✕

Hong Kong, respinto il tentativo del governo di vietare l’inno “sovversivo” delle proteste anti-Cina

Nel 2019 “Glory to Hong Kong” veniva intonato per le strade per chiedere democrazia e libertà. Per il giudice la richiesta di impedirne la distribuzione avrebbe avuto “effetti agghiaccianti” sul diritto di parola
2 minuti di lettura

PECHINO - C’è un giudice a Hong Kong. Con una decisione che alcuni già chiamano “storica”, l’Alta Corte della città ha respinto la richiesta del governo di vietare la distribuzione e la trasmissione in rete o su altri media dell’inno “sovversivo” diventato il simbolo delle proteste democratiche del 2019: quel Glory to Hong Kong che i giovani cantavano per le strade dell’ex colonia britannica quattro anni fa.

Un testo in cui si chiede democrazia e libertà, sempre più erose dall’abbraccio di Pechino. "Liberate Hong Kong, rivoluzione dei nostri tempi. Che il popolo regni, fiero e libero, ora e sempre. Gloria a te Hong Kong”. Un testo che, per il governo dell’ex colonia britannica, invita invece alla secessione.

…

PECHINO - C’è un giudice a Hong Kong. Con una decisione che alcuni già chiamano “storica”, l’Alta Corte della città ha respinto la richiesta del governo di vietare la distribuzione e la trasmissione in rete o su altri media dell’inno “sovversivo” diventato il simbolo delle proteste democratiche del 2019: quel Glory to Hong Kong che i giovani cantavano per le strade dell’ex colonia britannica quattro anni fa.

Un testo in cui si chiede democrazia e libertà, sempre più erose dall’abbraccio di Pechino. "Liberate Hong Kong, rivoluzione dei nostri tempi. Che il popolo regni, fiero e libero, ora e sempre. Gloria a te Hong Kong”. Un testo che, per il governo dell’ex colonia britannica, invita invece alla secessione.

Lo scorso 5 giugno il governo aveva chiesto alle autorità giudiziarie di vietarne ogni forma di distribuzione e circolazione, dopo che la canzone era stata trasmessa in diverse occasioni al posto dell'inno nazionale cinese - la “Marcia dei volontari” - in eventi sportivi all’estero. Ora il giudice Anthony Chan ha respinto la richiesta affermando che il divieto avrebbe potuto avere "effetti agghiaccianti" sulla libertà di parola. Il governatore della città John Lee, dichiara che il governo esaminerà attentamente la sentenza prima di decidere se ricorrere in appello.

Se la Corte avesse deciso diversamente, l’ingiunzione presentata dal governo avrebbe dato all’esecutivo il potere di costringere Google e altre aziende tecnologiche a impedire l'accesso alla canzone. Proprio con Google il governo di Lee aveva protestato lo scorso dicembre: se si digita “inno nazionale di Hong Kong” non compare come primo risultato la Marcia dei volontari, ma appunto Glory to Hong Kong. Google disse che il governo avrebbe dovuto presentare un'ordinanza del tribunale che dimostrasse che la canzone violava le leggi locali prima di poterla rimuovere.

Vittoria, dunque? Fino ad un certo punto. Il giudice Chan ha affermato che sarebbe stato sbagliato concedere l'ingiunzione perché le leggi esistenti danno già alle autorità il potere di perseguire le persone che diffondono la canzone. Diverse persone a Hong Kong infatti sono state arrestate o incriminate per aver diffuso la canzone in pubblico, in base alla legge sulla sicurezza nazionale che Pechino ha imposto alla città nel 2020.

E la canzone è già vietata nelle scuole. L'ultimo caso riguarda un uomo di 63 anni, accusato di aver pubblicato venti post offensivi su Facebook, tra cui due con la canzone Glory to Hong Kong. Giovedì è stato condannato a tre mesi in base a una legge sulla sedizione di epoca coloniale. Un ragazzo di 27 anni ha ricevuto la stessa condanna all'inizio di luglio per aver violato la legge sull'inno nazionale usando Glory to Hong Kong in un video che mostrava un atleta locale che festeggiava la sua vittoria alle Olimpiadi di Tokyo.

Leggi i commenti