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Tunisia: 901 corpi di migranti recuperati in mare. La tragica pesca della Guardia nazionale

Migranti espulsi da Sfax e portati nell'area di confine tra Tunisia e Libia implorano aiuto

 
Il ministro degli Interni Kamel Feki ha comunicato i dati dei cadaveri recuperati tra il primo gennaio e il 15 luglio. Molti tirati su con le reti dai pescatori locali. Ma il bilancio è molto più grave: in fondo al mare tante le vittime mai ritrovate
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TUNISI – Sono 901 i corpi di migranti annegati nel braccio di mare tra la Tunisia e Lampedusa, ripescati dall’inizio dell’anno dalle pattuglie della Guardia nazionale del Paese maghrebino. E chissà quanti non verranno mai ritrovati: quel numero sorprendente è solo una minima indicazione della tragedia che si sta consumando in questa parte del Mediterraneo, a causa della pressione migratoria crescente ma anche dell’utilizzo ormai preponderante dei “barchini” metallici per la traversata, pericolosissimi.

Il dato è stato reso noto dal ministro tunisino degli Interni, Kamel Feki, e si riferisce al numero di cadaveri recuperati dal primo gennaio al 15 luglio scorso. Sono le pattuglie della Guardia nazionale, che assicurano i servizi di guardia costiera in Tunisia, ad averli ritrovati direttamente o spesso sono i pescatori che li contattano, per aver ripescato corpi di migranti nelle loro reti. Feki ha specificato che 36 dei cadaveri erano di tunisini e 267 di migranti stranieri, mentre per…

TUNISI – Sono 901 i corpi di migranti annegati nel braccio di mare tra la Tunisia e Lampedusa, ripescati dall’inizio dell’anno dalle pattuglie della Guardia nazionale del Paese maghrebino. E chissà quanti non verranno mai ritrovati: quel numero sorprendente è solo una minima indicazione della tragedia che si sta consumando in questa parte del Mediterraneo, a causa della pressione migratoria crescente ma anche dell’utilizzo ormai preponderante dei “barchini” metallici per la traversata, pericolosissimi.

Il dato è stato reso noto dal ministro tunisino degli Interni, Kamel Feki, e si riferisce al numero di cadaveri recuperati dal primo gennaio al 15 luglio scorso. Sono le pattuglie della Guardia nazionale, che assicurano i servizi di guardia costiera in Tunisia, ad averli ritrovati direttamente o spesso sono i pescatori che li contattano, per aver ripescato corpi di migranti nelle loro reti. Feki ha specificato che 36 dei cadaveri erano di tunisini e 267 di migranti stranieri, mentre per il resto non lo si è potuto accertare. A morire, comunque, sono soprattutto i subsahariani, che, avendo meno risorse dei tunisini, optano per il “barchino”, un’imbarcazione leggerissima di metallo, che viene riempita al massimo. I tunisini, invece, possono permettersi un passaggio su barche di legno, più sicure.

Secondo i dati del Dipartimento italiano di sicurezza, nei primi sette mesi dell’anno sono arrivati in Italia 83.439 migranti dalle coste sud del Mediterraneo centrale, contro i 41.435 dello stesso periodo dell’anno precedente. Ma, nel frattempo, sono aumentate moltissimo le partenze dalla Tunisia, che ormai rappresenta quasi i due terzi del totale, rispetto alla Libia. A maggio si era registrata addirittura una lieve flessione degli arrivi a Lampedusa al confronto con lo stesso mese del 2022, a causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli, con venti forti e alcune tempeste, che probabilmente si sono tradotte in diversi incidenti in alto mare. Ma da luglio si è ripreso a pieno ritmo.

Il grosso dei migranti parte da Sfax, la seconda città della Tunisia, che si trova ad appena 150 km da Lampedusa. Non solo: in questa zona, il maggiore polo industriale del Paese, si fabbricano a ripetizione i malefici “barchini”.

Lo scorso 3 luglio un tunisino è rimasto ucciso in città durante scontri fra i migranti subsahariani e la popolazione locale. Da allora si è scatenata una “caccia al nero” da parte di giovani delinquenti tunisini. Ma anche le forze di sicurezza del Paese hanno portato a forza almeno 1200 migranti subsaharini, secondo i dati di Human Rights Watch, ai confini con la Libia e l’Algeria. Li hanno lasciati in zone desertiche, senza acqua, né cibo. Diversi migranti sono morti, anche se non possono essere quantificati. Mercoledì un’équipe di giornalisti dell’Agence France Presse si è recata sul posto, accanto a Ras Jedir, sul mare, al confine tra Tunisia e Libia. A una trentina di metri all’interno del territorio libico, hanno potuto accertare ancora la presenza di 140 migranti subsahariani, scaricati lì dalle autorità tunisine. George, 43 anni, originario del Niger, ha dichiarato all’Afp: “I libici non ci permettono di entrare nel loro Paese e i tunisini ci impediscono di ritornare. Siamo bloccati qui in mezzo, Per favore, salvateci!”.

Nelle scorse settimane una parte dei migranti che erano stati abbandonati ai confini sono stati in effetti recuperati dalla Mezzaluna rossa tunisina e portati in centri di accoglienza improvvisati nel Sud del Paese, nel contesto di una gestione caotica dell’emergenza. Intanto, il 16 luglio Kais Saied, il presidente tunisino, ha firmato un “Memorandum d’intesa” per un vasto piano di cooperazione con l’Unione europea, in occasione della visita a Tunisi di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, accompagnata da Giorgia Meloni e dal premier olandese Mark Rutte. Prevede anche 105 milioni di euro da erogare in maniera immediata alla Tunisia per la gestione dei migranti e in particolare per frenare il flusso di subsahariani verso l’Europa.

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