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Cresce la richiesta di fentanyl e crolla quella della coca: così cambia la borsa della droga

Per la prima volta in due anni il prezzo della polvere creata dalle foglie di coca è sceso del 32%, portando cambiamenti sul mercato
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LIMA – Il Messico quest’anno ha conquistato la Palma d’oro degli stupefacenti. Il mercato lo ha premiato: cresce la richiesta di fentanyl, crolla quello della coca. Sono agli antipodi. Il primo fa parte delle droghe “lente”, degli oppiacei; la seconda delle “svelte”, gli eccitanti.

Hanno funzioni e usi diversi; le tendenze, le mode, gli imprevisti come il Covid, che impone lunghe soste, ne condizionano la produzione e il commercio. Il grande business dei narcotici, qualcosa che viene valutato in 350 miliardi di dollari l’anno, subisce le stesse contrazioni dei mercati ufficiali. Con una differenza, che lo rende più incerto e quindi imprevedibile: è illegale. E' più soggetto a variazioni improvvise. Vince chi le coglie per primo.

LIMA – Il Messico quest’anno ha conquistato la Palma d’oro degli stupefacenti. Il mercato lo ha premiato: cresce la richiesta di fentanyl, crolla quello della coca. Sono agli antipodi. Il primo fa parte delle droghe “lente”, degli oppiacei; la seconda delle “svelte”, gli eccitanti.

Hanno funzioni e usi diversi; le tendenze, le mode, gli imprevisti come il Covid, che impone lunghe soste, ne condizionano la produzione e il commercio. Il grande business dei narcotici, qualcosa che viene valutato in 350 miliardi di dollari l’anno, subisce le stesse contrazioni dei mercati ufficiali. Con una differenza, che lo rende più incerto e quindi imprevedibile: è illegale. E' più soggetto a variazioni improvvise. Vince chi le coglie per primo.

Gli umori del mercato

Viaggia sottotraccia. Non ha dati e percentuali precise. Si basa su stime: quanta ne viene sequestrata, quanta coltivata, quanta prodotta, quanta distribuita. I sensori che descrivono gli umori del mercato delle droghe sono altri: il flusso delle popolazioni, i terreni abbandonati, l’indice di violenza in alcune zone, le richieste dei precursori chimici che servono a trasformarle da naturali a sintetiche.

Si è così notato, con un certo stupore, il crollo della cocaina. Tra il 2021 e il 2023 il prezzo medio di una balla di foglie di coca (circa 12,5 kg) è sceso del 32 per cento. Un chilo di pasta di coca, quindi foglie già macerate con petrolio o altri solventi ma ancora da trasformare in polvere, da 975 dollari è scesa a 240. C’è stata una sovrapproduzione che con il blocco della pandemia è diventata esorbitante.

Molte partite sono state stoccate nei depositi clandestini, in attesa che le quotazioni della Borsa dello sballo risalgano. Persino i coltivatori, gente umile, gli ultimi della catena, hanno pensato bene di conservare a casa qualche chilo che poi scambiano per cibo e acqua. Ci sono alcuni dipartimenti della Colombia, soprattutto nel nordovest e nel sudovest, dove si baratta in coca.

Più vittime che in Vietnam

Questi dati, assieme ad altre rilevazioni sul campo, hanno spinto il presidente colombiano Gustavo Petro a dire davanti al Congresso che l’invio di cocaina verso gli Usa era diminuito mentre il flusso di fentanyl era aumentato. E visto che questo oppiaceo sintetico, 50 volte più potente di sua sorella eroina, si produce quasi esclusivamente in Messico, era l’occasione per aiutare i contadini a cercare un’alternativa. Gli Usa concordano con questa analisi.

La droga del nuovo millennio, come viene chiamata, ossessiona il presidente Joe Biden. L’anno scorso ha fatto una strage di tossici negli Stati Uniti: 110 mila vittime, più di quelle provocate dalla guerra nel Vietnam. Ha bisogno di fermare questa mattanza. A tutti i costi. Nel 2024 ci sono le nuove elezioni. Così, per la quarta volta in sette mesi, ha spedito in Messico una delegazione governativa per cercare di mettere a punto una strategia.

