Lo scrittore Manuel Vilas: “I sovranisti puniti alle elezioni in Spagna per il loro attacco alle libertà civili”
di Laura LucchiniManuel Vilas, 63 anni, è uno dei maggiori autori spagnoli viventi, ha all’attivo numerosi saggi e romanzi, tra cui l’acclamato In tutto c’è stata bellezza e il più recente I baci, entrambi pubblicati da Guanda.
Che dato esce da queste elezioni?
«Ci sono due modelli di Paese contrastanti e non c’è possibilità di consenso tra questi due blocchi. La Spagna, dalla transizione democratica, era sempre stata un Paese dove si trovava un consenso sui temi importanti. Ora non più. C’è un ostilità che va al di là della politica e ha carattere quasi primitivo. Un Paese senza consenso è un Paese complicato. Perché rende impossibile la convivenza. Come intellettuale mi preoccupa la convivenza di tutte le possibili ideologie. Il problema è l’irruzione sullo scenario di una ideologia irragionevole come quella a cui assistiamo ora».
Pedro Sánchez aveva un asso nella manica?
«Ne aveva più di uno. L’aumento del salario minimo è stato importantissimo. È un successo memorabile che va attribuito al …
Manuel Vilas, 63 anni, è uno dei maggiori autori spagnoli viventi, ha all’attivo numerosi saggi e romanzi, tra cui l’acclamato In tutto c’è stata bellezza e il più recente I baci, entrambi pubblicati da Guanda.
Che dato esce da queste elezioni?
«Ci sono due modelli di Paese contrastanti e non c’è possibilità di consenso tra questi due blocchi. La Spagna, dalla transizione democratica, era sempre stata un Paese dove si trovava un consenso sui temi importanti. Ora non più. C’è un ostilità che va al di là della politica e ha carattere quasi primitivo. Un Paese senza consenso è un Paese complicato. Perché rende impossibile la convivenza. Come intellettuale mi preoccupa la convivenza di tutte le possibili ideologie. Il problema è l’irruzione sullo scenario di una ideologia irragionevole come quella a cui assistiamo ora».
Pedro Sánchez aveva un asso nella manica?
«Ne aveva più di uno. L’aumento del salario minimo è stato importantissimo. È un successo memorabile che va attribuito al suo governo. La nuova legge del lavoro e gli accordi tra sindacati e imprese: questi sono altri meriti inconfutabili del suo governo. A Sánchez si deve riconoscere, inoltre, di aver cicatrizzato la ferita Catalana, ha sedato lo scontro. Tra gli insuccessi bisogna senza dubbio ricordare la legge del “si è si” (la legge sul consenso sessuale, ndr). Ci sono voluti mesi per correggere questo passo falso. La legge dell’indulto è stata inoltre molto criticata. E anche la diminuzione delle pene per il reato di appropriazione indebita. Ma Sánchez è uno che riesce a sopravvivere, è una persona che ha qualcosa di speciale. Lui stesso ha scritto un libro che si chiama Manuale di sopravvivenza».
In che misura il suo atteggiamento con gli indipendentisti lo ha favorito o danneggiato?
«Uno dei suoi successi è stato portare gli indipendentisti a fare politica. Ha costretto i baschi di Bildu, eredi dell’Eta, a fare politica. Il problema della destra è che l’unico partito che possa negoziare e parlare con gli indipendentisti in Spagna è il Psoe. La destra se ne lava le mani e anzi punta il dito contro questi negoziati. Ma la realtà è che è nell’interesse della nostra società che ci sia un leader politico che possa trovare accordi con il nazionalismo e con i separatisti».
L’estrema destra di Vox esce molto indebolita...
«L’insuccesso ha a che vedere con le libertà civili. Fondamentalmente per aver messo in dubbio diritti che nel Paese sono consolidati. Qui Vox ha sbagliato. Rimane però la terza forza politica e il suo “successo” continua ad essere su temi come l’immigrazione o anche l’atteggiamento verso l’indipendentismo catalano».
Lo scenario dell’estrema destra al potere è sfumato...
«Scenario orribile. Il programma delle destre era quello dell’abolizione di tutte le libertà conquistate con la lotta da tutte le spagnole e gli spagnoli. Conosciamo i governi del Pp: sono stati governi conservatori, di destra però non hanno messo in discussione diritti come quello dell’aborto o dell’eutanasia o dei matrimoni omosessuali. Sono diritti ormai consolidati nei Paesi civilizzati. Vox li minaccia. L’’ipotesi della loro entrata nel governo proiettava il pericolo di una regressione tale che avrebbe portato le persone nelle strade. Se fosse toccato a loro governare avrebbero comunque dovuto fare enormi passi indietro. Un po’ come Giorgia Meloni, che prima era antieuropeista e ora non lo è più».
Il rischio c’è stato.
«Il Pp e il Psoe avrebbero potuto mettersi d’accordo al fine di evitare che crescesse l’estrema destra. Bisogna ricordare un dato molto importante. La Spagna non aveva estrema destra. Dopo 40 anni di fascismo, il Paese si sentiva vaccinato. L’estrema destra è emersa in Spagna come conseguenza della dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna. Tale dichiarazione per mano di Puigdemont nel 2017, senza accordo con Madrid, è il trigger che ha reso possibile che emergesse come partito. Prima di ciò Vox non aveva alcun deputato, era poco più di un’associazione culturale. Vox è drammaticamente la risposta politica al secessionismo catalano».
Com’è possibile che un governo alla guida di un Paese che va bene, con bassa disoccupazione, economia stabile, anche dopo il Covid, sia dovuto andare a elezioni anticipate con il rischio di perdere il potere?
«Io credo che uno dei problemi sia che a molte persone piacciono le politiche di Pedro Sánchez ma non lui. C’è un che di narcisismo e altezzosità nel suo personaggio che lo rende a tratti antipatico. È un uomo che non ha saputo comunicarsi bene. I suoi successi vengono riflessi in modo distorto attraverso la sua personalità presuntuosa e io credo che non piaccia alla gente. Non è umile. Si nota quando mente. Vive nel culto di sé».
Il Pp guadagna punti ma non può festeggiare del tutto.
«Ha pagato le bugie. Gli sbagli sui dati economici. E sicuramente ha pagato la vicinanza con Vox nonostante gli sforzi per marcare le distanze. Il centro-sinistra insoddisfatto del Psoe ha comunque votato a sinistra per il rischio dell’estrema destra».
Puigdemont sarà il kingmaker?
«I deputati di Junts saranno una spina nel fianco di Sánchez. Il fantasma di Puigdemont torna con tinte di antipolitica perché non vuole scendere a patti ma nemmeno sedersi con il Psoe».