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Salta l’accordo sul fisco, il figlio di Biden rischia il processo

Salta l’accordo sul fisco, il figlio di Biden rischia il processo
La giudice nominata da Trump gli nega il patteggiamento per evasione fiscale
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New York — Giorgia Meloni troverà oggi un Joe Biden preoccupato, e non solo per la guerra in Ucraina. Quando tutti pensavano che il caso Hunter Biden fosse arrivato al capolinea, è ricominciato da capo. L’annunciata ammissione di colpevolezza da parte del figlio del presidente degli Stati Uniti, accusato di aver evaso il fisco americano nel 2017 e 2018, nel giro di poche ore è tornata a rischio per poi saltare.

Niente patteggiamento: Hunter, 53 anni, si è dichiarato “non colpevole”, dopo che la giudice del tribunale di Wilmington, Delaware, aveva detto di non poter riconoscere la validità dell’accordo. Prima dell’udienza Hunter era pronto a confessare di aver evaso il fisco almeno due volte, per un totale di duecentomila dollari su ricavi di un milione e mezzo, in cambio della possibilità di non finire in carcere e di essere incriminato per altri reati fiscali legati a quel periodo.

Il figlio di Biden era sott’inchiesta anche per l’acquisto di una pistola nel 2018, quando Hunter aveva nascosto la sua dipendenza dalla droga, condizione che gli avrebbe vietato l’accesso alle armi. Ma l’ipotesi del patteggiamento non era piaciuta ai Repubblicani, che puntano a immolare il figlio del presidente sul falò della campagna elettorale. Un Hunter dietro le sbarre, o inseguito dalle inchieste, sarebbe motivo di imbarazzo per il democratico. Per questo, quando alla vigilia erano circolate le voci sull’intesa imminente, molti conservatori avevano chiesto alla giudice di fermare tutto.

Negli stessi minuti in cui Hunter faceva retromarcia e si dichiarava “non colpevole”, Biden e la moglie hanno fatto arrivare un messaggio al Paese attraverso la portavoce Karine Jean-Pierre: «Hunter Biden», ha detto, durante il briefing con i giornalisti, «è un privato cittadino e Joe e Jill Biden lo sostengono e lo amano». Il giudice che presiede il caso è Maryellen Noreika ed è stata nominata da Donald Trump. Quando nel corso dell’udienza, durata tre ore e definita incandescente dai media, la giudice ha chiesto al procuratore Leo Wise, anche lui di nomina trumpiana, se un’indagine su Biden fosse ancora «possibile», lui ha risposto di sì. Aggiungendo: «Se i suoi legali pensavano il contrario, allora non ci può essere un accordo». La dichiarazione ha sorpreso gli avvocati di Hunter. La giudice ha poi chiesto se l’ammissione di colpevolezza del figlio del presidente lo avrebbe reso immune da eventuali inchieste sui suoi legami con governi stranieri. La risposta dei procuratori è stata di nuovo «no». Lì è finito il patteggiamento. 

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