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Via della seta, l’irritazione della Cina: “È un accordo nell’interesse dell’Italia”

(ansa)

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Alla vigilia del viaggio di Giorgia Meloni negli Stati Uniti, Pechino mette in guardia l’Italia sul patto: “No ingerenze di Washington”. Atteso a Pechino nei prossimi giorni Riccardo Guariglia, segretario generale della Farnesina
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PECHINO - Alla vigilia del viaggio di Giorgia Meloni negli Stati Uniti, Pechino - per mano del suo giornale di Partito - mette in guardia l’Italia sulla Via della Seta. Messaggio più che chiaro: Roma decida sulla permanenza nella Belt&Road Initiative senza farsi influenzare da Washington.

“Sebbene non sia chiaro se l'Italia sarà in grado di resistere alle pressioni o all'influenza degli Stati Uniti, ci auguriamo comunque che abbia un atteggiamento sobrio e non si lasci trasportare dalla geopolitica. Se l'Italia si muove per seguire la direzione strategica degli Stati Uniti, danneggerà i propri interessi e potrebbe finire per danneggiare la propria autonomia nelle relazioni estere”, scrive il Global Times in un editoriale.

Conclusione velatamente minacciosa: “Meloni h…

PECHINO - Alla vigilia del viaggio di Giorgia Meloni negli Stati Uniti, Pechino - per mano del suo giornale di Partito - mette in guardia l’Italia sulla Via della Seta. Messaggio più che chiaro: Roma decida sulla permanenza nella Belt&Road Initiative senza farsi influenzare da Washington.

“Sebbene non sia chiaro se l'Italia sarà in grado di resistere alle pressioni o all'influenza degli Stati Uniti, ci auguriamo comunque che abbia un atteggiamento sobrio e non si lasci trasportare dalla geopolitica. Se l'Italia si muove per seguire la direzione strategica degli Stati Uniti, danneggerà i propri interessi e potrebbe finire per danneggiare la propria autonomia nelle relazioni estere”, scrive il Global Times in un editoriale.

Conclusione velatamente minacciosa: “Meloni ha affermato in diverse occasioni che l'Italia può avere ottimi rapporti con la Cina anche senza far parte di un patto strategico. Tuttavia, l'impatto potenziale è preoccupante. Se l'Italia decide di ritirarsi da una piattaforma che ha dimostrato fiducia politica reciproca e migliorato il livello strategico di cooperazione tra i due Paesi, ci sono tutte le ragioni per essere preoccupati del potenziale impatto negativo”.

Pechino va alla carica pubblicamente sguainando la stampa di Partito ma ha capito ormai che la discussione sembra essere non tanto sul “se” uscire, ma sul “come” da quel Memorandum che il nostro Paese firmò - primo e unico tra quelli del G7 - nel 2019 durante il primo governo Conte. Un’intesa che scade nel marzo 2024 ma che si rinnova automaticamente alla fine di quest’anno, se nel frattempo il governo italiano non deciderà di revocarla: una firma che quattro anni fa irritò non poco gli altri partner europei e proprio gli Stati Uniti.

Il fatto che la premier ne vada a parlare a Washington con il presidente Joe Biden è quello che non va giù ai cinesi. “Non è né accettabile né appropriato che l'accordo, che è solo tra Cina e Italia, diventi un argomento di discussione tra Italia e Stati Uniti”, rincara la dose il Global Times. Che attacca direttamente la premier: “Sembra strano e voluto che Meloni chiarisca espressamente che Biden non ha mai sollevato la questione con lei, soprattutto in vista della sua imminente visita negli Stati Uniti”.

La diplomazia italiana si muove. Tra qualche giorno a Pechino è in arrivo Riccardo Guariglia, segretario generale della Farnesina. A settembre potrebbe arrivare il ministro degli Esteri Antonio Tajani e, dopo l’estate, la stessa Meloni. Quello potrebbe essere il momento in cui Roma comunicherà a Pechino la decisione di uscire dalla Via della Seta. Se invece l’annuncio arrivasse in America, i problemi sarebbero maggiori.

Da settimane la stampa statale non manca occasione di ricordare che ritirarsi dall’accordo per l’Italia sarebbe un errore. Già un mese fa lo stesso Global Times criticava il governo Meloni con le stesse argomentazioni: un esecutivo che “ha difficoltà a resistere all’influenza di Washington”.

A giugno era stato Liu Jianchao, capo del dipartimento per le relazioni internazionali del Partito comunista cinese, fidatissimo di Xi Jinping, a volare in Italia per far sentire la pressione della Cina nei confronti del governo di Roma sul dossier.

Per la Cina rilanciare la Via della Seta che oramai conta 147 Paesi nei quali ha sborsato 923 miliardi di dollari, tra costruzione di infrastrutture e investimenti, è strategico. Ad ottobre Xi ha in programma un terzo forum per ravvivare il suo progetto oggi un po’ zoppicante. Presente anche il presidente russo Vladimir Putin.

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