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Il ministro ucraino che equipaggia i soldati: "Presto un nuovo drone. Ecco come produrremo più armi"

Aleksandr Kamyshin

 

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Aleksandr Kamyshin è, tra le altre cose, l’artefice del “miracolo” delle ferrovie ucraine, che non hanno mai smessi di funzionare ed essere puntuali
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KIEV – Il ministro Aleksandr Kamyshin è un quarantenne alto con la coda da cosacco sulla testa rasata, assomiglia al calciatore Zlatan Ibrahimovic, e prima di questo incarico è stato il capo delle ferrovie ucraine in tempo di guerra. Le ha fatte funzionare sempre e la cosa è stata apprezzata perché le linee ferroviarie sono diventate il sistema circolatorio che tiene in vita il Paese.

Il suo ministero delle Industrie Strategiche controlla UkroboronProm, una sigla complicata che indica il grande complesso militare industriale – per una volta la definizione è azzeccata – dell’Ucraina. Tutto quello che riguarda la produzione, lo sviluppo e la distribuzione di armi passa da qui.

Oggi il ministero è un luogo discreto, senza indicazioni e senza i segni esteriori di un palazzo del governo per evitare che sia preso di mira dai raid missilistici dei russi. Fuori dalla stanza c’è un modellino di un drone turco della Bayraktar e un quadro con un caccia turco, la cooperazione con la Turch…

KIEV – Il ministro Aleksandr Kamyshin è un quarantenne alto con la coda da cosacco sulla testa rasata, assomiglia al calciatore Zlatan Ibrahimovic, e prima di questo incarico è stato il capo delle ferrovie ucraine in tempo di guerra. Le ha fatte funzionare sempre e la cosa è stata apprezzata perché le linee ferroviarie sono diventate il sistema circolatorio che tiene in vita il Paese.

Il suo ministero delle Industrie Strategiche controlla UkroboronProm, una sigla complicata che indica il grande complesso militare industriale – per una volta la definizione è azzeccata – dell’Ucraina. Tutto quello che riguarda la produzione, lo sviluppo e la distribuzione di armi passa da qui.

Oggi il ministero è un luogo discreto, senza indicazioni e senza i segni esteriori di un palazzo del governo per evitare che sia preso di mira dai raid missilistici dei russi. Fuori dalla stanza c’è un modellino di un drone turco della Bayraktar e un quadro con un caccia turco, la cooperazione con la Turchia in questi mesi è stata intensa.

Il ruolo del ministro, ma lui minimizza durante l’intervista, è fare in modo che l’Ucraina sia meno dipendente dagli aiuti militari dei governi alleati perché gli aiuti prima o poi potrebbero finire – e potrebbero finire prima della guerra. Usa molto la parola “ferro” per indicare manufatti oppure persone potenti e affidabili. Abbiamo bisogno di “cose di ferro” dice e intende le armi.

Come procede il piano per produrre più munizioni assieme a partner internazionali? Le producete all’estero e poi le portate in Ucraina oppure spostate le fabbriche straniere in Ucraina?

"Entrambe le cose. In Italia c’è una divisione della Rheinmetall tedesca che produce munizioni per l’Ucraina. Mi piace molto come lavorano [è la Rmw di Brescia e Domusnovas in Sardegna a gestione completamente italiana, ndr]”. 

State cercando altre collaborazioni in Italia?

"Stiamo cercando partner in tutti i settori che possano produrre cose di ferro e aggiungere valore al nostro esercito. Più veloci siamo a portare cose di ferro sulla linea del fronte e prima cacceremo i russi fuori”.

Siete in contatto con Leonardo, la più grande azienda italiana nel comparto Difesa? Avete ricevuto risposte positive?

"Sì, siamo in contatto. Non c’è un approccio unico per tutti. A volte le grandi aziende sono le più veloci, come la tedesca Rheinmetall e l’inglese Bae Systems. A volte le aziende piccole come quelle nell’Est Europa sono anche loro molto veloci. Sono piccole, sono pronte a vedere le occasioni e le opportunità e a prendere decisioni in fretta. Le grandi aziende hanno bisogno di tempo per analizzare, fare i calcoli e confermare che vedono una opportunità. Noi non chiediamo nulla, ci limitiamo a presentare una proposta con benefici. Produrre in Ucraina, testare i prodotti in Ucraina, fare ricerca e sviluppo in Ucraina, modernizzare il prodotto in Ucraina. Alla fine della guerra avranno il miglior prodotto possibile”.

