Cambogia, dopo 38 anni al potere Hu Sen lascia la carica al figlio: “Manet diventerà primo ministro entro il 22 agosto”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “In tre o quattro settimane lascerò il posto a mio figlio”, disse alla vigilia delle elezioni di domenica scorsa Hun Sen, l’uomo che da 38 anni guida la Cambogia. Quelle elezioni (farsa) Hun le ha vinte come ci si aspettava a mani basse mettendo fuori gioco il principale partito dell’opposizione, incarcerando i critici e silenziando i media. Oggi l’immortale Hun ha deciso di lasciare la carica di primo ministro. Sarà suo figlio maggiore, l’ex comandante dell’esercito reale Hun Manet, a prendere le redini del Paese asiatico. Nel Regno di Cambogia anche la guida del governo è ormai una questione dinastica.
Il regno del 70enne ex comandante dei Khmer rossi, leader del Partito popolare cambogiano, durava dal 1985: tra i primi ministri in carica per più tempo al mondo. Questa mattina, dopo l’incontro con il re Norodom Sihamoni, Hun ha illustrato quali saranno i prossimi passi: ad agosto il Comitato elettorale formalizzerà i risultati delle elezioni di domenica; a quel punto il P…
PECHINO - “In tre o quattro settimane lascerò il posto a mio figlio”, disse alla vigilia delle elezioni di domenica scorsa Hun Sen, l’uomo che da 38 anni guida la Cambogia. Quelle elezioni (farsa) Hun le ha vinte come ci si aspettava a mani basse mettendo fuori gioco il principale partito dell’opposizione, incarcerando i critici e silenziando i media. Oggi l’immortale Hun ha deciso di lasciare la carica di primo ministro. Sarà suo figlio maggiore, l’ex comandante dell’esercito reale Hun Manet, a prendere le redini del Paese asiatico. Nel Regno di Cambogia anche la guida del governo è ormai una questione dinastica.
Il regno del 70enne ex comandante dei Khmer rossi, leader del Partito popolare cambogiano, durava dal 1985: tra i primi ministri in carica per più tempo al mondo. Questa mattina, dopo l’incontro con il re Norodom Sihamoni, Hun ha illustrato quali saranno i prossimi passi: ad agosto il Comitato elettorale formalizzerà i risultati delle elezioni di domenica; a quel punto il Parlamento - dove il Partito di Hun ha 120 dei 125 seggi - si riunirà e voterà sulla candidatura di Hun Manet. Una formalità. “Manet diventerà primo ministro entro il pomeriggio del 22 agosto”, ha dichiarato il vecchio leader in un discorso trasmesso dalla tv di Stato.
“Devo sacrificarmi e abbandonare il potere”, dice. Sparirà dalla politica? Niente affatto. Il prossimo febbraio Hun vuole candidarsi per un seggio al Senato e diventarne presidente: un ruolo che lo renderebbe Capo dello Stato quando il re si trova fuori dai confini nazionali.
Nato nel 1952, durante il regime di Pol Pot, Hun Sen combattè prima con i Khmer rossi per poi fuggire come disertore in Vietnam nel 1977. Rientrato nel Paese, diventa ministro degli Esteri. Nell’85 assume la carica di premier. Perde le elezioni del ’93 ma rimane al potere - in tandem - col principe Norodom Ranariddh. Principe che verrà estromesso quattro anni più tardi da un colpo di Stato che riporta Hun alla leadership solitaria.
Chi è invece Hun Manet, il prescelto? Quarantacinque anni, si è diplomato all'accademia militare americana di West Point (primo cambogiano a farlo), ha studiato a New York e ha un dottorato in economia all'Università di Bristol. Fino alle elezioni di domenica scorsa è stato comandante dell’esercito: in precedenza era stato vicecomandante delle guardie del corpo del padre, comandante dell’antiterrorismo. Molti dubitano sulle sue capacità di leader: ha rilasciato pochissime interviste e non è chiara la sua visione politica. Tutto sommato, forse, non importa. L’immortale Hun Sen saprà guidarlo dietro le quinte.
Tra i Paesi più poveri dell’Asia, la Cambogia è sempre più legata alla sfera di influenza di Pechino. I rapporti si sono rafforzati sul piano economico, politico e militare. Oltre il 90% degli investimenti diretti esteri nel 2022 sono stati cinesi. Da anni si vocifera che i due Paesi abbiano stretto un accordo segreto per consentire all’Esercito popolare di liberazione cinese di usare una parte della base cambogiana di Ream, i cui lavori di ristrutturazione sono quasi finiti.