Brasile, svolta nelle indagini, confessa uno dei due killer di Marielle Franco: “Così l’abbiamo uccisa”
di Daniele MastrogiacomoL'arresto di Fabricio Queiroz, ex braccio destro di Flavio Bolsonaro
LIMA - C’è una svolta nel caso dell’omicidio di Marielle Franco, la consigliera comunale e attivista sociale assassinata a Rio il 14 marzo del 2018 assieme al suo autista Anderson Gomes.
Uno dei principali sospetti, l’ex agente della polizia militare Élcio Queiroz, ha deciso di collaborare. Patteggerà la pena che gli verrà inflitta. Ha accusato il suo amico e compagno d’armi, Ronnie Lessa, anche questi in carcere da oltre tre anni, di aver materialmente sparato la raffica di mitraglietta che ha falciato Marielle e Anderson mentre tornavano a casa della nota militante femminista nel quartiere Lapa.
Le sue ammissioni hanno impresso una accelerazione alle indagini su un omicidio che fece scalpore in tutto il Brasile. Non solo per la notorietà della …
LIMA - C’è una svolta nel caso dell’omicidio di Marielle Franco, la consigliera comunale e attivista sociale assassinata a Rio il 14 marzo del 2018 assieme al suo autista Anderson Gomes.
Uno dei principali sospetti, l’ex agente della polizia militare Élcio Queiroz, ha deciso di collaborare. Patteggerà la pena che gli verrà inflitta. Ha accusato il suo amico e compagno d’armi, Ronnie Lessa, anche questi in carcere da oltre tre anni, di aver materialmente sparato la raffica di mitraglietta che ha falciato Marielle e Anderson mentre tornavano a casa della nota militante femminista nel quartiere Lapa.
Le sue ammissioni hanno impresso una accelerazione alle indagini su un omicidio che fece scalpore in tutto il Brasile. Non solo per la notorietà della consigliera comunale da sempre in prima fila nella denuncia delle stragi commesse dalle milizie paramilitari nelle favela della città carioca, ma per il suo impegno a svelare l’intreccio tra politica e criminalità negli appalti pubblici sui nuovi insediamenti edilizi. Un omicidio in pieno centro a Rio, tardo pomeriggio, per strada, nella totale impunità degli autori.
Le ammissioni di Queiroz hanno portato a un blitz della Polizia federale che stamane ha arrestato il terzo componente del commando, l’ex vigile del fuoco Maxwell Simões Corrêa, adesso accusato di aver guidato l’auto dei killer. Sono stati eseguiti sette ordini di perquisizione.
La notizia è stata data dal ministro della Giustizia e della Sicurezza Nazionale Flavio Dino. “C’è una svolta nell’indagine sulla morte di Marielle Franco”, ha esordito il ministro. “Una svolta sul livello dell’esecuzione del delitto; adesso si continua a indagare sull’altro livello: quello dei mandanti”.
Ed è questo secondo filone investigativo che potrebbe portare a clamorose sorprese. Almeno ottenere delle prove per rafforzare un sospetto che aleggia sin dal 2020 attorno alle menti dell’omicidio Marielle.
Élcio Quieroz non è un ex poliziotto qualsiasi. È amico della famiglia Bolsonaro. Del figlio maggiore di Jair, Flavio. Ci sono diverse foto che li ritraggono insieme, abbracciati; lo stesso ex presidente ha speso più di una parola, quando era deputato federale, per esaltare le sue qualità di investigatore.
Poche ore prima dell’agguato a Marielle Franco, Quieroz si recò nello stesso condominio dove abita la famiglia Bolsonaro, a Barra de Tijuca, sud di Rio. Disse al portiere che andava nell’appartamento 65 dove viveva il suo amico e compare Ronnie Lessa. Il portiere citofonò in quella casa e secondo la sua testimonianza, contestata più volte fino ad essere smentita dopo pesanti minacce, avrebbe risposto qualcuno spacciandosi per “Jair”.
Non si sa chi fosse e non si è mai saputo. Si sa però che la famiglia Bolsonaro vive lì vicino, nell’appartamento 58. L’ex presidente, il 14 marzo, era a Brasilia come deputato federale. Ma qualcuno ha risposto spacciandosi per lui. Non Ronnie Lessa che qualche ora dopo è comunque uscito dal comprensorio.
È molto probabile, anzi adesso accertato, che Queiroz si sia recato dal suo amico ed ex collega e insieme abbiano messo a punto il piano omicida della sera. Marielle è stata seguita, pedinata, osservata per settimane da Maxwell Simões Corrêa che ha provveduto poi a camuffare le prove raccolte dagli investigatori e depistare le indagini.
Tutti e tre facevano parte dell’”Ufficio del crimine”, una struttura creata a Rio per appaltare gli omicidi. Lo frequentano ex poliziotti, soldati e pompieri in pensione, gente che ha lasciato la divisa per dedicarsi al più redditizio crimine.
Il capo indiscusso si chiamava Adriano Nóbrega, ottimo investigatore, una fascia di muscoli, capace di montare e smontare un Ak47 a occhi chiusi. Per anni aveva guidato il battaglione delle operazioni speciali della Polizia militare di Rio de Janeiro, i Bote. Un ruolo interpretato anche nel famoso film Tropa da Elite, gli Squadroni della morte.
Era pieno di precedenti, anche omicidi. Ma è rimasto in libertà. Anche lui era un beniamino di Flavio Bolsonaro che lo ha spesso difeso e sostenuto. Conosceva bene Jair. Si erano incontrati quando l’ex leader della destra estrema era un tenente dell’esercito. È sempre prevalsa la solidarietà tra commilitoni.
Due anni dopo l’omicidio di Marielle Franco, Nóbrega ha capito che era stato mollato ed è sparito. Per un anno è rimasto latitante. Ma gli inquirenti lo hanno scovato in una fattoria vicino a Bahia e il 12 febbraio del 2020 è morto nel conflitto a fuoco sfociato dopo un lungo assedio.
Una morte sospetta. All’epoca tutti i media brasiliani sollevarono dubbi su un’incursione che sapeva di esecuzione più che di tentativo di arresto. Mettere a tacere il capo dell’Ufficio del crimine significava eliminare un pericoloso testimone.
Flavio Bolsonaro uscì allo scoperto: avanzò il sospetto che fosse stato torturato prima di essere fatto fuori. I due erano legati da un doppio filo. Il figlio di Jair, prima di diventare senatore, per quattro anni era stato deputato federale a Rio de Janeiro. Aveva assunto la moglie e la sorella di Nóbrega che lavoravano nel suo ufficio.
I rapporti si incrinarono perché da una denuncia si scoprì che una parte dei loro stipendi veniva trattenuta dallo stesso deputato. Non era una solo una prassi molto in voga tra i parlamentari. Si sospetta che parte di quei soldi siano finiti nell’Ufficio del crimine che da centrale delle milizie è diventata un holding delle costruzioni investendo miliardi nei nuovi comprensori realizzati a ovest e nord di Rio.