Questo è il mistero. Come fate a persuadere le industrie – come avete fatto con la tedesca Rheinmmetall – a venire in Ucraina, dove la situazione non è sicura al cento per cento perché ci sono i bombardamenti russi?

"Non persuadiamo nessuno. Facciamo un’offerta”.

Come può essere l’offerta così buona da rendere il rischio accettabile?

"L’opportunità è molto buona. In quale altro luogo puoi testare le tue armi sotto la neve d’inverno e sotto il sole d’estate? In quale altro luogo puoi testare le armi contro il secondo esercito del mondo? Non stiamo parlando di guerre tribali”.

Contro un esercito che alcuni Paesi europei considerano un probabile futuro nemico?

"Non parlo di queste cose, ma: sì. E non ultimo: abbiamo fatto vedere che riusciamo a far funzionare le cose anche sotto i bombardamenti”.

Metterete buone difese aeree attorno alle industrie….

(Annuisce)

Di recente ha firmato un’intesa con la Turchia sui droni. La Turchia produce i droni Tb 2 Bayraktar, l’accordo è su quei droni oppure produrrete altri droni più adatti a questa guerra?

"Ci sarà anche un nuovo prodotto ma è confidenziale e lo vedrete in azione. Dobbiamo fare le cose in silenzio, consegnarle e osservare”.

Il suo incarico è anche rendere l’Ucraina meno dipendente dai capricci della politica in altri Paesi? Per esempio non sappiamo chi vincerà le elezioni in America l’anno prossimo, la nuova Amministrazione americana potrebbe essere d’accordo sugli aiuti militari a Kiev oppure contraria.

"La vediamo in modo differente. C’è il male puro in campo. È la Russia. Ci sono altri Paesi che osservano come la Russia uscirà da questa guerra. E il mondo ha bisogno di qualcuno che sia pronto a occuparsi di questo male. E quel qualcuno deve avere armi. Le armi sono uno strumento. Dobbiamo trovare il modo di produrre abbastanza di queste cose di ferro per resistere al male. Siamo felici e grati per tutto l’aiuto che riceviamo dall’Italia, dall’Unione europea, gli Stati Uniti, il Regno Unito, ma dobbiamo mettere di più sul tavolo perché il male è forte. Sono il secondo esercito del mondo, come dicono loro”.

La guerra contro la Russia è anche una guerra di razzi a lunga gittata e missili. State tentando di produrre i vostri Himars, o gli Atacms (che gli Stati Uniti per ora non danno) o gli Storm Shadow, che stanno giocando un ruolo così importante nel conflitto?

"Stiamo lavorando su nostre armi a lungo raggio. Non saranno di questi modelli menzionati. Siamo al lavoro su una soluzione a lungo raggio e a breve termine vedrete sempre più prove dell’uso di questa soluzione in Ucraina”.

Questo “sempre più” assomiglia al “sempre più in profondità” detto dal generale Budanov quando gli hanno chiesto se gli attacchi in Russia continueranno

"Puoi capire cosa dico. Ma la sicurezza è al primo posto. Si saprà di più alla fine della guerra”.

I droni che vediamo volare contro Mosca sono prodotti sotto la sua supervisione?

"Non abbiamo mai dichiarato la responsabilità per quegli attacchi. Quei droni sono prodotti in qualche modo e da qualche parte. E cose come quelle sono prodotte sempre di più in Ucraina”.

Cosa direbbe agli italiani che pensano “se non diamo armi all’Ucraina, la pace arriverà prima”?

"Direi che sono grato agli italiani per l’aiuto che riceviamo e che sarei grato se continuassero a stare dalla nostra parte. Fronteggeremo i russi fino alla vittoria, non importa il prezzo che dovremo pagare. Con il vostro aiuto, quel prezzo sarà più basso. Parlo del prezzo in vite umane”.

Come affrontate il problema della corruzione in un’industria così gigantesca?

"Come lo avete affrontato voi. Con la tolleranza zero. Ho letto molto della vostra campagna ‘Mani Pulite’ contro i corrotti. Lo facciamo anche nella nostra industria. Porto dentro giovani, nella struttura dell’azienda, che non vogliono rovinarsi la reputazione. Nella mia gestione non ci sono mai stati scandali per corruzione. La corruzione in tempo di pace è un crimine, in tempo di guerra è tradimento”.

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