto osservazione da anni dei servizi segreti per il sospetto di attività antidemocratiche.
La Turingia, il land del ‘caso Sonneberg’ è diventata nel frattempo un simbolo dei tormenti della Cdu. E non solo perché è dominata dalla vera anima nera dell’Afd, il leader regionale Bjoern Hoeck, famoso per aver definito il monumento all’Olocausto “una vergogna” e per aver fondato la corrente di destra ‘Fluegel’ dichiarata antidemocratica dall’intelligence e poi sciolta.
Tre anni fa all’Afd riuscì in Turingia un clamoroso colpo di mano che fece infuriare Merkel. L’ultradestra sostenne l’elezione del governatore liberale Thomas Kemmerich e la cancelliera intervenne addirittura durante un viaggio ufficiale all’estero per chiedere l’annullamento di quella nomina. “Per me l’elezione di quel governatore è stato un evento particolare che ha violato una convinzione di fondo mia e della Cdu, e cioè che non bisogna cercare maggioranze con l’Afd”, tuonò dal Sudafrica. Quel procedimento “imperdonabile”, per l’allora capa della Cdu, fu cancellato. Quel “pessimo giorno per la democrazia”, come lo chiamò, fu azzerato. Ma nei land dell’Est sta diventando sempre più rocambolesco aggirare l’Afd con coalizioni alternative. I sondaggi, in questo senso, sono spaventosi.
Secondo quelli più recenti, nei tre land della vecchia Germania est dove si rinnovano i parlamentini regionali a settembre del 2024, l’Afd è il primo partito. Con distacco. In Turingia l’Afd ha il 33% dei voti, seguita dalla Linke (21%) e dalla Cdu (20%). Nello stesso mese si voterà anche in altri due land cruciali: in Sassonia, dove l’Afd è data attualmente al 32,5%, la Cdu al 30% e la Spd è il terzo partito con il 10% dei consensi. E in Turingia, dove l’ultradestra è al 28%, la Spd al 21% e la Cdu al 18%.