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Il modello Trump fa cilecca. Anche in Spagna le fake news non condizionano il voto

Feijóo ha accusato il premier Sanchèz di voler truccare le elezioni e di altre malefatte. Ma è sempre stato smentito dai fatti
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Donald Trump fa scuola anche in Spagna. È stata una sfida elettorale all’insegna delle fake news quella conclusasi ieri con il centrodestra che le ha cavalcate formulando ripetute e gravi accuse di brogli nei confronti degli avversari. Ampiamente amplificate dai leader del Partito Popolare e di Vox, alcune ricalcavano infatti proprio le affermazioni infondate diffuse dall’ex presidente Usa alla vigilia della sua sconfitta elettorale del 2020. Nel mirino, soprattutto la legittimità del risultato: a causa di quel voto per corrispondenza che, nel pieno dell’estate, è stato scelto da oltre due milioni e mezzo di spagnoli.

Uno strumento, hanno sostenuto i suoi nemici, che il progressista Pedro Sánchez intendeva sfruttare per «rubare le elezioni ed evitare un’umiliante sconfitta». A sostegno di tale tesi, per settimane sono circolati sui social falsi video con presunti scrutatori intenti a riempire con schede segnate un’urna: immagini poi rimosse da Facebook che le ha riconosciute come con…

Donald Trump fa scuola anche in Spagna. È stata una sfida elettorale all’insegna delle fake news quella conclusasi ieri con il centrodestra che le ha cavalcate formulando ripetute e gravi accuse di brogli nei confronti degli avversari. Ampiamente amplificate dai leader del Partito Popolare e di Vox, alcune ricalcavano infatti proprio le affermazioni infondate diffuse dall’ex presidente Usa alla vigilia della sua sconfitta elettorale del 2020. Nel mirino, soprattutto la legittimità del risultato: a causa di quel voto per corrispondenza che, nel pieno dell’estate, è stato scelto da oltre due milioni e mezzo di spagnoli.

Uno strumento, hanno sostenuto i suoi nemici, che il progressista Pedro Sánchez intendeva sfruttare per «rubare le elezioni ed evitare un’umiliante sconfitta». A sostegno di tale tesi, per settimane sono circolati sui social falsi video con presunti scrutatori intenti a riempire con schede segnate un’urna: immagini poi rimosse da Facebook che le ha riconosciute come contraffatte, mentre Twitter e TikTok non hanno intrapreso nessuna azione. Le insinuazioni, sono andate anche oltre.

Nel mirino è finito praticamente l’intero sistema postale giacché nel corso di un comizio il leader del Pp Alberto Núñez Feijóo si è addirittura rivolto ai postini: «Restate indipendenti anche rispetto ai vostri capi, lavorate al massimo, mattina, pomeriggio e notte», ha detto. Salvo poi affermare, poco dopo, che stava solo tentando di incoraggiare quei lavoratori perché «travolti da una sfida logisticamente imponente».

E pazienza se già a fine 2021 Sanchez aveva messo proprio le «campagne di disinformazione» tra le possibili minacce alla sicurezza dello Stato, inserendole nella Strategia di Sicurezza Nazionale. Allora il timore era soprattutto per le interferenze straniere, anche se, come nel resto del mondo, da anni anche in Spagna i colpi bassi all’avversario politico sono all’ordine del giorno.

Núñez Feijóo, nel corso della campagna ne ha sparate tante. Menzogne spesso pur prontamente smascherate, ma che sui social hanno comunue continuato a circolare. Come quando, ad esempio, ha accusato Sanchez di essere stato «consigliere di una cassa di risparmio e averla fatta fallire. Ha provocato la bancarotta di Caja Madrid».

Peccato che nel consiglio di amministrazione di quella banca Sánchez non c’è mai stato. Quando era consigliere comunale faceva semmai parte dell’assemblea generale, organo di 323 membri privo di potere decisionale. Di più: a far fallire Caja Madrid furono proprio i presidenti imposti dal Pp: Miguel Blesa prima e Rodrigo Rato (ex vicepremier di José Aznar) poi. Dello stesso Sánchez ha pure sostenuto che «controlla il potere giudiziario». Peccato che in realtà dal 2013 il Consiglio generale del potere giudiziario è controllato da una maggioranza assoluta conservatrice, eletta ai tempi del governo Rajoy.

Il mandato è scaduto da cinque anni, ma da allora il Pp si oppone a ogni tentativo di rinnovo. Altre affermazioni rivelatesi false, riguardavano invece meriti di cui il centrodestra si è appropriato indebitamente: «Il Pp ha votato a favore dell’incremento delle pensioni in base all’inflazione» ha sostenuto ancora Núñez Feijóo. Macché: aveva votato contro. Ma Trump insegna: mentire, non sempre paga... 

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