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Niger, golpisti isolati. Usa e Ue tagliano gli aiuti: “Liberate il presidente”

(reuters)
Bazoum tenuto in ostaggio da mercoledì nella sua residenza ufficiale. A Parigi riunito il Consiglio di difesa. Blinken: “Sostegno al governo”
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Tunisi – A Niamey la nuova giunta militare ha proclamato due giorni fa di aver conquistato il potere per bocca del suo uomo forte, il generale Abdourahamane Tiani. Ma l’Occidente, che del Paese ha fatto il perno della sua presenza militare e strategica nel Sahel, non demorde.

La Francia ha chiuso il rubinetto degli aiuti (generosi) all’ex colonia, al pari dell’Unione europea e degli Stati Uniti. Tutti chiedono che il presidente Mohamed Bazoum sia liberato e che riprenda in mano le redini del Paese. Lui si trova ancora, ormai da mercoledì mattina, prigioniero nella sua residenza ufficiale, tenuto in ostaggio dalla guardia presidenziale, di cui Tiani, il ribelle, è il capo. E questa situazione sospesa continua di giorno in giorno, senza che si dimetta, quasi che sia ancora possibile un suo riscatto.

Tunisi – A Niamey la nuova giunta militare ha proclamato due giorni fa di aver conquistato il potere per bocca del suo uomo forte, il generale Abdourahamane Tiani. Ma l’Occidente, che del Paese ha fatto il perno della sua presenza militare e strategica nel Sahel, non demorde.

La Francia ha chiuso il rubinetto degli aiuti (generosi) all’ex colonia, al pari dell’Unione europea e degli Stati Uniti. Tutti chiedono che il presidente Mohamed Bazoum sia liberato e che riprenda in mano le redini del Paese. Lui si trova ancora, ormai da mercoledì mattina, prigioniero nella sua residenza ufficiale, tenuto in ostaggio dalla guardia presidenziale, di cui Tiani, il ribelle, è il capo. E questa situazione sospesa continua di giorno in giorno, senza che si dimetta, quasi che sia ancora possibile un suo riscatto.

Parigi, in ogni caso, ci crede ancora. Come annunciato dal suo ministero degli Esteri, la Francia sospende «tutti gli aiuti allo sviluppo e il sostegno finanziario» in Niger dopo il golpe. E «chiede il ritorno senza indugi all’ordine costituzionale, intorno al presidente Bazoum, eletto dai nigerini» (nel febbraio 2021). Oggi Emmanuel Macron ha presieduto d’urgenza a Parigi un Consiglio di difesa e di sicurezza per esaminare il caso.

Il Niger, con 25 milioni di abitanti, dispersi in un vasto territorio, perlopiù desertico, è uno dei Paesi più poveri del mondo e registra anche una crescita demografica tra le più elevate del Pianeta. Da sola la Francia aveva assicurato nel 2022 ben 120 milioni di euro di aiuti nell’ambito della cooperazione per lo sviluppo e una cifra leggermente superiore era prevista per quest’anno. Ma ora sarà bloccata. La crisi nigerina sarà oggi all’ordine del giorno anche al vertice dell’Ecowas, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale.

Quanto all’Ue, «non riconosce e non riconoscerà le autorità che hanno realizzato il putsch», ha detto ieri mattina Josep Borrell, alla guida della diplomazia Ue, aggiungendo che l’Europa «sospende immediatamente la cooperazione nel campo della sicurezza e tutti gli aiuti finanziari». Intanto, pugno duro pure di Washington. Antony Blinken, segretario di Stato, aveva ribadito venerdì l’«indefettibile sostegno» del suo Paese a Bazoum: il golpe «mette in pericolo centinaia di milioni di dollari di aiuti americani al Niger».

Dopo il naufragio, l’anno scorso, di Barkhane, l’operazione militare pilotata dai francesi per aiutare i Paesi del Sahel nella loro battaglia contro le infiltrazioni jihadiste, 1500 soldati di Parigi sono stati trasferiti in Niger, dove se ne trovano anche 1100 statunitensi, oltre a un contingente italiano di 300. Poco prima del colpo di Stato, Bazoum aveva l’intenzione di licenziare Tiani, a capo della guardia presidenziale dal 2011, scelto da Mahamadou Issoufou, predecessore del presidente e suo mentore politico.

Il nuovo leader della giunta era finora un personaggio oscuro e taciturno, che si è guadagnato sul campo militare, a più riprese, il rispetto dei suoi commilitoni, ma che è un personaggio controverso nell’esercito nigerino.

Al di là delle presunte velleità di Tiani, i sospetti sulle origini del golpe riguardano anche la volontà di influenza nell’area dei russi, che hanno già inserito nella loro orbita diversi Paesi subsahariani, tra cui Mali e Burkina Faso, due Paesi confinanti con il Niger, dove (soprattutto nel primo) forte è ormai la presenza dei mercenari di Wagner.

Nei giorni scorsi, in un messaggio audio, Evgenij Prigozhin, il capo dell’organizzazione paramilitare, diceva: «Quello che è successo in Niger non è altro che la lotta del popolo nigerino contro i colonizzatori, che cercano di imporre le loro regole di vita». E dopo potrebbero arrivare loro.

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