Nord Africa in fiamme: 34 morti in Algeria, 50 gradi a Tunisi. Il Mediterraneo è il cuore della crisi climatica
di Leonardo MartinelliMelloula, Tunisia
(afp)Temperature che sfiorano i 50 gradi, ai massimi mondiali, in tutto il Maghreb. Incendi devastanti nel nord-est dell’Algeria e nelle zone limitrofe della Tunisia. Un caldo insopportabile, che aggrava ulteriormente le condizioni dei migranti in Tunisia, soprattutto quelli che le autorità trascinano ancora a forza ai confini con la Libia. L’Africa del Nord diventa una delle aree più sensibili per i riflessi nefasti del riscaldamento climatico.
In questi giorni la situazione è particolarmente allarmante in Tunisia e in Algeria. In quest’ultimo Paese, una serie d’incendi sono scoppiati nelle aree nord-orientali. Tra domenica e lunedì sono stati individuati 97 inneschi in 16 diverse wilayas (le prefetture, equivalenti delle nostre province). Si calcolano finora 34 mor…
Temperature che sfiorano i 50 gradi, ai massimi mondiali, in tutto il Maghreb. Incendi devastanti nel nord-est dell’Algeria e nelle zone limitrofe della Tunisia. Un caldo insopportabile, che aggrava ulteriormente le condizioni dei migranti in Tunisia, soprattutto quelli che le autorità trascinano ancora a forza ai confini con la Libia. L’Africa del Nord diventa una delle aree più sensibili per i riflessi nefasti del riscaldamento climatico.
In questi giorni la situazione è particolarmente allarmante in Tunisia e in Algeria. In quest’ultimo Paese, una serie d’incendi sono scoppiati nelle aree nord-orientali. Tra domenica e lunedì sono stati individuati 97 inneschi in 16 diverse wilayas (le prefetture, equivalenti delle nostre province). Si calcolano finora 34 morti, tra cui dieci militari.
Come indicato dal ministero della Difesa, le fiamme hanno circondato un gruppo di soldati, che stavano portando in salvo gli abitanti dei villaggi vicini, nei pressi di Beni Ksila, nella prefettura di Béjaia. La situazione resta ancora oggi critica in quest’area e in quelle di Bouira e Jijel. Diversi incendi rimangono fuori controllo.
L’Algeria aveva già affrontato due estati terribili per i roghi negli ultimi due anni, con 37 morti nel 2022 e più di 90 in quella del 2021. L’Algeria aveva ordinato quattro canadair alla Russia, che non sono mai arrivati, a causa, secondo le autorità, delle “ripercussioni della guerra in Ucraina”.
A fine aprile il presidente Abdelmadjid Tebboune aveva annunciato l’imminente acquisto di un canadair e soprattutto l’affitto di sei di questi velivoli in Cile. Sarebbero in effetti in azione in questi giorni.
Intanto un grosso incendio è scoppiato ieri, lunedì, anche a Tabarka, la città tunisina subito al di là del confine con l’Algeria. Ieri, in serata, il presidente Kais Saied si è recato sul posto.Sono 300 gli abitanti del vicino villaggio di Melloula a essere stati salvati dalle fiamme per via marittima.
Lunedì è stata una giornata terribile per il caldo sia in Tunisia che in Algeria. A più riprese si sono sfiorati i 50 gradi, pure a Tunisi (qui un pannello elettronico su avenue Bourguiba, il viale centrale, ha indicato a un certo momento i 56 gradi).
Secondo il sito El Dorado Weather, che indica le 15 località più calde della giornata nel mondo, Kairouan, nel centro della Tunisia, si è collocata al terzo posto (temperatura rilevata di 49 gradi) e due località algerine, Dar-El-Beida (nella periferia della capitale) e Skikda (a quasi 500 km all’est di Algeri) rispettivamente al settimo e al quindicesimo posto.
La situazione resterà molto difficile oggi in Tunisia (continuano i blackout di elettricità, dovuti anche all’eccessivo utilizzo dei condizionatori), mentre le temperature si stanno già ridimensionando in Algeria (compreso nell’Est).
Da domani (mercoledì) si prevede una riduzione, ma una nuova ondata di caldo tornerà nel fine settimana. In questi ultimi due giorni, tra Tunisia e Algeria si è arrivati a livelli compresi tra i sei e i dieci gradi in più rispetto alla media stagionale.
Come indicato nei giorni scorsi da Omar Baddour, responsabile delle politiche climatiche all’Organizzazione metereologica mondiale (Omm), “l’Africa del Nord è la regione del continente che si sta riscaldando più in fretta. Negli anni Settanta già i 42 gradi erano considerati sinonimo di forte calore”.
In Tunisia l’emergenza caldo si sovrappone a quella dei migranti. Ieri, lunedì, le guardie frontiera libiche hanno postato sui social video di operazioni di soccorso da loro condotte al confine con la Tunisia. In uno di questi, si vedono corpi di migranti subsahariani morti nel deserto. In un altro ci sono tre migranti che camminano verso le forze di sicurezza libiche, tra cui una donna, che implora un po’ d’acqua.
Lo scorso 3 luglio a Sfax, in Tunisia la principale base di partenza dei migranti verso Lampedusa, un tunisino è rimasto ucciso in mezzo a scontri tra la popolazione locale e i migranti. Da allora si è innescata una “caccia al nero” e le forze di sicurezza tunisine hanno iniziato a portare gruppi di subsahariani in zone desertiche ai confini con la Libia (e anche con l’Algeria), lì abbandonati senza acqua, né cibo.
Nei giorni scorsi la Tunisia di Saied ha firmato un accordo di cooperazione con l’Unione europea, che prevede un finanziamento immediato di 105 milioni di euro da parte di Bruxelles, perché Tunisi freni ulteriormente l’arrivo dei subsahariani in Europa. Ebbene, negli ultimi giorni, sebbene niente di ufficiale trapeli dalle autorità tunisine, queste razzie di migranti da trascinare nel deserto, nel pieno dell’attuale ondata di caldo, starebbero continuando.