Il ruolo della Cina

Al vertice era presente anche il Canada che non è sfuggito all’invasione del fentanyl e alla mattanza che provoca. In remoto si è collegata la Cina. Era la prima volta. Non era un invito a caso: Pechino è ritenuta corresponsabile di questa tragedia, fornisce i precursori chimici ai Cartelli messicani che si sono tuffati sul nuovo corso del mercato.

Si è discusso molto e a lungo. Ognuno si è difeso e ha respinto le accuse che gli venivano mosse. Gli Usa per le armi che vendono senza scrupoli a tutti, Cartelli in testa, e che alimentano la violenza indiscriminata in Messico. Il Messico, a sua volta, perché inerte davanti ai suoi 200 mila morti. La Cina perché non controlla il flusso di prodotti chimici spediti dall’altra parte del Pacifico. Tutti hanno convenuto che bisogna reagire e ognuno farà la sua parte.

Il presidente Obrador, alla guida del paese che è il cuore del problema, ha deciso di affidare alla Marina la gestione delle Dogane e di sottrarle ai funzionari pubblici. I fanti godono di prestigio, entrano in campo come soluzione estrema: non si fanno corrompere. E poi sono soldati, ben addestrati e bene armati. Possono fronteggiare gli assalti dei Cartelli che dopo le pressioni e le minacce estese ai familiari dei dipendenti portuali e alle imprese private di sicurezza, passano all’azione e occupano militarmente i punti di approdo.

ll porto dei Cartelli

Amlo, come viene chiamato Obrador, ha dato subito un segnale: ha annunciato nella sua consueta conferenza stampa delle 7 del mattino che erano stati sequestrati 1.700 chili di fentanyl nel porto di Manzanillo. Si trova al confine tra gli Stati di Colima e Jalisco, sulla costa centrale del Pacifico.

Il Financial Times ci ha spedito un inviato che ha confermato quanto sia vitale per la produzione di fentanyl. E’ il più grande della costa ovest del Messico, gestisce un flusso di 9.500 container al giorno che rappresentano il 30 per cento delle importazioni marittime.

Secondo stime delle diverse agenzie antinarcotiche da qui partono per gli Usa 5 tonnellate di oppio sintetico all’anno. Poche rispetto alle 125 di eroina. Ma tre volte tante se si considera che il fentanyl sono pasticche, facili da nascondere, comode da trasportare, occupano molto meno spazio e il loro effetto è 50 volte più potente.

La Colombia ha avvertito il cambio del mercato. Per la prima volta, in due anni, è diminuita la superficie di terreni coltivati a foglie di coca. Il dato è stato confermato in modo ufficiale. Gli Usa hanno interrotto l’attività di controllo satellitare sui campi che mantenevano dal 2010. Molte coltivazioni hanno cambiato seme: adesso sono a papavero che serve per l’eroina e poi il fentanyl. Ma il lavoro è diverso.

La fuga dai campi coltivati

Così 400 mila famiglie che vivevano attorno al business della cocaina si sono trovate di colpo disoccupate. Molte sono scese a valle e si sono buttate sulla pesca; altre hanno dirottato verso le miniere illegali. Si trovano sempre meno cocaleros disposti a trasportare le balle di foglie; stessa cosa per i “raspachines”, quelli che strappano le foglie delle piante: sono una rarità.

Nei dipartimenti del Guaviare e Caquetá, feudi storici del narcotraffico, ci sono decine di laboratori di trasformazione abbandonati. La firma di pace con le Farc del 2016 ha creato un vuoto prima colmato dalla guerriglia che campava sulla droga. Lo occupano piccole gang locali che si ammazzano per conquistare pochi ettari di terra. Ma è una guerra che crea solo caos e violenza, spinge alla fuga decine di migliaia di abitanti. Pochi sono disposti a lavorare sui campi di coca.

Quelli che restano, senza molte alternative, sentono il fiato sul collo dei nuovi padroni che spingono per accelerare la produzione. Con sistemi chimici e altre tecniche che svalutano la qualità del prodotto. La sfida tra Colombia e Messico è impari. Domina sempre il mercato, con le sue leggi, i flussi e riflussi. Vince chi resiste, in attesa di un nuovo balzo che torni a premiare il prodotto su cui ha puntato.

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