CORFÙ – Non si spengono i roghi che da domenica sera bruciano le montagne di Corfù, spingendosi fino a lambire le coste e le spiagge gremite di turisti.
L’area più critica ora è quella del monte Pantokrator, quota 900 metri, nel Nordest dell’isola. Qui ardono intere vallate, scosse ora da frane e massi staccati dai pendii dall’avanzata delle fiamme.
Centinaia di vigili del fuoco, con il supporto di elicotteri che dall’alto scaricano l’acqua prelevata dal mare, cercano di creare una barriera per impedire agli incendi di avvicinarsi a hotel, ville per turisti e campeggi.
Il patrimonio naturale di ulivi secolari, lecci, cipressi ed eucaliptus, è ormai incenerito assieme a decine di ettari di macchia mediterranea. A rischio anche la viabilità interna che raggiunge i villaggi di Rou, Apolisies e Katavolos.
La maggior parte dei 2.500 sfollati è stata fatta rientrare nei propri alloggi: i turisti sono stati imbarcati su navi e aerei. A Corfù ora l’incubo sono i piromani. È ormai certo che gli incendi, favoriti da aridità, vento e caldo record, sono di origine dolosa. Diversi e simultanei, in alta quota e in luoghi disabitati, i focolai divampati.
La polizia dà dunque la caccia a chi sfrutta la catastrofe dei cambiamenti climatici per devastare centri abitati ed economia della Grecia. L’emergenza non è destinata a rientrare nelle prossime ore. Decine i focolai ancora accesi in diversi punti di Corfù, il sole cocente adesso può riattivarli anche per autocombustione. Sopra l’isola si alzano alte colonne di fumo, visibili anche dalle spiagge.