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La rivolta dell’Africa: “La Russia sblocchi l’accordo sul grano”

Al Forum di San Pietroburgo contestato lo stop delle navi nel Mar Nero. L’offerta di forniture gratuite non soddisfa i leader che chiedono che venga portato avanti il piano di pace per l’Ucraina
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MOSCA — In posa, attorniato da una ventina di capi di Stato e di governo africani, Vladimir Putin ieri appariva visibilmente soddisfatto. Ma i sorrisi della foto di gruppo finale del Forum Russia-Africa non raccontavano tutto. Nella giornata conclusiva della seconda edizione del vertice che si è tenuta a San Pietroburgo, i toni di diversi leader del continente sono stati più duri rispetto al passato.

La promessa di Putin d’inviare grano gratis ai Paesi più bisognosi non è bastata a placare i timori per gli effetti sulle loro economie della prolungata offensiva in Ucraina e della recente decisione di Mosca di revocare l’accordo che consentiva le esportazioni di cereali ucraini attraverso il Mar Nero.

Benché non lo abbiano criticato apertamente e nella dichiarazione finale abbiano anzi ringraziato per il sostegno di Mosca alle loro lotte di liberazione, i leader africani hanno invitato Putin non solo a rinnovare l’intesa sul grano, ma anche a portare avanti il loro piano di pace.…

MOSCA — In posa, attorniato da una ventina di capi di Stato e di governo africani, Vladimir Putin ieri appariva visibilmente soddisfatto. Ma i sorrisi della foto di gruppo finale del Forum Russia-Africa non raccontavano tutto. Nella giornata conclusiva della seconda edizione del vertice che si è tenuta a San Pietroburgo, i toni di diversi leader del continente sono stati più duri rispetto al passato.

La promessa di Putin d’inviare grano gratis ai Paesi più bisognosi non è bastata a placare i timori per gli effetti sulle loro economie della prolungata offensiva in Ucraina e della recente decisione di Mosca di revocare l’accordo che consentiva le esportazioni di cereali ucraini attraverso il Mar Nero.

Benché non lo abbiano criticato apertamente e nella dichiarazione finale abbiano anzi ringraziato per il sostegno di Mosca alle loro lotte di liberazione, i leader africani hanno invitato Putin non solo a rinnovare l’intesa sul grano, ma anche a portare avanti il loro piano di pace. «È fondamentale trovare un’intesa» sul grano, ha dichiarato il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi invocando «una soluzione urgente e rapida ai problemi di approvvigionamento alimentare dei Paesi bisognosi». Non è stato il solo. Alle sollecitazioni, Putin ha risposto con le solite giustificazioni: ha incolpato l’Occidente dell’aumento dei prezzi mondiali del cibo e ribadito che l’accordo non giovava ai Paesi più poveri.

Gli appelli non sono finiti qui. «Questa guerra deve finire», ha detto il presidente della Commissione dell’Unione africana Moussa Faki. Alla sua richiesta di pace se ne sono unite tante. Il presidente senegalese Macky Sall ha chiesto «una riduzione dell’escalation», il sudafricano Cyril Ramaphosa ha sollecitato «un impegno e un negoziato costruttivi» per porre fine al conflitto, mentre l’ugandese Yoweri Museveni ha denunciato le «guerre di egemonia» come «perdita di tempo e opportunità». Il leader della Repubblica Democratica del Congo Denis Sassou Nguesso, infine, ha invocato «massima attenzione» per il piano di pace africano presentato un mese fa in una duplice missione a Kiev e Mosca che prevede varie misure per disinnescare il conflitto, come il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina, la rimozione delle armi nucleari dalla Bielorussia, la sospensione del mandato di arresto dell’Aja contro Putin e la revoca delle sanzioni contro Mosca.

Se lo scorso mese Putin aveva risposto alla proposta educatamente, ma freddamente, ieri ha detto di trattarla «con rispetto». La colpa dello stallo, a suo dire, sarebbe del rifiuto di negoziare di Kiev. Parole che a quanto pare hanno fatto breccia nel presidente dell’Unione Africana Azali Assoumani che ha lodato la disponibilità di Putin al dialogo e detto che «ora bisogna convincere l’altra parte».

Il problema è che il leader del Cremlino continua a dirsi aperto a colloqui, sì, ma a patto che tengano conto delle «nuove realtà»: non solo la Crimea, ma anche le quattro regioni ucraine annesse lo scorso settembre che controlla soltanto in parte. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, però, si rifiuta di cedere alla Russia il controllo di quasi un quinto del suo Paese, perciò spera nel successo della sua controffensiva.

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