✕

Brasile, la strage dei bambini indigeni: con Bolsonaro al potere sono morti 3.552 minori sotto i 4 anni

Nei quattro anni di governo dell’estrema destra, rileva l’ultimo rapporto del Cimi, le politiche favorevoli ai cercatori d’oro sono state letali. Sono inoltre aumentati gli attacchi e sono state uccise 795 persone appartenenti alle tribù
3 minuti di lettura

LIMA – La strage dei bambini. Potrebbe intitolarsi così l’ultimo rapporto del Cimi, il Consiglio Missionario Indigeno, l’associazione vicina alla Chiesa cattolica che da sempre si occupa e difende le 305 tribù del Brasile. Un popolo di quasi un milione di persone che da 523 anni, da quando apparvero all’orizzonte le prime caravelle portoghesi, lotta per sopravvivere e resistere agli assalti di chi li vuole fuori dai piedi. Danno fastidio, occupano terre che la Costituzione assegna loro per diritto ancestrale, impediscono di scavare, strappare, tagliare, bruciare il verde dell’Amazzonia e i tesori che nasconde il sottosuolo.

I danni dell’era Bolsonaro

Fino a una decina di anni fa, le tribù hanno avuto attenzione e sostegno. A fasi alterne. Ma quando è arrivato al potere Jair Bolsonaro le lobby dell’agrobusiness si sono trovate di colpo la strada spianata. Non era mai accaduto in modo così evidente. Quasi sfrontato. Nei quattro anni di governo dell’estrema destra, rileva adesso l’ultimo…

LIMA – La strage dei bambini. Potrebbe intitolarsi così l’ultimo rapporto del Cimi, il Consiglio Missionario Indigeno, l’associazione vicina alla Chiesa cattolica che da sempre si occupa e difende le 305 tribù del Brasile. Un popolo di quasi un milione di persone che da 523 anni, da quando apparvero all’orizzonte le prime caravelle portoghesi, lotta per sopravvivere e resistere agli assalti di chi li vuole fuori dai piedi. Danno fastidio, occupano terre che la Costituzione assegna loro per diritto ancestrale, impediscono di scavare, strappare, tagliare, bruciare il verde dell’Amazzonia e i tesori che nasconde il sottosuolo.

I danni dell’era Bolsonaro

Fino a una decina di anni fa, le tribù hanno avuto attenzione e sostegno. A fasi alterne. Ma quando è arrivato al potere Jair Bolsonaro le lobby dell’agrobusiness si sono trovate di colpo la strada spianata. Non era mai accaduto in modo così evidente. Quasi sfrontato. Nei quattro anni di governo dell’estrema destra, rileva adesso l’ultimo rapporto del Cimi, sono stati uccisi 795 indigeni, dei quali 180 solo nel 2022, l’ultimo in cui ha regnato l’ex capitano dell’esercito.

I casi di violenza, minacce, lesioni, attacchi chiaramente razzisti sono raddoppiati (54 per cento in più): una media di 373,8 episodi l’anno. “L’intensità e la gravità di questi casi”, osserva la relazione del Consiglio Missionario, “non possono non essere compresi al di fuori del contesto del cambio radicale della politica indigena e della scomparsa degli enti di difesa ambientale”.

Sostenuto e condizionato dal blocco parlamentare delle 3B (Bala, Boi, Biblia ovvero proiettile, bue, Bibbia), Bolsonaro ha spianato la strada verso le invasioni delle terre indigene. Ha tollerato l’arrivo in Amazzonia di 20 mila garimpeiros, cercatori d’oro illegali, che non si sono fatti scrupolo nel varcare i confini proibiti delle aree tutelate.

L’esercito dei cercatori d’oro

Questo esercito di avventurieri, criminali, mercenari, gente sbandata e povera, disposta a tutto, ha saccheggiato il sottosuolo della foresta pluviale contribuendo a inquinarlo con l’uso massiccio di mercurio essenziale a lavare il terriccio dei fiumi e torrenti per estrarre le pepite d’oro. Ma per farlo sono dovuti entrare nelle riserve indigene rimaste per anni isolate e senza alcun contatto. Lo hanno fatto con la forza, sparando e uccidendo chiunque si opponesse alla loro avanzata.

La strage degli Yanomami

Nel 2022, stando al rapporto, ci sono stati 309 episodi di invasione e sfruttamento illegale delle risorse dell’Amazzonia più profonda. Mato Grosso do Sul, Maranhão e Bahia gli Stati più colpiti. Ma è nel nord del Brasile, al confine con il Venezuela, che si è registrato il vero saccheggio. A pagarne il prezzo sono stati gli Yanomami.

Nei loro territori, 28 milioni di ettari, vive il 4 per cento delle tribù indigene. Sono circa 28 mila, parlano sei lingue diverse e si dividono in 300 comunità e gruppi isolati. Qui si è concentrato il 17,5 per cento delle violenze. Con molti omicidi e decessi causati dai virus e le malattie portati dagli invasori. Una strage silenziosa. Tra i più piccoli, soprattutto.


La strage dei bambini

Nel quadriennio 2019-2022 sono morti 3.552 bambini di età compresa tra 0 e 4 anni. Un aumento del 35 per cento, rispetto ai quattro anni precedenti quando governavano Dilma Rousseff e Michel Temer. Altre 1.504 vittime sono decedute per “cause prevedibili”: diarrea, febbre, denutrizione, polmonite.

Il Covid ha fatto il resto. Lo Stato era assente, non è intervenuto. Ha completamente abbandonato questo milione di indigeni e li ha lasciati in balia dei garimpeiros e delle loro malattie. Niente assistenza sanitaria, niente soccorsi, niente visite per capire cosa stesse avvenendo in quelle terre durante la pandemia.

Solo nei territori Yanomami sono morti 621 bambini. Uccisi dalla dissenteria, dalle febbri, dai virus che hanno avuto gioco facile nell’aggredire fisici gracili, denutriti e soprattutto senza alcuna difesa immunitaria perché da sempre isolati.

Jair Bolsonaro ha tentato più volte di far passare decreti che consentivano l’invasione e lo sfruttamento delle risorse naturali nei territori protetti dalla Costituzione. Ha smantellato l’Ibama e il Funai, due organismi governativi che si occupano di difesa della foresta e delle tribù indigene. È accusato di “omissione di potere pubblico”. È andato a visitare personalmente un sito di estrazione mineraria nella terra indigena di Raposa Serra do Sol. Una legittimazione dell’illegalità.

È stato grazie alla costante campagna di Survival International se la tragedia di questo popolo ha avuto una eco mondiale. Le foto atroci dei bambini ridotti a delle larve, in agonia, abbandonati a loro stessi perché mancavano medicinali e sieri, sono state una vera frustata all'indifferenza generale. L’immagine del bambino morto, disteso su un letto di legno e foglie, ha fatto insorgere i vescovi della Regione Nord della Conferenza episcopale brasiliana. Lo hanno paragonato al “Cristo morto” di Hans Holbein. Le conseguenze, dissero sdegnati e sgomenti, “delle azioni genocide ed ecocide del governo federale”.

Lula è corso ai ripari. Ha spedito 20 mila soldati in Amazzonia, ha liberato le terre dai garimpeiros, ha pensato a dare lavoro anche a questi sbandati, ha delimitato altre 7 aree per le tribù indigene. Ma ha anche iniziato a disegnare una nuova politica ambientale che unisca sviluppo e difesa del territorio.

Leggi i commenti