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Spagna, Feijóo e Sánchez cercano la maggioranza. Ma da Madrid arriva il mandato d’arresto per Puigdemont. Rischio voto anticipato

(afp)

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L’unico con concrete possibilità di mettere insieme una coalizione di governo sarebbe il premier uscente, che dipende però dalle scelte della formazione indipendentista catalana Junts
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MADRID – Ci proverà Alberto Núñez Feijóo, come ha annunciato lui stesso davanti a una direzione del Partito popolare ancora in stato di shock per la vittoria dimezzata che non gli ha spalancato le porte della Moncloa. Ma ci proverà anche Pedro Sánchez, protagonista di una spettacolare “remontada” che, per pochi seggi, non gli ha garantito — già nella notte elettorale — i numeri sufficienti per formare una nuova maggioranza di governo progressista. Ora dovrà affidare le proprie speranze a un’astensione di Junts, il partito indipendentista dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont, sul quale però pende una nuova richiesta di arresto formulata proprio ieri dal Tribunale supremo di Madrid.

Alla fine è possibile che nessuno dei due aspiranti premier riesca a formare una coalizione stabile, perché il gioco delle alleanze è complicato (soprattutto per il leader del Pp), cosa che renderebbe inevitabile la convocazione di nuove elezioni. Ma da oggi sono partiti i primi tentativi, che…

MADRID – Ci proverà Alberto Núñez Feijóo, come ha annunciato lui stesso davanti a una direzione del Partito popolare ancora in stato di shock per la vittoria dimezzata che non gli ha spalancato le porte della Moncloa. Ma ci proverà anche Pedro Sánchez, protagonista di una spettacolare “remontada” che, per pochi seggi, non gli ha garantito — già nella notte elettorale — i numeri sufficienti per formare una nuova maggioranza di governo progressista. Ora dovrà affidare le proprie speranze a un’astensione di Junts, il partito indipendentista dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont, sul quale però pende una nuova richiesta di arresto formulata proprio ieri dal Tribunale supremo di Madrid.

Alla fine è possibile che nessuno dei due aspiranti premier riesca a formare una coalizione stabile, perché il gioco delle alleanze è complicato (soprattutto per il leader del Pp), cosa che renderebbe inevitabile la convocazione di nuove elezioni. Ma da oggi sono partiti i primi tentativi, che diventeranno più concreti a partire dal 17 agosto, giorno di insediamento del nuovo Parlamento. Nel frattempo, «che la gente si riposi e si goda le vacanze», ha detto un fiducioso Sánchez, sicuro che «questa democrazia troverà la formula della governabilità».

Azzoppato da una vittoria risicata, molto al di sotto delle speranze, il leader del Pp Alberto Núñez Feijóo ha intanto cominciato a muoversi, nella sua qualità di leader del partito più votato. Una condizione che, insiste, dovrebbe metterlo in una posizione di netto vantaggio per ottenere la presidenza dell’esecutivo. Tesi personale, ovviamente smentita dalle regole della democrazia parlamentare spagnola, in cui governa chi è in grado di ottenere la maggioranza di “sì” nel voto d’investitura alle Cortes.

Feijóo ha rivelato di aver avviato già un primo giro di «contatti con diversi partiti per ottenere un governo stabile». Si tratta in realtà di Vox (33 seggi), Upn (1), Coalicción Canaria (1) e i nazionalisti baschi del Pnv che ne hanno 5. Sommati ai 136 dei Popolari si arriverebbe alla fatidica quota di 176, indispensabile per diventare premier. Il problema per Feijóo è che il Pnv non ha alcuna intenzione di sostenerlo. Lo aveva detto prima del voto, e ora ha molte ragioni in più: per la prima volta è stato superato dalla sinistra indipendentista di Bildu, se dovesse cedere all’abbraccio del Pp potrebbe essere spazzato via alle prossime elezioni regionali nel Paese Basco, in programma in autunno.

 

Un’altra idea del leader del Pp è quella di «negoziare con Sánchez su 4 o 5 affari di Stato», perché lo lasci governare. Una pretesa che appare curiosa ai socialisti, dopo che Feijóo ha impostato la campagna sull’esigenza di “derogare il sanchismo” liquidando le principali leggi varate negli ultimi 4 anni dal governo progressista. Nella sede del Psoe non credono neppure che il leader popolare si presenterà in Parlamento per cercare un’investitura impossibile.

L’unico con concrete possibilità di mettere insieme una maggioranza di governo sarebbe invece Pedro Sánchez, ma a patto che, oltre alla scontata alleanza con Sumar e al prevedibile sostegno di gruppi nazionalisti e indipendentisti (i baschi di Bildu e Pnv, i catalani di Erc e i galiziani del Bng), l’altra formazione indipendentista catalana, Junts, guidata da Carles Puigdemont, accetti quantomeno di astenersi sull’investitura.

Già ieri mattina, in un tweet, Puigdemont aveva escluso questa possibilità. Poi, quando la procura del Tribunale supremo ha emesso un nuovo ordine europeo di detenzione contro l’ex presidente esiliato in Belgio, ha cinguettato in modo ironico: «Un giorno sei decisivo per formare il governo in Spagna, il giorno dopo la Spagna ordina il tuo arresto».

L’intervento della magistratura è avvenuto con una tempistica molto sospetta, come se ci fosse una mano interessata a bloccare ogni possibilità di dialogo. Del resto, dopo che Sánchez aveva decretato l’indulto per i politici catalani condannati, e dopo che il governo aveva modificato il codice penale eliminando il reato di sedizione e riducendo la gravità della malversazione, fu lo stesso giudice Llarena a rifiutarsi di archiviare le accuse contro Puigdemont, formulando nei suoi confronti l’accusa di “malversazione aggravata”.

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