✕

Israele, in Parlamento primo sì alla contestata riforma della Giustizia di Netanyahu. Lapid: “Ricorreremo alla Corte Suprema”

(reuters)
Approvata in via definitiva la prima parte della nuova legge che impedisce ai tribunali di rivedere la ragionevolezza delle decisioni governative e ministeriali: 60 voti a favore e 0 contrari. Il sindacato valuta lo sciopero generale
2 minuti di lettura

GERUSALEMME - Yishai Habari, 56 anni originario di Herzliya, arriva a Gerusalemme avvolto in una bandiera israeliana e suonando un grande shofar, lo strumento ricavato dal corno di montone che nella tradizione ebraica viene utilizzato per richiamare i fedeli al pentimento.

«Sono venuto a combattere per la libertà di Israele, questa è la nostra Seconda Guerra di Indipendenza», dice a Repubblica. «Questo governo degli orrori vuole trasformarci in una democrazia soltanto di facciata». Non è il solo a usare toni duri. Solo poche ore prima, la Knesset ha dato il via libera al primo provvedimento della riforma della giustizia proposta dalla coalizione di Benjamin Netanyahu – l’abolizione del “criterio di ragionevolezza,” parametro utilizzato dalla Corte Suprema per annullare decisioni di autorità locali e nazionali ritenute incongrue. Non sono bastate le trenta ore filate di dibattito per discutere centinaia di emendamenti portati dalle opposizioni, né i disperati tentativi di me…

GERUSALEMME - Yishai Habari, 56 anni originario di Herzliya, arriva a Gerusalemme avvolto in una bandiera israeliana e suonando un grande shofar, lo strumento ricavato dal corno di montone che nella tradizione ebraica viene utilizzato per richiamare i fedeli al pentimento.

«Sono venuto a combattere per la libertà di Israele, questa è la nostra Seconda Guerra di Indipendenza», dice a Repubblica. «Questo governo degli orrori vuole trasformarci in una democrazia soltanto di facciata». Non è il solo a usare toni duri. Solo poche ore prima, la Knesset ha dato il via libera al primo provvedimento della riforma della giustizia proposta dalla coalizione di Benjamin Netanyahu – l’abolizione del “criterio di ragionevolezza,” parametro utilizzato dalla Corte Suprema per annullare decisioni di autorità locali e nazionali ritenute incongrue. Non sono bastate le trenta ore filate di dibattito per discutere centinaia di emendamenti portati dalle opposizioni, né i disperati tentativi di mediazione dell’ultimo minuto portati avanti dal Presidente Isaac Herzog.

Così decine di migliaia di persone si sono riversate per le strade nella capitale, a Tel Aviv, e in numerose località del Paese – con la polizia che in alcuni casi ha utilizzato gli idranti. «Sono qui con il cuore spezzato» dice Rivka, settant’anni. «Questa è la peggiore crisi della storia di Israele». In serata, Netanyahu interviene per calmare gli animi. Rivendica il risultato, ma ribadisce anche di essere pronto a tornare al dialogo per quanto riguarda gli altri provvedimenti della riforma.

«Quello di oggi è stato un passaggio democratico necessario volto a ristabilire l’equilibrio tra i poteri dello Stato» le parole del premier, che ha offerto alle opposizioni di tornare al dialogo per trovare un compromesso «entro il mese di novembre».

«La dichiarazione di Netanyahu di stasera è un’altra menzogna», la risposta del leader dell’opposizione Yair Lapid. «Questo governo di estremisti e fanatici non può fare a pezzi la nostra democrazia a mezzogiorno, e mandare Netanyahu a dialogare la sera».

La grossa incognita ora è come si evolverà la situazione. Da mesi il dibattito sta spaccando il Paese, coinvolgendo anche quella che in Israele è una delle istituzioni più rispettate, l’esercito. Negli scorsi giorni infatti, oltre diecimila riservisti, inclusi centinaia di piloti e membri di unità di élite hanno annunciato di essere pronti a non presentarsi più in servizio per protesta, con il rischio di compromettere la capacità operativa dell’Idf – uno scenario senza precedenti, che suscita grande preoccupazione tra i vertici militari.

Secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, il Capo di Stato Maggiore Herzi Halevi oggi ha garantito a Netanyahu che farà di tutto per mantenere l’efficienza e la coesione delle truppe ma gli ha chiesto di assicurarsi che cessino gli attacchi contro i soldati che si oppongono alla riforma da parte di esponenti del governo e loro sostenitori.

Critiche verso l’approvazione della prima parte della riforma sono arrivate anche dagli Usa. «In qualità di amico di Israele di lunga data, Biden ha espresso più volte pubblicamente e privatamente la sua opinione secondo cui, affinché i grandi cambiamenti in una democrazia siano duraturi, devono avere il consenso più ampio possibile», ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca.

Mentre l’immagine forse più vivida dei tumulti che attraversano la società israeliana arrivano dalla città di Kfar Saba, dove un’auto travolge di proposito un gruppo di manifestanti sul ciglio della strada, provocando tre feriti. Simbolo di una spaccatura all’interno del Paese che non accenna a risanarsi.

Leggi i commenti