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L’ombra della sconfitta sui conservatori britannici. E il governo Sunak pensa di anticipare le elezioni per contenere i danni

Rishi Sunak

 
I sondaggi assegnano 17 punti di vantaggio al Labour del moderato Starmer. Il Guardian: indiscrezioni da Downing Street dicono che si potrebbe votare a maggio. Il “ciclo” dei tories dato verso il tramonto
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LONDRA – Il partito conservatore sta valutando la possibilità di convocare elezioni anticipate nel maggio prossimo allo scopo di ridurre le dimensioni di una sconfitta alle urne che appare al momento inevitabile. Lo rivelano indiscrezioni di Downing Street pubblicate oggi dal Guardian, mentre un nuovo sondaggio assegna 17 punti di vantaggio al Labour, fra segnali sempre più forti di un ritorno al governo dei progressisti britannici dopo quasi 14 anni all’opposizione.

L’idea di anticipare al maggio 2024 le elezioni che in teoria dovrebbero svolgersi a dicembre dello stesso anno servirebbe non a vincerle bensì a “limitare i danni”, secondo quanto vari strateghi e consiglieri dei Tories stanno dicendo in questi giorni al primo ministro Rishi Sunak, cioè a evitare una batosta che causerebbe al partito una clamorosa emorragia di seggi. Gli scandali che hanno portato alle dimissioni di Boris Johnson, l’avvicendarsi di ben cinque premier conservatori dal 2010 a oggi, i risultati fallimentar…

LONDRA – Il partito conservatore sta valutando la possibilità di convocare elezioni anticipate nel maggio prossimo allo scopo di ridurre le dimensioni di una sconfitta alle urne che appare al momento inevitabile. Lo rivelano indiscrezioni di Downing Street pubblicate oggi dal Guardian, mentre un nuovo sondaggio assegna 17 punti di vantaggio al Labour, fra segnali sempre più forti di un ritorno al governo dei progressisti britannici dopo quasi 14 anni all’opposizione.

L’idea di anticipare al maggio 2024 le elezioni che in teoria dovrebbero svolgersi a dicembre dello stesso anno servirebbe non a vincerle bensì a “limitare i danni”, secondo quanto vari strateghi e consiglieri dei Tories stanno dicendo in questi giorni al primo ministro Rishi Sunak, cioè a evitare una batosta che causerebbe al partito una clamorosa emorragia di seggi. Gli scandali che hanno portato alle dimissioni di Boris Johnson, l’avvicendarsi di ben cinque premier conservatori dal 2010 a oggi, i risultati fallimentari della Brexit, le difficoltà dell’economia, a cominciare dall’aumento dell’inflazione, gli scioperi di vasti settori di lavoratori e la crisi della Sanità pubblica fanno ritenere alla maggioranza dei commentatori pressoché impossibile che i Tories mantengano il potere alla prossima sfida elettorale.

Sul fronte opposto, per di più, il riformismo del nuovo leader Keir Starmer, succeduto tre anni fa al radicale Jeremy Corbyn, ha spostato il Labour su posizioni più moderate e ne ha ampliato il consenso, come dimostrato anche dall’esito delle recenti elezioni supplettive per alcuni posti da deputato rimasti vacanti. L’unico dubbio sembra essere se i laburisti riusciranno a conquistare la maggioranza assoluta e a governare dunque da soli o se dovranno formare una coalizione insieme ai liberal-democratici, il partito di centro con il quale hanno già costruito alleanze elettorali informali nel voto amministrativo del maggio scorso.

Per allargare ulteriormente il consenso, nelle ultime settimane Starmer ha preso posizioni non condivise da tutti all’interno del Labour, per esempio criticando gli eccessi delle misure contro l’inquinamento prese dal sindaco laburista di Londra Sadiq Khan o avvertendo che non ci sarà un incremento della spesa pubblica se sarà lui a guidare il prossimo governo, ma che secondo vari osservatori lo aiuteranno a guadagnare il sostegno dei ceti medi in particolare nel sud dell’Inghilterra, base tradizionale dei conservatori.

Vari motivi potrebbero spingere Sunak a indire elezioni anticipate. Alcuni sono di natura economica: nel gennaio prossimo l’inflazione potrebbe finalmente ridursi in modo considerevole. Altri sono tattici: convocando le politiche a maggio 2024, l’attuale premier eviterebbe una nuova pesante sconfitta alle amministrative in programma nello stesso mese, risultato che peserebbe sul voto per il Parlamento nazionale sei o sette mesi più tardi. Altri ancora dipendono dal meteo: un voto in inverno, quando fa più freddo e ci sono maggiori pressioni sulla Sanità pubblica già afflitta da scioperi e proteste, potrebbe portare a una disfatta di proporzioni storiche per i conservatori.

Non è detto che il premier sceglierà di anticipare il voto. Vi sono ragioni anche in difesa di ritardarlo il più possibile, nella speranza che nel frattempo l’economia riprenda vigore o che qualche fattore imprevisto crei ostacoli a una vittoria del Labour. Ma che i Tories parlino ormai di come “limitare i danni” delle elezioni dell’anno prossimo, anziché di come provare a vincerle, rafforza la sensazione della fine di un’epoca. Del resto, la politica britannica degli ultimi decenni è fatta di cicli: diciassette anni di governi conservatori con Margaret Thatcher e John Major, poi tredici anni di governi laburisti con Tony Blair e Gordon Brown, quindi quattordici anni (quando si andrà al voto, a maggio o a dicembre del 2024) di conservatori con David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak. Il pendolo del Regno Unito appare maturo per cambiare di nuovo direzione.

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