Stati Uniti, DeSantis sempre più a destra: “La schiavitù ebbe anche lati positivi”
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – La questione razziale irrompe nella campagna elettorale. Fa infuriare insegnanti, storici e ora anche alcuni deputati afroamericani l’affermazione secondo cui “gli schiavi trassero benefici personali dal loro status, sviluppando particolari abilità” inserita nel nuovo programma scolastico per gli alunni delle medie, approvato una settimana fa dal Florida Board of Education su pressione di quel governatore Ron DeSantis (candidato alle presidenziali), che già un anno fa proibì nel Sunshine State l’insegnamento della “teoria critica della razza” – la dottrina secondo cui il pregiudizio razziale ha influenzato la storia della nazione – chiedendo più “obiettività” sulla questione.
Il riferimento ai presunti “lati positivi della schiavitù”, fortemente s…
NEW YORK – La questione razziale irrompe nella campagna elettorale. Fa infuriare insegnanti, storici e ora anche alcuni deputati afroamericani l’affermazione secondo cui “gli schiavi trassero benefici personali dal loro status, sviluppando particolari abilità” inserita nel nuovo programma scolastico per gli alunni delle medie, approvato una settimana fa dal Florida Board of Education su pressione di quel governatore Ron DeSantis (candidato alle presidenziali), che già un anno fa proibì nel Sunshine State l’insegnamento della “teoria critica della razza” – la dottrina secondo cui il pregiudizio razziale ha influenzato la storia della nazione – chiedendo più “obiettività” sulla questione.
Il riferimento ai presunti “lati positivi della schiavitù”, fortemente sostenuto dagli autori del programma revisionista, - il politologo conservatore William Allen e la documentarista Frances Presley Rice (entrambi afroamericani) che sostengono di aver voluto così “smettere di dipingere gli schiavi come mere vittime” - sta appunto già suscitando le proteste di insegnanti e storici. Portando anche un duro rimprovero da parte della vicepresidente Kamala Harris: “Siamo oltre il revisionismo, qui si vuol sostituire la Storia con bugie belle e buone”, ha detto. E ora fa infuriare pure i pochi legislatori afroamericani eletti nelle fila repubblicane (cinque in tutto).
Il primo a criticare i nuovi standard è stato infatti il deputato della Florida Byron Donalds, conservatore molto vicino all’ex presidente Donald Trump, che ha chiesto al Dipartimento scolastico di correggere l’affermazione. Il giorno dopo, il governatore della Florida lo ha duramente attaccato: “Si è schierato dalla parte di Kamala e dei media liberali”.
Eppure le critiche di Donalds non sono isolate: John James, deputato del Michigan, ha commentato su Twitter che “nulla dello schiavismo è stato di beneficio ai suoi antenati: in quanto diretto discendente di schiavi mi è difficile capire la posizione di DeSantis”. Anche il senatore della Carolina del Sud Tim Scott, l’afroamericano repubblicano di più alto profilo, anche lui candidato alle primarie del partito, ha stigmatizzato il nuovo piano: “Non c’è alcun lato positivo nella schiavitù. Separò famiglie, mutilò esseri umani, stuprò donne. Fu semplicemente devastante”, ha affermato, rispondendo a una domanda dei giornalisti. Salvo poi offrire una sponda al collega: “Giornate negative capitano a tutti ma poi ci pentiamo di quello che abbiamo detto e proviamo a chiarire meglio le nostre posizioni...”.
DeSantis, già costretto a licenziare il suo speechwriter Nate Hochman per aver twittato un video con simboli nazisti e lo slogan “Make America Florida” sovraimpresso alle immagini di militari in marcia, non sembra avere nessuna intenzione di tornare sui suoi passi. Indietro nei sondaggi (si posiziona secondo col 15,5 per cento, 40 punti sotto Trump che conta sul 52,54) secondo gli analisti sta infatti tentando di competere con l’estremismo del tycoon: senza ottenere il medesimo successo.
Le vicende più recenti, però, rischiano di trasformarsi in un boomerang, tanto più ora che il partito dell’Elefante, facendo leva sui bassi indici di gradimento del presidente in carica, sta tentando di far breccia proprio tra gli elettori afroamericani e latini, cruciali per vincere la Casa Bianca nel 2024.
Lo sa bene Joe Biden che pochi giorni fa ha annunciato la costruzione di un nuovo monumento nazionale in memoria di Emmett Till - il ragazzino nero il cui linciaggio in Mississippi, nel 1955, aprì la strada al movimento per i diritti civili degli afroamericani. E ha usato l'occasione per condannare “l'oscurità e il negazionismo” di chi cerca di “seppellire la storia”.
Oggi il Washington Post, nell’America più divisa che mai e dunque incapace di darsi una visione condivisa della Storia, notava che la questione razziale e la narrazione del passato saranno sempre più argomento di largo peso della prossima campagna elettorale. Nell’ultima settimana, nota il quotidiano, i candidati dell’intero spettro politico hanno discusso appunto di schiavitù, linciaggio, desegregazione. E spiega: “Raro momento della politica contemporanea in cui la storia degli afroamericani diventata argomento dominante rispetto a temi tradizionali come tasse o crimine”.