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Dalla Casa Bianca “più coordinamento” sugli aiuti anti Cina

Meloni a Washington. La tenuta sull’Ucraina e l’uscita dalla Via della Seta, quando avverrà, saranno compensate con vantaggi nel riallineamento delle “supply chain”
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WASHINGTON — Gli Usa già considerano la visita alla Casa Bianca come un riconoscimento per la premier Meloni e l’Italia, ma la tenuta sull’Ucraina e l’uscita dalla Via della Seta, quando sarà, possono essere compensate con vantaggi nel riallineamento delle catene di approvvigionamento, e aiuti su Nord Africa e migrazioni, dove l’amministrazione Obama-Biden aveva considerato il coinvolgimento della Nato per fermare i traffici e il sostegno finanziario alla Ue per aiutare i Paesi di provenienza.

Il primo terreno di scambio, anche senza annunciarlo, sono le “supply chain”. La stessa Casa Bianca, attraverso un messaggio a Repubblica di un portavoce, parla di "maggior coordinamento” sulle politiche verso la Cina e collaborazione sui punti del G7 che ospiteremo nel 2024.

WASHINGTON — Gli Usa già considerano la visita alla Casa Bianca come un riconoscimento per la premier Meloni e l’Italia, ma la tenuta sull’Ucraina e l’uscita dalla Via della Seta, quando sarà, possono essere compensate con vantaggi nel riallineamento delle catene di approvvigionamento, e aiuti su Nord Africa e migrazioni, dove l’amministrazione Obama-Biden aveva considerato il coinvolgimento della Nato per fermare i traffici e il sostegno finanziario alla Ue per aiutare i Paesi di provenienza.

Il primo terreno di scambio, anche senza annunciarlo, sono le “supply chain”. La stessa Casa Bianca, attraverso un messaggio a Repubblica di un portavoce, parla di "maggior coordinamento” sulle politiche verso la Cina e collaborazione sui punti del G7 che ospiteremo nel 2024.

È un tema a cui Biden ha sempre prestato molta attenzione, e durante il G20 di Roma guidato da Mario Draghi aveva organizzato un vertice dedicato a questa emergenza. Il Covid ha ostacolato il trasporto delle merci e dimostrato la pericolosa dipendenza dalle forniture cinesi. Biden aveva ragionato su come riequilibrare la supply chain e poi ha preso iniziative per riportare negli Usa la produzione di beni essenziali.

Fra queste l’Inflation Reduction Act, che però ha fatto infuriare gli europei perché li escludeva dai benefici. Su questo punto è cominciato un negoziato con Bruxelles per individuare i rimedi, e l’Italia può essere avvantaggiata. Nessuno annuncerà un do ut des per l’uscita dalla Via della Seta, anche perché sarebbe facile giustificare eventuali concessioni a Roma con la tutela dell’interesse nazionale, ma così si potrebbe compensare quanto rischiamo di perdere in caso di ritorsioni. Anche lo Speaker della Camera McCarthy ha commentato: "Lodo gli sforzi di Meloni per affrontare la crescente aggressione dalla Cina comunista”.

Il secondo terreno è l’Africa, e qui è Roma che ha chiesto uno sforzo maggiore a Washington, non solo spingendo l’Fmi a sbloccare il prestito da 1,9 miliardi alla Tunisia. Un portavoce della Casa Bianca ha confermato che l’instabilità delle regioni settentrionali è un tema cruciale nei rapporti bilaterali, elezioni in Libia incluse.

Una concessione alle priorità di Meloni, perché finora gli Usa si erano occupati del Nord Africa quasi esclusivamente per condurre operazioni contro il terrorismo dell’Isis, Al Qaeda o Shabaab, o i mercenari russi di Wagner, sperando di lasciare agli europei il compito di stabilizzare la regione.

Non ha funzionato, un po’ per le rivalità nella Ue, a partire da Italia e Francia, e un po’ perché senza le risorse americane è difficile contenere fenomeni come migrazioni, terrorismo, e penetrazione di Cina e Russia. Nell’agosto 2022 l’amministrazione Biden ha pubblicato la nuova linea, intitolata “U.S. Strategy Toward Sub-Saharan Africa”.

Il documento riconosce la rilevanza del continente, la minaccia terroristica, il fatto che "la Cina vede la regione come un’importante area dove sfidare l’ordine internazionale basato sulle regole”, mentre la Russia come “ambiente permissivo per le compagnie militari parastatali e private, spesso fomentando l’instabilità per benefici strategici e finanziari”.

Quindi si pone quattro obiettivi: "Accelerare lo sviluppo di società aperte; garantire i dividendi democratici e della sicurezza; favorire la ripresa economica dopo la pandemia; sostenere l’adattamento climatico e la transizione energetica”.

Il colpo di Stato in Niger ha acuito l’emergenza, offrendo a Meloni argomenti per sollecitare un maggior impegno di Washington, che vada oltre la regione sub-sahariana e si estenda al Nord. Oltre all’assistenza militare dell’Africa Command, e magari Nato, gli Usa possono indirizzare verso il continente le risorse della Partnership for Global Infrastructure and Investment, 600 miliardi di dollari stanziati dal G7 per competere con la Via della Seta. Nel 2025 poi scadrà l’African Growth and Opportunity Act, ossia la legge approvata nel 2000 per favorire scambi e investimenti nella regione. Se Biden sarà ancora alla Casa Bianca, potrà rinnovarla allargandone gli scopi.

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