Putin corteggia l’Africa: “Grano ai Paesi poveri”. E Prigozhin torna alla ribalta
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiIl presidente russo Vlatimir Putin e il presidente dello Zimbabwe Emmerson Dambudzo
MOSCA — Dopo aver guidato la ribellione di Wagner contro i generali, mosso i suoi mercenari su Mosca, essere stato chiamato “traditore” da Vladimir Putin e avere accettato l’esilio in Bielorussia in cambio dell’immunità, Evgenij Prigozhin è apparso sorridente, in polo e jeans, mentre stringeva la mano a vari delegati africani a margine della seconda edizione del Forum Russia-Africa che si è aperta ieri a San Pietroburgo.
Nella foto pubblicata su Facebook dal responsabile del centro culturale Maison Russe di Bangui, Evghenij Prigozhin con l'ambasciatore della Repubblica Centrafricana
Certo, si trattava di esponenti minori: Freddy Maturin Mapouka, capo del protocollo del presidente centrafricano, e Justin Tagouh, direttore generale del gruppo Afrique Media. E gli incontri sono avvenuti nel Trezzini Palace Hotel di proprietà della famiglia Prigozhin e non nell’Ekspoforum, sede del su…
MOSCA — Dopo aver guidato la ribellione di Wagner contro i generali, mosso i suoi mercenari su Mosca, essere stato chiamato “traditore” da Vladimir Putin e avere accettato l’esilio in Bielorussia in cambio dell’immunità, Evgenij Prigozhin è apparso sorridente, in polo e jeans, mentre stringeva la mano a vari delegati africani a margine della seconda edizione del Forum Russia-Africa che si è aperta ieri a San Pietroburgo.
Nella foto pubblicata su Facebook dal responsabile del centro culturale Maison Russe di Bangui, Evghenij Prigozhin con l'ambasciatore della Repubblica Centrafricana
Certo, si trattava di esponenti minori: Freddy Maturin Mapouka, capo del protocollo del presidente centrafricano, e Justin Tagouh, direttore generale del gruppo Afrique Media. E gli incontri sono avvenuti nel Trezzini Palace Hotel di proprietà della famiglia Prigozhin e non nell’Ekspoforum, sede del summit.
C’è anche chi ha insinuato dubbi sulla provenienza e sull’attualità degli scatti, fugati però dalle verifiche dei media indipendenti russi che hanno notato, ad esempio, che il badge al collo di Mapouka presentava i colori di quello distribuito quest’anno alle delegazioni. Su una cosa però tutti concordano: Prigozhin voleva rubare la scena a Vladimir Putin. E ci è riuscito. Secondo i media che un tempo facevano parte del suo impero, avrebbe incontrato anche funzionari del Mali e del Niger dove un tentato di colpo di stato ha minacciato di far cadere il presidente filo-occidentale Mohamed Bazoum.
Con questo vertice nel pieno della sua offensiva contro l’Ucraina, il presidente russo puntava a presentare la Russia come baluardo contro il “neo-colonialismo” e “imperialismo” dell’“Occidente collettivo”. Ma per promuovere la sua influenza e gli affari nel continente, nonostante il fallito ammutinamento di fine giugno, deve continuare ad affidarsi a Wagner che ha inviato mercenari in alcuni Paesi e propagandisti in altri.
Se i wagneriti precedentemente schierati in Ucraina nei giorni scorsi sono stati ridispiegati in Bielorussia, la compagnia militare privata "continuerà le sue attività” in Africa, ha assicurato lo stesso ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Lo dimostra anche il recente invio di un nuovo contingente nella Repubblica Centrafricana dove questo weekend si voterà.
Resta però da chiarire come verrà garantita la continuità delle operazioni: se il Cremlino preserverà l’indipendenza di Wagner in Africa, scenario che potrebbe fare apparire Putin debole, o se ne assumerà la gestione, cosa che non tutti i mercenari potrebbero accettare.
La transizione è complicata anche sotto il profilo economico perché occorre districare la rete di società con partecipazioni incrociate all’interno delle holding di Prigozhin. Che, facendo circolare le foto delle sue strette di mano, sembra però deciso a voler marcare il territorio. D’altro canto, gli stessi leader africani potrebbero essere portati a riconsiderare i contratti con Wagner alla luce delle recenti lotte intestine in Russia.
Non è la sola ombra che si allunga sulla riuscita del vertice che riunisce le delegazioni di 49 Paesi africani su 54. Soltanto 17 Stati sono rappresentati dai loro capi di Stato e quattro dai loro capi di governo contro i 43 leader che presero parte al primo vertice che si tenne a Sochi nel 2019. Tra i presenti anche esponenti di peso come l’egiziano Abdel Fatah al-Sisi, il libico Mohamed al-Menfi o il sudafricano Cyril Ramaphosa.
Il Cremlino ha addebitato le assenze a "pressioni aperte e spudorate” di Francia e Usa, ma potrebbero essere state condizionate anche dalla recente decisione di Mosca di abbandonare l’accordo che aveva consentito le esportazioni di grano ucraino attraverso il mar Nero nonostante i combattimenti.
Putin non ha mancato di accusare l’Occidente di avere “ostacolato le consegne ai Paesi africani” ed è poi passato dalle promesse ai fatti annunciando che la Russia invierà grano gratis agli Stati bisognosi. "Siamo pronti a fornire a Burkina Faso, Zimbabwe, Mali, Somalia, Centrafrica ed Eritrea 25-50mila tonnellate di grano gratis ciascuno nei prossimi 3 o 4 mesi”, ha detto tra gli applausi.
“Una manciata di donazioni", le ha definite il segretario dell’Onu António Guterres sostenendo che non basteranno a “correggere il drammatico impatto che colpisce, tutti, ovunque”, vale a dire l’aumento dei prezzi globali del grano di circa il 10% negli ultimi 10 giorni.